Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi, 54 anni, giornalista, scrive di cronaca nera e giudiziaria per Il Mattino. Autore del volume "Napoli è servita" e coautore dei libri "Il Casalese", "Al mio Paese - Sette vizi, una sola Italia" e "Mafie". Dirige il sito della Federazione delle associazioni italiane antiracket la rivista online "Lineadiretta". Collabora come docente al Master di Giornalismo dell'Università Suor Orsola Benincasa.

Rohani, le sette vergogne

di Giuseppe Crimaldi

Aveva proprio ragione sir Winston Churchill quando diceva che “la sola certezza che ho è che tra cent’anni saremo tutti quanti morti”. In tempi bui le certezze non abbondano, e oggi (come ai tempi di Churchill) ognuno può sentirsi a modo suo spaesato. Personalmente lo sono, e mi sento anzi quasi perso di fronte a quello cui abbiamo assistito: l’ayatollah Rohany ricevuto con tutti gli onori civili e militari dal Capo dello Stato Sergio Mattarella e dal premier Matteo Renzi.

Iranian President Hassan Rouhani in Rome

Rohani e Mattarella

Sinceramente, da liberale e – perché no – anche da sostenitore dello Stato d’Israele (la sola democrazia parlamentare che rifulge di luce propria dalla sponda orientale del Mediterraneo fino all’Oceano Indiano e forse anche oltre) mi vergogno non poco di essere italiano, oggi. Perché Rohany è un boia, uno che ha le mani lorde di sangue. E non é un’ingiuria. È un dato di fatto. L’oleografia che lo disegna come un riformatore, il volto “buono” dell’Iran, è solo una miserrima foglia di fico. Ma, si sa, la ragion di Stato a volte coincide con quella degli affari.

Iranian President Hassan Rowhani meets PM Renzi

Rohani e Renzi

La verità è un’altra. Rohany non ha varato una sola riforma da quando è a capo del governo di Teheran. Ed ecco sette buone, imprescindibili ragioni per evitare una così cattiva compagnia.

1 – La Repubblica Teocratica dell’Iran ha un sistema giuridico basato sulla sharia nel quale la pena di morte è prevista per omicidio, rapina a mano armata, stupro, blasfemia, apostasia, rapimento, tradimento, spionaggio, terrorismo, reati economici, reati militari, cospirazione contro il Governo, adulterio, prostituzione, omosessualità, reati legati alla droga. L’impiccagione è il metodo preferito con cui è applicata la sharia in Iran. Avviene tramite delle gru per assicurare una morte più lenta e dolorosa.

Rouhani meets Mattarella in Rome

2 – Nell’aprile 2013, il Consiglio dei Guardiani dell’Iran ha reinserito la lapidazione nel codice penale come punizione per le persone condannate per adulterio. In caso di lapidazione, il condannato viene avvolto da capo a piedi in un sudario e interrato; un carico di pietre viene portato sul luogo e funzionari incaricati compiono l’esecuzione. L’articolo 104 del Codice Penale stabilisce che “le pietre non devono essere così grandi da provocare la morte con uno o due colpi”, in modo che la morte sia lenta e dolorosa.

3 – In Iran convertirsi al cristianesimo o ad altra religione è considerato un crimine capitale, mentre ai cristiani è permesso convertirsi all’Islam. I convertiti al cristianesimo sono perseguitati e costretti a riunirsi clandestinamente, mentre i missionari sono di solito espulsi e a volte incarcerati per aver distribuito Bibbie. Gruppi bahai e cristiani subiscono arresti arbitrari, detenzioni prolungate e confisca dei beni. Dalla rivoluzione islamica del 1979, il Governo ha giustiziato più di 200 Bahai. Nel nuovo Codice il termine “omosessuale” ha rilevanza penale e i rapporti sessuali tra due individui dello stesso sesso sono considerati crimini “Hudud” e soggetti a punizioni da 100 frustate fino all’esecuzione. Se la parte attiva è un non-musulmano e la parte passiva un musulmano, entrambi saranno condannati a morte.

