Giuseppe Mazzella

Giuseppe Mazzella

Giornalista, già responsabile dell’ ufficio stampa della Provincia di Napoli e corrispondente dalle isole di Ischia e Procida dell’Ansa. Ha collaborato a il “ Roma”, “ Il Mattino”

“ ‘ Na voce, ‘na chitarra
e ‘ o poco ‘e luna”

 di Giuseppe Mazzella

“ Napoli per tutti quelli che ne sono innamorati non è una città ma il mondo intero”. Ugo Calise cantante, compositore, poeta ha scritto oltre 150 canzoni in italiano e napoletano. Il mito del suo locale “’O Rancio Fellone”

Ugo Calise

Ugo Calise

Dice Fernando Pessoa che “ di tutto restano tre cose: la certezza che stiamo sempre iniziando, la certezza che abbiamo bisogno di continuare, la certezza che saremo interrotti prima di finire. Pertanto dobbiamo fare dell’interruzione un nuovo cammino, della caduta un passo di danza, della paura una scala, del sogno un ponte, del bisogno un incontro”.

Ho pensato alla  bellissima considerazione del grande poeta portoghese guardando scorrere sullo schermo il video realizzato da Enrico Roja nel magnifico parco della Torre di Michelangelo a Cartaromana sui passi salienti della vita di Ugo Calise ( Oratino 1921 – Roma 1994), il grande artista, cantante, compositore, poeta ed innovatore fondamentale della canzone napoletana negli anni ‘ 50 del ‘ 900.

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La sua voce calda e viva come l’ estate era ancora più seducente perché interpretava  “ ‘ Na voce, ‘na chitarra e ‘ o poco ‘e luna” ed apriva lo spettacolo del Premio Internazionale Ugo Calise, riservato ad un autore o interprete della canzone napoletana e quest’anno il Premio è andato a Nino D’Angelo , che è stato ripreso con tenacia, passione e amore da quell’autentico innamorato dell’isola d’ Ischia e della canzone napoletana che è Giovanni D’ Amico e che si è tenuto nei giorni scorsi.

Ugo Calise ha scritto oltre 150 canzoni in italiano e napoletano, ma è un dato parziale, in circa mezzo secolo, ma come spesso accade una sola canzone, forse scritta in pochi minuti in una notte d’ estate nel 1954 quando aveva 33 anni e gestiva il più celebre night club di Ischia – ‘ O Rancio Fellone” –  e forse dedicata ad una ballerina inglese  dal nome della ninfa amata da Apollo che per sfuggirgli ottenne dagli dei di essere  mutata in alloro, segna la sua vita e lo consegna alla Storia della canzone immortale.

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Ugo Calise e Gorni Kramer

Segna la sua vita – romantica e drammatica come direbbe Neruda – perché non era iscritto alla società degli autori e dovette chiedere la firma di un celebre autore del tempo per  la proprietà dell’opera  e la cosa ebbe anche strascichi legali in seguito.

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Peppino di Capri ed i Rockers

Quattro anni dopo e sempre di notte al “ Rancio Fellone” ne scrive un’altra e la fa cantare ad un ragazzino di 19 anni che viene da Capri, che suona anche il piano e che fa coppia con un batterista autodidatta caprese anche lui e che si chiamano “ i Capri Boys” e che nel 1958 suonavano come “ orchestra-base” al “ Rancio Fellone”. La canzone si chiama “ Nun è peccato” e segna la fortuna di quel ragazzino che adotterà il nome d’ arte di Peppino di Capri e la inciderà per una piccola ma antica  “ Casa Musicale”  fondata da un ebreo-svizzero  a Milano sul finire dell’ ‘ 800, Alberto Carisch.

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Scriverà altre  decine di canzoni, parteciperà ai festival della canzone napoletana, si esibirà con la sua musica unica dove è forte il suo amore per il jazz, di fronte alla migliore  società dell’ epoca del “ miracolo economico italiano” e perfino di fronte alla Regina Elisabetta II di Gran Bretagna  all’ ambasciata d’ Italia a Londra per iniziativa del diplomatico Manlio Brusio, suo fan, che poi occuperà il posto prestigioso di segretario generale della Nato, ma solo quelle due canzoni toccano le vette del successo popolare e diventano quello che in gergo si chiamano le “ evergreen” cioè le canzoni sempre verdi, che non tramontano mai e non si ingialliscono mai.

