di Adolfo Mollichelli
Madrid, Napoli, Torino, Milano, Londra: le città di Gonzalo. Tutte importanti: la capitale della Spagna, la città più antica d’Europa, quella che fu il volano dell’industria automobilistica, la città che beve ed opera, la capitale inglese in furor di Brexit. Il bianco, l’azzurro, le strisce bianconere, quelle rossonere, il celeste: i colori delle maglie del Pipita francoargentino, caliente a modo suo. Triste, solitario y final direbbe Osvaldo Soriano.
Aveva chioma fluente e bruna nella Casa Blanca già sedotta da Cristiano Ronaldo. Radi i capelli quando fu sedotto e abbandonato da Madama per CR7: ancora lui, sempre lui. Vincente e decisivo il portoghese. Illustre perdente l’argentino.
Gol a grappola ma poche le soddisfazioni. Imballato dal dischetto per un tango mai ballato con l’Albiceleste. Negli orecchi le note del fado, triste canto portoghese. Uno strano destino. Da comprimario di lusso nella Madrid “seis meses de invierno y seis meses de infierno” a bomber principe, da record, sotto il cielo di Napoli dove anche gli uccelli cantano per passione. Reti spesso bellissime e fremiti d’isteria. La tristezza di fondo e la gioia effimera.
Un libro aperto il Gonzalo della felicità perduta. Inseguendo il luogo dell’anima dove mettere le radici. Napoli, fortuna mia. Il testo di una canzone che sembrava composta apposta per lui. Autori Verde e Rascel, la dolce voce di Gigliola Cinquetti.
S’era convinto il Gonzalo triste. Prima che clausole contrattuali con vista sull’Eldorado lo portassero sotto il cielo grigio di Turìn, paga Madama. Gol e titoli ma già incombeva l’ombra portoghese e allora altro cielo grigio e sullo sfondo il Pirellone.
Pure al caldo di Gedda, aveva in mente il freddo londinese. Sensibile alla corte di mastro Sarri, con il quale ha vissuto le stagioni più prolifiche. Chelsea, arrivo. Il piccolo Napoli ai suoi piedi.
Ma c’è sempre uno scoglio da superare, quel Giroud che ha promesso fuoco e fiamme. Sarà accontentato il Gonzalo triste da mastro Sarri che sembrava aver depennato le parolacce dal suo vocabolario.
Finché non gli è scappato quell’incazzatissimo dopo che il suo Chelsea era stato stato preso a cannonate dall’Arsenal, sorry. Insieme punteranno alla finale di Europa League, obiettivo dichiarato anche da Sopracciglio Alzato (Ancelotti). Me l’immagino una finale così. I sarristi a dover sperare che il Capitano – ah, capitano mio capitano e quell’attimo fuggente – non dia un dolore al soviet. E che Gonzalo non si elettrizzi troppo nel vedere il sembiante di Aurelio Primo.
E immagino i paragoni con Sopracciglio Alzato e le sue ansie perché con Jorginho ed il Pipita in celeste, rischierebbe di annacquarsi il suo azzurro fatto di speranze e di battaglie civili in attesa di avere una squadra per tentare di vincere qualcosa. Napoli-Chelsea, tutto in novanta minuti.
Ma ci pensate? Sarebbe l’evento del secolo che ha dietro impacci, impicci, bonifici, tradimenti, scudetti perduti in albergo, lacrime napulitane. Epperò potrebbe cantare il Carletto che, quanto ad esperienza, se lo mette nel taschino il Capitano che odia il rasoio. Ha fatto diverse prove Sopracciglio Alzato.
Dal tuffo dove il mare è sempre più blu e fa niente che fu a cufaniello a Dimaro dove il mare non c’è. Magari, con la coppa in mano incrocia il Gonzalo triste e gli sussurra Napoli, fortuna mia, m’ero scurdato che a felicità è ‘na nuttata ‘e stelle, terra ‘e Santa Lucia, è ‘na canzone antica cantata miez ‘a via. Ma ci pensate? Sarristi di tutto il mondo, disunitevi!