Rouhani meets Mattarella in Rome4 – Il regime si è abbattuto in particolare nei confronti delle donne. La loro segregazione ha avuto un’accelerazione dopo la prima elezione di Mahmoud Ahmadinejad, il quale già durante il suo mandato di sindaco di Teheran inaugurò la separazione di donne e uomini negli ascensori. Le autorità iraniane hanno iniziato pattugliamenti di polizia nella capitale per arrestare le donne vestite in un modo giudicato sconveniente. I sostenitori della linea dura dicono che un velo inappropriato è una “questione di sicurezza” e che una “moralità spregiudicata” mette in pericolo l’essenza della Repubblica Islamica.

Musei Capitolini, statue di nudo coperte per la visita di Rohani

Musei Capitolini, statue di nudo coperte per Rohani

5 – Non c’è solo la pena di morte, secondo i dettami della Sharia iraniana, ci sono anche torture, amputazioni degli arti, fustigazioni e altre punizioni crudeli, disumane e degradanti. Non si tratta di casi isolati e avvengono in aperto contrasto con il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici che l’Iran ha ratificato e che queste pratiche vieta. Migliaia di ragazzi subiscono ogni anno frustate per aver bevuto alcolici o aver partecipato a feste con maschi e femmine insieme o per oltraggio al pubblico pudore.

Iranian president Hassan Rowhani holds press conference6  – Non tutto riguarda poi i Diritti Umani. La visita in Italia di Rouhani cade un giorno prima del Giornata della Memoria e il fatto non è casuale. L’Iran insulta la memoria della Shoah negandone continuamente l’esistenza e indicendo concorsi satirici con finalità antisemite e per alimentare l’odio nei confronti degli ebrei. I suoi rappresentanti predicano apertamente la distruzione di Israele e finanziano il terrorismo internazionale attraverso proxy come Hezbollah in Libano

Rouhani meets Mattarella in Rome

7- L’elezione di Hassan Rohani come Presidente della Repubblica Islamica nel 2013 ha portato la comunità internazionale ad essere ottimista. Ma non c’è alcuno spiraglio per l’ottimismo. Il nuovo Governo ha nettamente aumentato il tasso di esecuzioni capitali a partire dall’estate del 2013. Secondo Iran Human Rights e l’Iran Human Rights Documentation Center (IHRDC), nel 2014 sono state effettuate almeno 721 esecuzioni, di cui solo 291 riportate da fonti ufficiali iraniane. Le esecuzioni di minorenni sono raddoppiate nel 2014, fatto che pone l’Iran in aperta violazione della Convenzione sui Diritti del Fanciullo che pure ha ratificato.

Vatican Pope Iran

Rohani e Papa Francesco

L’interrogativo è semplice e non consente, in questo caso, deroghe  di realpolitik, quelle politiche cioè basate su di una concreta paradigmaticità, rifuggendo da ogni premessa ideologica o morale. Come può dunque un Paese civile e democratico come l’Italia, che ripudia la guerra, la pena di morte, le discriminazioni, la tortura e l’oppressione del libero pensiero fare affari con un uomo che rappresenta l’antitesi di tali enunciazioni?

 

Post scriptum. Anche Papa Francesco ha incontrato e stretto la mano a questo assassino. “La ragione di Stato non deve opporsi allo stato della ragione”: lo disse Carlo V nel 1500. Ma quelli, si sa, erano altri tempi.

 

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Un pensiero su “Rohani, le sette vergogne

  1. alfredo perillo

    Bellissimo articolo che evidenzia in maniera netta la verità in quel paese musulmano senza paura.
    La vergogna aleggia nel nostro paese ma i nostri governanti materiali e spirituali chinano il capo per il pesante fardello del danaro.
    Mi vergogno personalmente per essermi inchinato (gli Italiani costretti) per piacere a quest’uomo nel Coprire alcune opere d’arte. Un pagliaccio non eletto dal popolo per volere di quel falso comunista, arrogante, che ama serpenteggiare. Merita un calcio nei fondelli.

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