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Ugo Calise e Katyna Ranieri

Il grande successo, le copertine su “ Sorrisi e Canzoni”, il più diffuso settimanale musicale italiano degli anni del “ miracolo”, per Ugo durerà poco. Comincia ai primi degli anni ‘ 50 e finisce agli inizi degli anni ‘ 60 del  ‘ 900, quello che  lo storico inglese Eric Hobsbawn chiama “ il secolo breve” e che altri hanno chiamato “ il secolo del progresso e della barbarie”. La sua musica ed il suo stile  sono sommersi dall’ ondata rivoluzionaria dei Beatles e la sua musica sarà apprezzata soltanto dagli autentici appassionati.

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Ma Ugo pubblicherà 10 album ed alla fine nel 1993 pubblicherà l’undicesimo con una piccola casa editrice e lo chiamerà “ La mia Napoli”. Scriverà nella presentazione nel volume – dove raccoglierà in 10 canzoni e due canzonieri ciò che a suo parere è  il meglio della canzone napoletana ed il meglio di lui –  che “ Napoli per tutti quelli che ne sono innamorati non è una città ma il mondo intero”.

Definisce il suo album “ della memoria” registrato con la direzione dell’amico di una vita, Cicci Santucci, l’uomo della tromba,  e  dice di Napoli che “ gli ha dato la vita”.

Era nato ad Oratino, un paesino del Molise dove il padre Aniello di Lacco Ameno faceva il medico condotto. Farà il liceo classico a Campobasso, studierà la chitarra con un maestro privato, passerà le sue estati a Casamicciola nell’isola d’ Ischia con il fratello Mario dove la madre Maria Luisa Augier, figlia di padre  francese, possiede una casa con la sorella Adele ed il fratello Vittorio e l’Università alla Facoltà di Chimica e Farmacia  a Napoli  ma non arriverà  alla laurea per 5 esami.

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Preferisce la musica ed inizia a fare la “ posteggia” nei ristoranti napoletani negli anni ‘ 40 e comincia a fondere il jazz americano  con la melodia partenopea. Sarà anche un buon calciatore giocando nell’Ischia a centrocampo in Prima Divisione. Negli anni ‘ 50 apre con l’ architetto il night club “ O’ Rancio Fellone” sul lungomare Cristoforo Colombo in località Punta Molino e lo tiene per circa 10 anni. Poi  si sposa,  viaggia negli Stati Uniti d’ America ed in Europa, si separa, divorzia, non ha figli, si trasferisce a Roma. Rimane legato alla sua famiglia, il fratello Mario, che è diventato un bravissimo chirurgo e ginecologo ed i suoi figli Fulvio e Mauro, affermati professionisti perché Fulvio è uno dei più grandi chirurghi  di Napoli e Mauro e professore di Scienza Politica all’ Università, ed alla sue due sorelle di secondo letto ( il padre Aniello si è sposato due volte), Gemma e Maria Teresa detta “ Miggi”. Miggi, docente di lettere nei licei come la sorella Gemma, è l’ unica rimasta  della sua generazione.

Ugo Calise e Count Basie

Ugo Calise e Count Basie

E’ morto a 73 anni. Solo. “ Con la certezza di essere interrotto” su una carrozza ferroviaria  in una calda giornata di agosto mentre sul treno sbagliato ( era diretto a Frosinone)  voleva raggiungere per una vacanza ad Oratino i suoi nipoti Mauro e Fulvio.

Dopo la morte per iniziativa del fondatore del giornale “ Il Golfo”, Domenico Di Meglio,  si istituì un Premio a lui dedicato per premiare un interprete della canzone napoletana in tutti i suoi aspetti e nella sua vastità. Quest’anno è stato premiato Nino D’ Angelo che si è detto “ onorato” di ricevere un simile attestato. Quest’anno è stata apportata la novità di un gemellaggio con il Comune di Oratino dove ogni anno si tiene un festival per giovani cantautori diretto dal giovane e bravo cantautore Giovanni Block ed i premiati si sono esibiti insieme a giovani talenti ischitani quasi per creare “ il sogno di  un ponte” tra il luogo di montagna e quello di mare che hanno caratterizzato la parabola umana di Ugo e nel senso del continuo rinnovamento della canzone italiana e napoletana capace di interpretare con nuovi protagonisti un’arte ed una emozione che cambiano continuamente per rimanere se stessi.

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Speriamo che l’ iniziativa del Premio Ugo Calise possa continuare e non sia lasciata solo sulle spalle del caro Giovanni D’ Amico  e con il solo sostegno del volontariato culturale e della meritoria Fondazione Iacono Avellino Conte guidata da Celestino Vuoso.

Ugo chiudendo la presentazione del suo ultimo volume scrive che gli “ scappava la voglia matta di farvi ascoltare “ ‘ Na voce, ‘ na chitarra e ‘o poco ‘e luna” prima che calasse la luna”.

La Luna c’era quella sera a Cartaromana in quel magnifico scenario unico al mondo e tornerà ancora.

 

 

 

 

 

 

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