di Ottorino Gurgo –
La clamorosa sconfitta subita nelle elezioni regionali umbre dalla coalizione governativa (Renzi si è defilato, ma in qualche misura la disfatta coinvolge anche lui) induce a ritenere che per l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte si annuncino giorni particolarmente difficili.
In teoria, disponendo ancora della maggioranza in Parlamento, Pd, Cinquestelle e renziani potrebbero cercare di resistere e risalire a china.
Ma ciò richiede, in primo luogo, che ciascuna di queste tre forze rinunci agli egoismi di parte e consenta a Conte di svolgere con serenità il proprio lavoro. Si tratta di un’impresa tutt’altro che facile, ma si può dire che, nel breve periodo, le maggiori insidie per la sopravvivenza dell’attuale esecutivo provengano dall’interno della coalizione che lo esprime.
Al momento il pericolo maggiore per il presidente del Consiglio arriva da Luigi Di Maio, leader di quei grillini che con maggior determinazione lo hanno voluto alla guida del governo e che oggi è certamente il più penalizzato dal voto di domenica scorsa.
Di Maio, infatti, è inquieto, morde il freno, cerca, non senza affanno, una via d’uscita dalla sua crisi personale dato che, tra i cinquestelle, cresce in maniera he un matematico definirebbe esponenziale, la contestazione nei suoi confronti. La sua leadership traballa, il suo carisma è ormai sotto lo zero. Ed è proprio a Giuseppe Conte che un numero crescente di militanti e di parlamentari pentastellati vorrebbe affidarsi per cercare di risalire la china, invertendo la tendenza che fa dire a qualcuno che il movimento grillino è ormai arrivato al capolinea.
Di Maio è perciò alla ricerca di una vita d’uscita che gli consenta di superare la situazione di impasse nella quale si trova. Sembra un moscone che sbatte contro il vetro in cerca d’aria. E ciò ne fa, sostanzialmente, un pericolo per il governo, già di per sé estremamente fragile.
In questa sua affannosa ricerca di consensi, Di Maio si rivolge alternativamente agli alleati (ora a Renzi, ora a Zingaretti) cercando a volte di blandirli, a volte minacciandoli. Sarà, comunque Beppe Grillo, anche se pure il suo carisma comincia ad essere intaccato, a sciogliere, prima o poi, il nodo dell’intricata situazione che si è determinata all’interno del suo movimento. E non sembra che Grillo sia ancora disposto a firmare a Di Maio, che quotidianamente contesta, altre cambiali in bianco.
Ma la sorte personale del leader dei cinquestelle è, a ben vedere, di relativo interesse. Quel che interessa è capire quanto in questa situazione, Conte può ancora durare. L’impressione, non solo nostra, è che probabilmente il presidente del Consiglio farebbe bene e cominciare a preparare le valige.









