Un renziano a Roma

di Gianpaolo Santoro

Un anno di Renzi. Flaiano da qualche parte stropiccerà le mani e sorriderà. Dando uno sguardo da queste parti si sta godendo 55 anni dopo la migliore messa in scena di “un marziano a Roma”, altro che  Compagnia del Teatro Popolare Italiano, questa volta è proprio il popolo italiano a dar vita alla sua commedia, quella volta fu un clamoroso insuccesso, questa, invece, un trionfo secondo sei italiani su dieci, ma di quelli che vanno al voto, ormai una minoranza da difendere, i Panda del voto.

“Ci ha riaperto un po’ il cuore alla speranza”, solo che questa volta invece di Kunt si chiama Matteo, e non viene dallo spazio ma dal granducato di Toscana, l’ultimo marchese del Giglio. Roma è, invece, la stessa, “povera e grande”, la Capitale del mondo di mezzo (la corretta interpretazione è mezzo a me, mezzo a te, nulla a loro..) messa a nudo da questo ennesimo scandalo, tutti insieme consapevolmente, l’edizione riveduta e corretta del consociativismo di sempre, una città allo sbando, dalla Panda alla banda. E col sindaco “vieni avanti Marino…” dei mitici fratelli De Rege che si vanta d’essere marziano, ma è tutta un’altra cosa.

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Il marchese del Giglio

Un anno di Renzi. Dalla presa del Pd a Largo Nazareno, l’inizio della fine del governo Letta, (#Enricostaisereno), il boy scout premier, banane e cono gelato (che cosa non si fa per una foto..) e l’intero giglio magico trasferito dal Palazzo Vecchio a quello Nuovo, da Palazzo della Signoria a Palazzo Chigi, dal fotografo al consigliori, dalla super vigilessa alla Orlandi furiosa delle tasse, tutti da Palazzo della Signoria a Palazzo Chigi.

Il rottamatore trasformatosi in rottamattore, un anno di slide ed annunci, promesse e scommesse, grafici e previsioni annunciate al ribasso ma che poi risultano sempre più ottimistiche della realtà, perché la recessione non guarda in faccia a nessuno, neanche al renzismo; un anno cominciato con una riforma al mese e finito con un programma spalmato in mille giorni di me (Renzi) e di te (resto del Paese) perché si sa, chi va piano va sano e va lontano, passo dopo passo, il guaio è se ti riscopri gambero; un anno del giro del mondo in 80 euro, rilancio dei consumi, polverizzatosi però fra paure, debiti e aumenti e con un “SalvaItalia” che tutto salva tranne le tasse.

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Passo dopo passo, il gamberismo

Un anno dell’eutanasia del Senato regionalizzato, perché le Regioni sì che danno il buon esempio e delle Provincia fantasma, che non si votano ma ci sono, e costano più di prima; dell’Italicum che prende il posto del Porcellum, ma poi non lo prende più, mah, chissà si vedrà, era tutto fatto ma, si sa, fra uomini di mondo come vanno queste cose; un anno con sei mesi di presidenza europea, ora glielo facciamo vedere noi, siamo o non siamo il primo partito d’Europa, quello che ha preso più voti e consensi, ed allora sorrisi e strette di mano, scaramucce con Juncker e come unico “successo” la poltrona di Lady Pesc (politica estera e sicurezza comune) anche se poi la Mogherini è esclusa dai tavoli che contano e noi contiamo sempre di meno.

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IL Patto del Nazareno

Un anno di Jobs act e di articolo 31, cioè come azzuffarsi sul lavoro in un mondo senza lavoro e di guerra al sindacato, anche se è stata riaperta e rispolverata la sala verde, quella delle riunioni oceaniche, tutti intorno ad un tavolo per dire sempre no; un anno di quote rosa che vengono bene in fotografia meno al ponte di comando e di Leopolda e cene da mille euro per finanziare il partito senza soldi e senza tessere perché le Fondazioni non vogliono sganciare un euro a questo “nuovo partito” che tutto sembra meno che di sinistra. Un anno, insomma, di Patto del Nazareno e di incubazione del Partito della Nazione, un anno di renzusconi, come dicono alcuni.

 

“Una tiepida notte di fine dicembre”. In un caffè. Il renziano ha perso definitivamente prestigio e autorevolezza. È una macchietta, oggetto della derisione generale.  “Le strofe della conclusione”, sei quartine cantate da altrettanti personaggi romani raccontano la loro verità. “La cosa significa tutto / e niente. È soltanto un rito. / Sta a voi darle un costrutto, / fingendo di aver capito”. Finisce così, “il marziano a Roma”. Come dire .”Stretta è la foglia, larga è la via, dite la vostra che ho detto la mia…” Ma sì, è Natale…

 

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