di Adolfo Mollichelli
O captain! My Captain! our fearful trip is done… Fosse nostro contemporaneo, Walt Whitman dedicherebbe la sua più celebre poesia ai calciatori con fascia. Ci giurerei. Oddio, non tutti in fascia perché come si sa Maurito Icardi è stato “sfasciato” come un pupo nella culla nonostante le attenzioni amorevoli di Wanda Nara, moglie, amante e procuratrice. E’ di fascia recente Lorenzo Insigne detto Lorenzinho, grazie al fatto che la Cina è vicina e pure generosa e s’è presa Marek che sarebbe Hamsik e che a Dalian, città dei due mari (gialli), già chiamano Malek.
Oh! capitano, mio capitano. Che poi è una bella responsabilità quella che si prendono i campioni in fascia (sul braccio), specie al giorno d’oggi in cui si protesta, si gesticola, raramente si accetta la decisione dell’arbitro che è quanto di più lontano da quell’uomo (in) nero che fu Concetto Lo Bello, baffo siciliano e fischietto d’onore che prendeva per il bavero i contestatori troppo ostinati. Capitani coraggiosi, diciamo così.
Maurito è stato sfasciato. Lorenzinho è stato infasciato. Inter e Napoli, unite nella nurserie. La Beneamata ha affidato il comando ad Handanovic, portiere tra i più forti al mondo e però sempre portiere è, cioè lontano dalla mischia, le mischie e poi devi correre dov’è il misfatto e poi tornare tra i pali e insomma è un lavoraccio.
Tant’è vero che il mio amicone Dinone Zoff s’è dichiarato pentito: una faticaccia, ha confessato colui che fu capitano della Juve e dell’Italia mondiale in terra di Spagna, Sandro Pertini esultante e scusa maestà ma io il tuo aplomb non ce l’ho e mi va di saltare e zompo.
Vuoi mettere, che soddisfazione! Una volta, quando le partite non finivano 20 a 0 in undici contro sette (Cuneo-Pro Piacenza, che scuorno), la fascia era destinata al giocatore con più presenze. Poi, se era anche un galantuomo, un tipo che sapeva porsi con educazione ed eleganza (penso a Scirea) o dotato di carisma unico (penso a Maradona), meglio ancora.
Maurito s’è trovato senza fascia e la vicenda è nota. Ma pure ingarbugliata. Eccessi o meno di Wanda che non è quel pesciolino rosso. Provo comunque a chiedermi che scatti nella mente del filosofo, famoso per la tendenza a litigare, mettere da parte, oscurare le stelle che gli brillano sulla pelata. Il filosofo è Spalletti, che quando parla pesa (?) le parole e a volte si concede a frasi bersaniane tipo quella del non stiamo qui a smacchiare i giaguari.
Fatto sta che Luciano il toscano ruppe con l’ottavo di Roma detto il Pupone, insomma Totti. Ora, pare che abbia messo nel mirino Maurito che qualche colpa ce l’ha ma non tale da meritare la sfasciatura. A meno che nel gruppo nerazzurro non si nascondano figli del Biscione.
Tutt’altra storia quella di Lorenzinho che s’è trovato infasciato nell’anno del maiale (capodanno cinese) diventando l’erede di una napoletanità in fascia (e va bene che lui è di Frattamaggiore) dopo Totonno Juliano, Ciro Ferrara, Paolo Cannavaro.
Ci sarebbe anche Bruscolotti ma palo ‘e fierro raggiunse Napoli da Sassano che è un po’ troppo lontana dalla città chiusa dalle storiche porte. Lorenzinho, comunque, a parte l’orgoglio non mi pare che sia il capitano ideale.
Perché è frevaiuolo quanto e più degli altri suoi compagni. E poi, dà l’idea che voglia nascondersi quando c’è da scegliere palla o campo e nel rito dello scambio dei gagliardetti. Perché ‘o capitano degli altri è sempre ddoje vote ‘a isso, per statura. Ed ogni volta è come se si partisse con lo svantaggio di un gol mancato e non per pochi centimetri.
My captain does not answer, his lips are pale and still… Non risponde il mio capitano!











