di Giuseppe Crimaldi
Quanta compassione si vende al chilo nell’altruismo speso a parole? Fino a oggi nemmeno me lo immaginavo. Le chiacchiere non costano nulla. E che cos’è la “carità” quando esce dal guscio di una parola per trasformarsi in carezza concreta?
Continuo a chiedermelo, alla fine di una strana giornata di pioggia. Se mi sono imbarcato in un’avventura più grande di me lo devo a un’iniziativa sollecitata dall’ambasciata d’Israele a Roma, che ci aveva chiesto un gesto semplice: l’adesione al “Good deeds day”, che si legge giornata delle buone azioni (e che si è celebrata ufficialmente in tutto il mondo domenica 15marzo). Organizzare una buona azione.
Tante pacche sulla spalla, all’inizio. Tutti d’accordo: bella iniziativa, bravo, siamo tutti con te. Nelle intenzioni c’erano due obiettivi: contribuire a rendere meno pesanti le sofferenze dei piccoli degenti dell’ospedale pediatrico Santobono con l’acquisto di giocattoli e sostenendo i volontari che fanno la clown therapy; e riempire – almeno per una sera – lo stomaco di chi una casa l’ha persa o non l’ha mai avuta. Il secondo obiettivo l’ho raggiunto subito grazie alla generosità di un imprenditore che se fosse nato a Zurigo, a Bilbao o a Pittsburgh avrebbe oggi una fortuna maggiore di quella ottenuta qui a Napoli: si chiama Michele Giugliano, uno dei patron del ristorante “Mimì alla Ferrovia”. Non nuovo a simili iniziative benefiche (senza tuttavia mai comparire per propria scelta) Michele ha offerto i trenta pasti caldi a una condizione: “Non devi parlare di me”. Tradisco la sua fiducia consegnandola a una causa nobile. Tanto so che domani non per questo mi toglierà il saluto.
Ma dopo il dolce quasi sempre viene l’amaro. E così mi sono improvvisato “questuante”: al Vomero, sotto una pioggia leggera e malignetta, ho provato a chiedere un piccolo contributo per i bambini del Santobono. Saturno contro. Dopo due ore e mezza il ricavato era di otto euro e 30 centesimi. E lì mi sono quasi vergognato di me stesso. Mi sono chiesto chi me lo aveva fatto fare, quando sarebbe bastato metter mano direttamente al portafogli e poi magari dire che in tanti avevano contribuito anche con un piccolo aiuto. Invece una ragione c’era: volevo verificare l’ennesimo luogo comune del “gran cuore di Napoli”. E così mi è tornata in mente quell’antologia di luoghi comuni dei quali allegramente continuiamo a nutrirci (“Al Nord se ti vedono morire per terra non si fermano e passano avanti”; “Solo a Napoli c’è gente di cuore”).
Per ritrovare le coordinate del cuore e della generosità abbiamo dovuto superare l’Oceano Atlantico e arrivare in Florida. E’ da Miami che – grazie ai post di Facebook – una napoletana che ha lasciato Napoli ormai qualche decennio fa ha fatto partire un sostanzioso contributo che adesso servirà a realizzare il piccolo sogno della ludoteca del Santobono. E così, grazie a Nancy Falco e alle altre sottoscrizioni arrivate nel frattempo da amici e conoscenti, abbiamo raggranellato quanto basta a dire di avre onorato il Good deeds Day”. E poi dicono che il mare bagna ancora Napoli.











Interessante analisi di una realtà triste,filtrata dalla sensibilità di un grande uom,con una professionalità unica,grazie del contributo che offri Giuseppe Crimaldi