di Adolfo Mollichelli
Assi di coppa. E fiaschi in coppa. Fuori le prime tre del campionato. Una ventata di novità e di freschezza. Con effetti sulle panchine anche se non immediati. Diciamo che ballano. Fuori Juve, Napoli ed Inter. In semifinale Milan-Lazio e Atalanta-Fiorentina. Saltato il derby del Pirellone. Rovesciati i valori stinti sulla carta, con merito.
E’ da tempo che l’Atalanta detta Dea gioca il calcio più bello ed interessante. E’ da tempo che Gattuso detto Ringhio è costretto a fare le nozze con i fichi secchi, ma va avanti. E’ da tempo che la Lazio si esibisce in scioltezza, ma poi crolla. E’ da tempo che la Fiorentina propone calcio antico nella modernità. E’ da un po’ di tempo che la Juve è in affanno, che il Napoli ha perduto identità, che l’Inter è sempre più un oggetto misterioso.
Ed è da tempo che la Roma presenta più buchi (in difesa) della città eterna colma di buche. Assi fuori dalla coppa, a suon di fischi e fiaschi. Le società indecise sul da farsi e però si guardano intorno. Che fare?
Perfino Allegri, pluridecorato, è nel pallone. Guida una squadra imballata nei muscoli e nella testa. Intanto, lo stesso conte Max non s’è accorto che la fortunosa vittoria sulla Lazio, dominatrice per settanta minuti, era un vistoso campanello d’allarme da non sottovalutare.
Agnelli s’è fiondato alla Continassa: che succede? ed era proprio il caso di lasciare andare via Benatia? E quel Rugani, non sarebbe stato meglio cederlo al Chelsea di Sarri? Senza la BBC, Barzagli, Bonucci e Chiellini, la difesa della Juve è un aborto. E il gioco? possibile che Cristiano Ronaldo debba invitare i compagni a salire, a non indugiare nella propria metà campo, teatro degli orrori?
La Roma di Di Francesco è “stupida”. E pure di fior di giocatori ne ha. Ma dietro non può far tutto il greco Manolas che fa rima con Fantomas. E però deve dividere i compiti con lumacone Fazio. Comunque, è una squadra monca quella messa su da Monchi. Il prefisso di Roma è cambiato, da 06 a 07, i gol presi dai viola, e in campionato altri tre dai bergamaschi. Carlo Verdone, romanista doc s’è chiesto chi fosse Nzonzi, un altro lentone nel calcio che va a mille. In bilico Di Francesco che qualche colpa l’avrà.
L’Atalanta pratica il gioco più interessante. Gasperini è un fior di tecnico, sottovalutato dai cosiddetti squadroni. Certo, il suo credo non è semplice: pressing, uomo contro uomo, copertura armoniosa di ogni fetta di campo, tutti devono infiltrarsi nelle maglie avversarie, difensori e centrocampisti anche. dai suoi pretende, ed ottiene, dedizione massima.
Un giocatore atalantino ha confessato: per noi, massacrati in allenamento, il giorno della partita è un dì di festa. Triplicato il valore della rosa. Il vivaio bergamasco è curato con competenza rara. Una società all’avanguardia. Zapata bomber infinito. Possiamo darlo, dissero a Napoli. E presero Pavoletti.
E’ in stato confusionale Sopracciglio Alzato, cioè Ancelotti, che in coppa ha presentato una squadra scombinata, proprio come se l’aspettava l’allievo di sempre, quel Gattuso che ora ringhia anche nella zona di competenza, quando riesce a starci.
La società gli ha preso Piatek, il pistolero polacco il cui nome si pronuncia Piontek e che vuol dire Venerdì.
Un cecchino d’altri tempi e mi ricorda un po’ Gigi Riva detto Rombo di Tuono. Ha uccellato Maksimovic (va bene, non ci vuole molto) e soprattutto Koulibaly e questa è una rarità. Sopracciglio Alzato ha cominciato con la sagra degli attaccanti, poi ne ha aggiunti degli altri, ha finito con Callejòn terzino. Una comica. Che ha offerto il destro al presidente frusinate di divertirsi alle spalle di Aurelio Primo che aveva pontificato contro la presenza in massima serie di squadre come il Frosinone.
Tacere le parole inutili è penitenza. Ciociaro si nasce, ma anche cafone. Lanciato un aquilone nel cielo azzurro del Napoli, sopra c’è scritto: Insigne, chi l’ha visto. Lorenzolo non segna dal 2 novembre, il giorno dei defunti. Tutti in vetrina e intanto Allan è frastornato. Ha sentito il sapore dei soldi, tanti. Poi, lo sceicco del Psg ci ha ripensato. Aurelio Primo è rimasto di sale. pregustava già l’ennesimo affare, un’altra plusvalenza da sogno. Stiano tranquilli i tifosi azzurri: il vero Cavani è lui, il presidente gaffeur.
L’Inter cara ai bauscia è, per ora, ancora nelle mani di Spalletti detto il filosofo. Nel senso che forse amerà Aristotele e quindi una squadra di calcio è roba per incolti. Impressionante la sistematicità con la quale la squadra nerazzurra riempie di una quindicina minuti di furore novanta minuti di nulla.
Se non avesse tra i pali quel mostro di portiere che è Handanovic navigherebbe a centro classifica. In media, tre gol negati agli avversari. E diverse partite vinte con un golletto nel finale. Poi, c’è muro Skriniar e quell’Icardi goleador nonostante tutto. E ci sarebbe Perisic, finito ai margini. Pur avendo classe da vendere, visto il materiale umano nerazzurro. L’ombra di Conte sul filosofo? Può darsi.
La Fiorentina è sbocciata in anticipo sulla primavera, che viola. Pioli è tecnico capace e paziente. Da quando c’è Muriel, Chiesa è esploso come goleador. Insieme costituiscono una coppia da sogno.
Antico contropiede, chiamatelo ripartenza è lo stesso, dettato da Mirallas e Benassi. I centrocampisti di valore sono le pietre sulle quali erigere una squadra che si rispetti. Assi di coppa. E fiaschi in coppa. Via col vento delle novità.















