di Ottorino Gurgo
Se è vero – ed è indubbiamente vero – che gran parte dei mali dell’Italia dipendono dalla lentezza del suo apparato burocratico, dalla sclerosi e dalla lentezza di una pubblica amministrazione unanimemente considerata tra le meno efficienti d’Europa, bisognerà pur domandarsi quale sia l’origine di questo male oscuro che, cronicizzandosi, diventa uno dei principali freni allo sviluppo del nostro paese.
Tra le molte cause ve n’è una che ci sembra di poter indicare senza tema di smentite, anche correndo il rischio dell’impopolarità. Ed è il lassismo di coloro che concretamente sono chiamati a far funzionare la macchina dello Stato.
Intendiamoci. Come tutte le generalizzazioni, anche quella per cui gli impiegati dello Stato sarebbero un’accolita di fannulloni, mangiapane a tradimento, che ogni fine mese portano indebitamente a casa lo stipendio, è ingiusta e bugiarda. Ci sono impiegati statali – e sono la maggioranza – che fanno fino in fondo il loro dovere e il cui stipendio è certamente inferiore alla quantità e alla qualità del loro lavoro.
Ma è fuor di dubbio che esista una minoranza di fannulloni che, oltre a lucrare lo stipendio, svaluta il lavoro dei propri colleghi. E, poiché anche un solo sassolino è sufficiente a bloccare il buon funzionamento del più raffinato degli ingranaggi, è urgente rimuoverlo e impedire che continui a far danno.
Questa forse troppo lunga premessa ha lo scopo di spiegare perché condividiamo senza se e senza ma, il provvedimento della ministra della Funzione pubblica Marianna Madia che prevede, per gli statali assenteisti colti in flagranza di reato, la sospensione dal lavoro e dallo stipendio nel giro di 48 ore.
“Se ti vedo che timbri per un altro, che timbri e vai a fare un altro lavoro e se di questo comportamento vi sono prove schiaccianti – ha detto la Madia – credo che l’etica voglia che quelle persone vadano a casa senza stipendio anche in difesa della maggioranza dei lavoratori pubblici che fanno con dedizione e competenza il loro lavoro”.
Si può darle torto ? E si può dar torto a Matteo Renzi quando afferma che quelli statali che si rendono responsabili di un simile comportamento non sono soltanto dei fannulloni, ma dei veri e propri truffatori ?
La questione, in realtà, è tutt’altro che una questione minore poiché investe il buon nome di una vasta categoria di lavoratori, quella dei pubblici dipendenti e, attraverso essi, la stessa credibilità dello Stato.
Nei confronti del provvedimento governativo sono affiorati due diversi tipi di contestazione: il primo è quello dei partiti di opposizione (Forza Italia in particolare) secondo cui le norme per punire gli assentisti già esistono (l’ineffabile Brunetta le rivendica a suo merito) ma non sono state applicate. Il rilievo è in parte fondato, ma è evidente che, per renderle applicabili, è necessaria un’ulteriore stretta di vite.
La seconda contestazione proviene dalle organizzazioni sindacali, in particolare dalla Cgil di Susanna Camusso. Sostiene la Camusso che, preliminare ad ogni misura contro gli statali assenteisti, è il rinnovo del contratto di lavoro fermo da sei anni.
Quella del rinnovo del contratto di lavoro è certamente una questione grave e la richiesta dei sindacati in tal senso è ineccepibile e il governo dovrà provvedere quanto prima al rinnovo. Ma, francamente, ci sembra un errore stabilire una connessione tra le due questioni quasi che, senza il rinnovo del contratto, debba considerarsi lecito assentarsi indebitamente dal lavoro.
Ma purtroppo, e non da oggi, i sindacati sembrano aver perso la piena consapevolezza del loro ruolo e l’atteggiamento assunto in questa occasione non è ulteriore testimonianza.











