di Ottorino Gurgo
Forse Matteo Renzi ha trovato un avversario con il quale gli sarà molto difficile spuntarla e che potrebbe rendergli ricco di spine il nuovo anno. Non è Silvio Berlusconi, alla guida di un gruppo politico che si rivela ogni giorno più debole, né Matteo Salvini, troppo ancorato alla sua matrice nordista per sfondare realmente sul territorio nazionale, né Beppe Grillo (o chi per lui visti i suoi propositi di abbandono della politica), né Pier Luigi Bersani con il suo seguito turbolento, rissoso e costituzionalmente votato alla sconfitta
Il vero avversario ha ben diversa solidità rispetto ai nemici “nostrani”. Si chiama Angela Merkel ed è, lo si voglia o no, il temibilissimo numero uno non solo della Germania, ma dell’intera Europa.
Probabilmente Renzi aveva ragione quando, nella riunione del Consiglio europeo di Bruxelles, alla metà di dicembre, ha attaccato duramente la cancelliera tedesca su quattro fondamentali temi che, a ben vedere, costituiscono gli assi portanti della politica dell’Unione europea: i gasdotti tra l’Italia e l’Europa, le sanzioni dell’Occidente contro Putin, il comportamento nei confronti dei migranti e l’unione bancaria europea.
“L’Unione europea – ha detto Renzi, senza mezzi termini – non può essere sotto la guida di un solo paese, la Germania” (che, sia detto per inciso, continua a godere, in ambito europeo, di privilegiati trattamenti di favore). Sembra proprio che quell’attacco abbia drasticamente interrotto il feeling che molti ritenevano si fosse instaurato tra i nostro presidente del Consiglio e la prima donna tedesca.
Quest’ultima, probabilmente se l’è legata al dito così da indurla, attraverso i vertici dell’Unione europea che non da oggi sono al suo completo servizio, a contestare il salvataggio delle banche e gli aiuti all’Ilva, contestazioni alle quali il governo italiano ha aspramente replicato, rimarcando la politica dei due pesi delle due misure che il vertice europeo adotta costantemente, favorendo sempre e comunque la Germania.
Quel che appare evidente è, dunque, che tra la Germania e il nostro paese, e per conseguenza tra l’Italia e l’Unione europea, si è aperto un nuovo capitolo. Ora Renzi fa mostra di voler mettere la sordina alla disputa con la cancelliera, ma la tensione resta ed è grave non soltanto per le implicazioni che essa comporta nei rapporti italo-tedeschi, ma perché indebolisce la nostra posizione anche nei confronti di altri paesi, primo fra tutti la Francia.
Nonostante la comune appartenenza al socialismo europeo, infatti, François Hollande non ama Renzi. L’accordo raggiunto dall’Italia con la Libia ha fortemente infastidito il presidente francese che vede insidiato dall’Italia il rapporto privilegiato che non da oggi la Francia ha coltivato con i paesi del continente africano. Ma il fil rouge che sembrava essersi instaurato sino a qualche tempo fa tra il governo di Roma e quello di Berlino costituiva, comunque, una remora per la Francia a schierarsi contro l’Italia.
Se, pertanto, Renzi non riuscirà a ricucire in tempi brevi (e l’impresa è tutt’altro che facile) un positivo rapporto con la Germania, ciò potrebbe comportare, in ambito europeo, conseguenze decisamente negative per il nostro paese.
Insomma, nel 2016 che ora si apre, Renzi ha un elemento in più (e non secondario) per non dormire soni tranquilli dopo che il premier-segretario, soprattutto a causa dello scandalo delle banche, ha dovuto pendere atto, sul fronte interno, che i sondaggi più accreditati vedono il suo partito decisamente in calo.









