di Carlotta D’Amato
Nell’estate 2015 — da giugno a settembre — sono 30,4 milioni gli italiani che hanno fatto o faranno una vacanza, pari a circa il 50 per cento della popolazione, l’8,6 per cento in più dell’estate scorsa. Ma sono vacanze che sono state vissute da tutti, anche da chi è rimasto a casa. Non c’è vacanza che non sia stata postata, raccontata, fotografata nei minimi dettagli. Selfie e “go pro”, non c’è scampo per nessuno..
Un italiano su due è andato in vacanza. Nell’estate 2015 — da giugno a settembre — sono 30,4 milioni gli italiani che hanno fatto o faranno una vacanza, pari a circa il 50% della popolazione, l’8,6 per cento in più dell’estate scorsa quando furono 28 milioni (26,8 nel 2013). Nell’81 per cento dei casi (quasi 25 milioni) i vacanzieri sono rimasti in Italia — oltre il 50 per cento scegliendo il Sud — mentre nel 19 per cento dei casi hanno preferito come meta estiva l’estero. Sono cresciuti, però, anche gli stranieri che hanno scelto l’Italia: l’incremento tendenziale è del 2,5 per cento.
La durata media della vacanza però è in calo; 8 notti rispetto alle 9 notti della scorsa estate. Non cambia, invece, la preferenza del mese scelto per la pausa dal lavoro: il più gettonato resta agosto, seguito da luglio da giugno mentre, settembre, ancora ultimo in classifica, è però in risalita.
Secondo l’indagine sui consumi turistici estivi il 79 per cento degli italiani preferisce la spiaggia. Segue in classifica generale la montagna con il 7,8 per cento delle preferenze seguono poi le località termali e del benessere. Analizzando le mete preferite dai vacanzieri, se all’estero primeggiano le capitali europee davanti a mari tropicali e località esotiche e in Italia sbanca il Sud.
Ma l’interrogativo è: come si comportano gi italiani in vacanza? Diciamo la verità, in vacanza, non siamo proprio i migliori. Almeno in spiaggia. Eh si, perché l’italiano (medio) non è che badi molto alla location, alla sabbia, all’acqua trasparente, al vicino di asciugamano. E’ tutto un selfie, un fotografare spasmodico, click di là, click di qua. E complice il selfie stick (il bastone per farsi le foto da soli allargando l’inquadratura), vai di posa, di bocca a culo di gallina, di ammiccamenti, di pance tirate indietro, di profili a tre quarti, di facce impostate.
Quest’anno poi, c’è stato il boom di un altro strumento del demonio, la telecamera “go pro”, quella sportiva, per intenderci che consente di fare le foto subacquee. L’apoteosi del narcisismo più sfrenato. Che vacanza sarebbe senza una bella foto tua che ti immergi con la maschera e il boccaglio in 30 cm di acqua fingendo di stare nell’oceano? Può mancare?
Ovviamente no. Ed infatti, si è pronti a spendere ben 400 euro per assicurarsi il modello base perché la foto mentre fingi di essere Umberto Pellizzari (pluricampione mondiale di apnea) è il fiore all’occhiello dell’album pubblicato su Facebook con 300 mi piace.
Altra nota dolente, il cibo. Pochi sono quelli che sperimentano la cucina del posto, all’estero. La maggior parte, infatti, va di pizza e di spaghetti al pomodoro guardando con riluttanza le specialità autoctone. Diversamente per gli stranieri che invece, quando vengono in Italia, non vedono l’ora di mangiare una bella pizza al salame piccante accompagnata da un cappuccino caldo con 40 gradi all’ombra, oppure di mangiare di spaghetti al nero di seppia con tanto di forchetta e cucchiaio.
Certo è che però io gli Iphone con la custodia impermeabile, con la “go pro” tutto il santo giorno e il bastone per l’autoscatto l’ho visto solo in mano agli italiani. Ho paura a pensare che oramai si vada in vacanza più per dirlo agli altri, anzi, per farlo sapere agli altri pubblicandolo su Facebook, che per il gusto di prendersi qualche giorno di relax. E mentre prima, quanto meno, si “fingeva” di partire con lo stratagemma delle “vacanze talpa”, a costo zero, però, oggi invece si spendono fior fior di euro, troppo spesso, solo per dimostrarlo agli altri, con tanto di prove e foto a testimonianza che Photoshop, stavolta non lo si è usato.
“Siamo arrivati al mare!” “Tagghiamoci” “Fatto, possiamo tornare a casa”. Tratto da una storia vera.













