di Angelo Vaccariello
Non c’è voluto molto per capitolare. Qualche summit, un po’ di minacce, il sali e scendi della borsa di Atene e lo spettro di una bancarotta davanti agli occhi. Sono stati questi gli ingredienti che hanno portato il “comunista” Tsipras ad arrendersi davanti agli alleati europei.
La sua capitolazione è stata malamente accettata dalla “piazza” greca che è scesa a manifestare contro il partito che qualche settimana fa ha votato per governare il Paese.
Come un Berlusconi qualsiasi; come un diligente Monti o un Renzi in salsa greca, il già vecchio giovane leader di Syriza ha dovuto abbassare il capo davanti alla Germania della Merkel. Anzi, davanti alla Germania di Schauble, il ministro dell’Economia tedesco vero cane da guardia dell’austerity europea.
Per ottenere una dilazione dei finanziamenti, il governo greco ha promesso una lista di riforme che nemmeno la letterina che la Bce inviò all’Italia nell’agosto 2011 poteva prevedere.
Una “manovrina” da 7 miliardi di euro. Bruscolini, si dirà. Un macigno per la Grecia che conta su un prodotto interno lordo di 80 miliardi di euro.
E la “svolta europea”? E le promesse di non “piegarsi alla Troika”?
Balle elettorali. Null’altro.
Davanti ai soldi non ci si può permettere di fare i bulletti. Tsipras lo ha compreso in venti giorni, il tempo che è passato dalla sua elezione all’affrontare la realtà.
La cosa più divertente in questa vicenda drammatica è il risvolto italiano della capitolazione di Atene.
Si è ammutolita una certa “sinistra” con il blazer e il pullover che nel leader carismatico greco aveva posto qualche speranza. Ma come? Anche un “comunista” come lui cede al ricatto dell’Austerity?
Stendiamo, per concludere, un velo pietoso sugli “economisti” napoletani che vedevano nella new wave del Peloponneso una “speranza” dell’Europa. Come se, in economia, i costi non debbano sempre essere coperti da ricavi.









