di Ottorino Gurgo
Sarebbe un errore dare per scontata, a breve termine, la caduta del governo gialloverde. Certo la rottura con l’Europa, le crescenti difficoltà della situazione economica, l’esistenza di contrasti su tutti o quasi tutti gli argomenti tra Carroccio e Cinquestelle non sono segnali positivi per l’esecutivo e farebbero pensare che esso non si destinato ad una lunga vita…
Ma è probabile che i partiti prima di assumere iniziative che possano provocare la crisi con tutte le conseguenze che questa comporterebbe, preferiscano attendere l’esito delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo in programma per la primavera prossima.
E, tuttavia, poiché la politica può sempre riservare sorprese e scarti improvvisi non sono da escludere a priori, non è fuori luogo avanzare ipotesi sulle possibili alternative all’attuale maggioranza; alternative che, a ben vedere, si riducono sostanzialmente a due.
La prima è quella per la quale Silvio Berlusconi preme insistentemente, e non da oggi, su Matteo Salvini : una ritrovata alleanza di centrodestra (Lega – Forza Italia- Fratelli d’Italia) nella quale, ovviamente, spetterebbe a Salvini il ruolo di leader. In realtà, sulla carta, una tale alleanza non disporrebbe della maggioranza, ma Berlusconi, probabilmente non ha torto nel sostenere che su di essa finirebbero con il convergere i consensi di non pochi parlamentari pentastellati che negli ultimi tempi stanno contestando la leadership di Luigi Di Maio e che, comunque, secondo un costume ampiamente consolidato tra i nostri uomini politici, non vorrebbero rinunciare a posizioni di potere.
È tuttavia lecito chiedersi quali possibilità di durata avrebbe un governo di questo tipo, inevitabilmente esposto agli umori di questo o quel parlamentare.
Senza contare che trai “moderati” di Forza Italia e Salvini e i suoi seguaci, esiste una incompatibilità di fondo, decisamente superiore a quella tra leghisti e Cinquestelle, che sarebbe prima o poi destinata a esplodere, ripercuotendosi sulla stabilità del governo.
Insomma, con buona pace dell’ex Cavaliere, non ci sembra che quella da lui auspicata, potrebbe essere una alternativa ideale. Ma, in verità, non è un ‘alternativa ideale neppure l’altra che taluni prospettano: quella di un governo sostenuto da una maggioranza Pd-Cinquestelle. In questo caso, non solo si tratterebbe di un’alleanza ancor più fragile dell’altra, ma probabilmente farebbe fatica anche a nascere poiché sia tra i democratici che tra i cinquestelle la prospettiva di una simile convivenza provocherebbe autentiche rivolte e sarebbe foriera di scissioni dall’uno come dall’altro versante.
In realtà, dunque, nel caso di una crisi di governo sarebbe estremamente difficile mettere in piedi una nuova coalizione. La prospettiva più realistica è quella di un anticipato scioglimento delle Camere con nuove elezioni. Ma se davvero dal ricorso alle urne dovesse scaturire un risultato simile a quello previsto dai sondaggi, ci sarebbe poco da stare allegri.











