di Adolfo Mollichelli –
Avrà sorriso Giuseppe, ha sorriso Roberto: ma sì Mazzini e Mancini, la Giovine Italia va ch’è un piacere e pure un bel vedere. Oddio, non è che la Finlandia ed il Liechtenstein (pronuncia ostica) siano chissà che squadroni. Ma intanto due più sei (i gol) li devi sempre fare ed evitarli di incassare dà autostima.
Quanto tempo sprecammo con Ventura l’omaccione dal volto truce che neanche col San Marino avrebbe saputo mettere in campo un undici decente e quanto meno vincente.
Il Mancio non è che sia un veggente e però se ti convoca Zaniolo ancor prima che il ragazzino conoscesse la massima serie e dia la maglia di titolare al millennial Kean (di pelle bella nera, se ne faccia una ragione il ministro trasformista) vuol dire che sa di calcio, come direbbe Righetto Sacchi.
Il Mancio fu fior d’attaccante, insieme con il dioscuro Vialli formò una delle coppie più belle e prolifiche del nostro calcio d’assalto. E, soprattutto, il Mancio sceglie, prediligendo la tecnica che madre natura gli offrì in abbondante dose.
E non guarda la carta d’identità e così apre le porte del gruppo del futuro a Quagliarella ma non perché sia il re dei bomber in campionato bensì perché il Quaglia ha tutto: destro, sinistro, testa, velocità, tecnica. E poi, è sicuro che il buon Fabio farà da chioccia-maestra a tanti, pigolanti azzurri. Potrebbe essere il padre di Kean per dati anagrafici. Ma non te ne accorgi nemmeno. E comunque ha fatto di tutto per far segnare Moisè che quando ha spazio apre il mar rosso delle difese.
Viva il Mancio che ha resuscitato Verratti tornato ad essere – anche – slalomista del gol. Che ha pescato Sensi che è metronomo stupendo. Che ha dato fiducia a Barella cuore sardo.
Che ha sdoganato quel velocista di Spinazzola che Allegri avrebbe voluto mandare in prestito ed intanto il ragazzo ha asfaltato la fascia dell’Atletico di Madrid. Che ha ridato il sorriso a Politano triste in nerazzurro. Che ha lasciato libero di agire Bernardeschi che quand’era a Firenze chiamavano Brunelleschi (sempre esagerati i fiorentini).
Che ha pescato il Piccini che gioca nel Valencia. Che ha detto a Bonucci e Chiellini: mi raccomando, aiutatemi a farli crescere bene tutti questi ragazzi. Che ha l’umiltà e l’intelligenza di stare a stretto contatto con Di Biagio che guida l’Under 21 e che ha già fornito fior da fiore alla nazionale maggiore. Molti degli azzurri convocati dal Mancio hanno l’età da azzurrini. Ha un materiale umano smisurato perché non ha timore di lanciare in squadra i cosiddetti novellini.
Basta che abbiano tecnica che poi diagonali e sovrapposizioni, schemi e varianti – materia di cui si riempiono la bocca i microfonati commentatori, molti dei quali ex pippe – vengono da sé. E al gruppo che ha steso finnici e lichtenstieniani (mannaggia a voi) mancavano Chiesa ed Insigne, pensa te. Abundandis in abundandum, come direbbe Totò. Mancio, fa tu.












Fenomeno!!!!
Sei sempre sul pezzo!!!
Bravissimo!!!
Ma quante banalità scrivi
Fenomeno!!!!