Carlotta D'Amato

Carlotta D'Amato

Consulente legale in aziende italiane ed internazionali, ha scritto numerosi articoli in materia di diritto. Le sue passioni sono politica, cultura, moda.

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Meglio soldati che bamboccioni

di Carlotta D’Amato

L’Italia diede l’addio alla Naja nel 2000, quando era ministro della Difesa l’attuale capo dello Stato Sergio Mattarella. La legge non abolì la leva (sarebbe stata necessaria una modifica costituzionale) ma la sospese prevedendola solo in caso di guerra o di eccezionali momenti di crisi. Ripristinarla? Molte le voci negative. Sorge però spontaneo un interrogativo: si parla tanto di reddito di cittadinanza. Ma per i ragazzi dai 18 ai 25-27 anni non sarebbe meglio un anno di leva, almeno possono essere utilizzati in alcuni servizi?

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E’ bastato un post sulla pagina Facebook ,per scatenare la polemica. Matteo Salvini ha annunciato che la Lega sta preparando una proposta di legge per reintrodurre il servizio civile e militare obbligatorio per i maggiorenni. Rispetto per il prossimo, spirito di sacrificio, generosità.

Sono passati esattamente dieci anni dall’ultima infornata di “naja”, quando il periodo dedicato al servizio militare o civile era di dodici mesi, con un rinvio concesso l’università per motivi di studio a chi frequentava, gli altri invece venivano convocati nel loro diciannovesimo anno di età.

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A pensarla oggi, sembra una cosa del passato, roba che sa di alpini e trincee, ma certo è che con la disoccupazione giovanile (ossia la percentuale di giovani che non lavorano né studiano) arrivata ormai al 25 per cento circa, passare un anno al servizio degli altri o dello Stato potrebbe essere un modo per utilizzare in modo più proficuo il proprio tempo.

La strada scelta da Salvini sembrerebbe però essere quella del disegno di legge, con il quale si potrebbe abolire la sospensione delle chiamate di leva, ovviamente mantenendo la possibilità per gli obiettori di coscienza di accedere al “servizio civile”

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Federico Gelli

“L’ennesima sparata di Salvini – ha dichiarato Gelli, deputato del Pd- conferma, ammesso che ce ne fosse ancora bisogno, che dal segretario della Lega arrivano le solite parole in libertà. Come quando voleva risolvere la questione immigrazione confinando chi sbarca in un’isola deserta, oppure quando voleva riscrivere in una settimana tutti i trattati europei. Sparate da talk show, buone per un’ospitata tv”.

La proposta dunque non ha raccolto reazioni particolarmente entusiaste. Anzi. L’appello al “rispetto”, allo “spirito di sacrificio” e alla “generosità” non è stato visto di buon occhio da politici e non che non hanno tardato a porsi la solita annosa domanda: “chi paga?”, quanto costerebbe tutto?

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Se fosse ripristinato l’obbligo del sevizio militare, che proprio l’allora Ministro della Difesa Mattarella aveva abolito, ogni anno si dovrebbe provvedere al sostentamento di 500 mila giovani, contro gli attuali 120mila volontari; insomma, dove si troverebbero i fondi? Anche se l’linterrogativo sorge spontaneo: ma per dei ragazzi dai 18 ai 25-27 anni sarebbe più proficuo un anno di servizio militare o il reddito di cittadinanza che tanti invocano?

Siamo un popolo di bamboccioni, facciamocene una ragione. Troppe volte ho sentito, e sento ancora, persone della mia età ed oltre, rimpiangere la vita a casa con mammà che cucinava, lavava, stirava ed inamidava le camicie. E alla fine, scopri che più che desiderio di autonomia e di crescita professionale, chi ha lasciato la casa paterna lo ha fatto solo perché non poteva consumare le proprie avventure.

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Tralasciando la bassezza di questi propositi, i giovani italiani preferiscono ciondolare in pigiama a casa davanti alla tv e alla Playstation, invece che darsi da fare sui libri o cercarsi un lavoro. Con i tempi che cambiano, la crisi e la disoccupazione dilaganti, questa proposta non mi sembra proprio campata in aria.

I giovani senza impiego, in sostanza, potrebbero passare un anno a spese dello Stato, vitto e alloggio, stipendio, aiutare la famiglia magari e nel frattempo pensare a cosa fare della propria vita, lontani dal bar dalla tv e da Uomini e Donne. Ma ai più non piacerebbe.

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Altra questione; se questa proposta fosse stata presentata 50 anni fa, le parole più incisive non sarebbero state “obbligo” e “tagli”, ma “rispetto” e amore di patria. Chi sarebbe pronto oggi a giurare sul tricolore? Credo nessuno se gli fosse lasciata una scelta libera e volontaria senza magari ricevere in cambio di una pioggia di selfie (in divisa, nella branda, in caserma, col fucile, senza fucile, alla mensa, durante gli allenamenti, io col caporale, io sulla jeep per dirne alcuni possibili didascalie) che costerebbero il posto e l’espulsione istantanea.

Insomma, se qualcosa si può fare per i giovani in questo Paese, cosa sono disposti a fare i giovani se non riescono a rinunciare alla paghetta e allo smartphone ormai estensione naturale della mano? Su con le proposte, avanti marsch!

 

 

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Un pensiero su “Meglio soldati che bamboccioni

  1. Gabri

    Le guerre dei giorni nostri si combattono con le macchine e corpi di soldati altamente specializzati, che seguono addestramenti che durano anni.
    È impensabile formare un soldato pronto alla guerra in un anno, chi non se ne rende conto vive fuori dal tempo.
    Uno stato civile non obbliga i cittadini a prestargli manodopera gratuita per un anno intero. Immagino che tu ti faccia pagare dalle aziende per cui lavori, perché per lo stato dovrebbe essere diverso? Non è mica Dio.

    Il mondo e le società​ occidentali sono cambiate, ti prego signora renditene conto prima che sia tardi.
    E soprattutto renditi conto che giocare ogni tanto con la PlayStation non impedisce ai ragazzi di diventare brave persone, esattamente come avere l’hobby della cultura non rende dei sapienti.

    Replica

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