Ottorino Gurgo

Ottorino Gurgo

Ottorino Gurgo, scrittore e giornalista italiano. E’ stato per molti anni notista politico de Il Giornale al fianco di Indro Montanelli. Poi capo della redazione romana de il Mattino, direttore del Roma, editorialista del Giorno e dell’Informazione. E’ stato conduttore della rubrica politica “Il Punto” per il Gr2. Autore di numerosi saggi tra i quali "Vietnam controrapporto", "Perché i Kennedy muoiono", "Sciascia" e "L’illuminista cristiano".

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Accanimento terapeutico

  di Ottorino Gurgo

Anni fa, nel transatlantico di Montecitorio, ci capitò di assistere a un divertente siparietto. Era, all’epoca, presidente del Coniglio Giovanni Spadolini il quale, vedendo due dei suoi ministri, noti per essere in permanente, reciproco dissenso, si avvicinò loro e domando: “Ci sono problemi ?”. E, subito dopo, aggiunse: “Perché se ci sono problemi li si accantona…”. Ricordiamo l’episodio perché ci sembra che la “tecnica spadoliniana” sia la stessa  seguita dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni a proposito del dibattito sullo ius soli.

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Ottorino Gurgo

Visto l’emergere di contrasti all’interno della stessa maggioranza, il nostro premier ha preferito rimandare ogni cosa  a settembre; rinvio che, ad onta  delle assicurazioni fornite sulla volontà di varare comunque in autunno il provvedimento, può essere il preludio di un suo accantonamento definitivo..

Non vogliamo qui entrare nel merito dello ius soli. Se n’è discusso e se ne continua a discutere con argomenti che, da un a parte e dall’altra, non sono privi di validità.

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Matteo Renzi e Paolo Gentiloni

Ma la questione che si sembra meriti attenzione è un’altra. Il governo credeva nella validità di questo provvedimento? La risposta ci sembra senz’altro positiva. E, allora, l’aver scelto la strada del suo accantonamento appare una evidente presa d’atto, da parte del presidente del Consiglio, della mancanza di una maggioranza parlamentare in grado di supportare i progetti del suo governo.

E’ una realtà amara della quale, oltre al presidente Gentiloni, dovrebbe prendere atto lo stesso capo dello Stato che, a quel che si dice, sarebbe stato contrariato dal rinvio della nuova normativa sul diritto di cittadinanza della quale era un deciso sostenitore.

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L’Armata Gentiloni

 

Di fronte a questa esplicita manifestazione di impotenza di un esecutivo la cui maggioranza esiste solo sulla carta, non può essere eluso il problema di come andare avanti nei mesi a venire.

Alla fine naturale della legislatura, nella primavera del 2018, mancano ancora diversi mesi: pochi in una situazione di tranquilla normalità; molti (forse troppi) quando sul paese gravano numerosi e complessi problemi la cui soluzione è bloccata dalla mancanza di una reale maggioranza parlamentare.

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Ci sono, del resto, segnali più che evidenti che questa maggioranza, già di per sé precaria, va sfaldandosi giorno dopo giorno: da un lato gli scissionisti del Pd (che, tra l’altro, cominciano anche a dividersi tra loro); dall’altro Angelino Alfano che ha assunto una linea di permanente contestazione nei confronti dell’esecutivo, sperando di potersi reinserire nel centro destra che vede in ascesa (salire sul carro del vincitore è costume largamente consolidato nel nostro paese).

In queste condizioni è lecito chiedersi se abbia davvero senso l’accanimento terapeutico con il qual ci si sforza di tenere in vita un governo condannato alla paralisi. Il tempo stringe. Votare in autunno è ancora possibile purché non si perda altro tempo E si concentri l’attenzione su un solo obiettivo: varare una buona legge elettorale in grado di garantire la governabilità.

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