di Gerardo Mazziotti
A beneficio dei ragazzi ai quali il presidente Sergio Mattarella ha ricordato la strage di Capaci nell’aula bunker del Tribunale di Palermo.
Sono passati 23 anni dalle stragi di Capaci e di via D’Amelio e non passa giorno senza che giornali e televisione, pubbliche istituzioni e associazioni antimafia ci ricordino che il 23 maggio del 1992 le due auto con a bordo Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Mortinaro, sono state fatte saltare in aria dalla mafia in un tratto dell’autostrada Palermo- Punta Raisi, causandone una morte orrenda. Uno spettacolo da film dell’orrore quale non si era mai visto.
E ci ricordano che lo stesso spettacolo terrificante è stato replicato il 19 luglio dello stesso anno a via D’Amelio quando un’auto imbottita di tritolo è stata fatta esplodere dalla mafia per uccidere il magistrato Paolo Borsellino e i 4 agenti della scorta, Emanuela Lisi, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina e Claudio Traina.
Per i meriti acquisti Falcone e Borsellino sono stati definiti “eroi della lotta alla mafia” e perciò meritevoli di essere ricordati in film e sceneggiati televisivi, in libri e tesi di laurea. E giustamente a loro due sono stati intitolati aeroporti, strade e piazze di mezza Italia, aule universitarie ed edifici pubblici. Trattamento più che meritato. E non ci sarebbe nulla da eccepire se lo stesso trattamento fosse stato riservato agli altri ventidue magistrati che sono stati uccisi dalla criminalità mafiosa e da quella terroristica. Mi parrebbe perciò giusto, oltre che doveroso, che una giornata venisse dedicata alla memoria di tutti i magistrati che, con modalità più o meno spettacolari, sono caduti per difendere dalla criminalità lo Stato e la comunità nazionale.
Agostino Pianta, ucciso nel suo ufficio il 17 marzo 1969. Pietro Scaglione ammazzato assieme all’agente di scorta Antonio Lorusso il 5 maggio 1971 (la sua morte violenta è stata ricordata nel film “Cadaveri eccellenti” di Francesco Rosi). Francesco Ferlaino ucciso il 3 luglio 1975 mentre rincasava a piedi, senza scorta (il palazzo di Giustizia di Catanzaro porta il suo nome). Francesco Coco assassinato l’8 giugno 1976 assieme ai due agenti della scorta, Giovanni Saponara e Antioco Diana. Il giudice Cesare Terranova, ex deputato comunista, massacrato barbaramente a colpi di mitraglietta il 25 settembre 1979 assieme al suo agente di scorta Lenin Mancuso.
Il 23 gennaio e il 6 agosto 1980 sono stati ammazzati Mario Amato e Gaetano Costa. E il 26 gennaio 1983 la stessa sorte è toccata a Giangiacomo Ciaccio Montalto e a Bruno Caccia. (a questa magistrato è intitolato il Tribunale di Torino). Rocco Chinnici, il Procuratore di Palermo che ideò il pool antimafia nel quale chiamò Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello, e che istruì il primo maxiprocesso, dilaniato dall’esplosione dell’auto bomba imbottita di tritolo il 29 luglio 1983 e la stessa orrenda fine fecero i due agenti della sua scorta Mario Trapani e Salvatore Bartilotta e il portiere dello stabile di via Pipitone dove abitava il magistrato ( la stessa strage spettacolare replicata nove anni dopo in via D’Amelio). Alberto Giacomelli, trovato morto dentro la sua auto il 14 settembre 1988. Antonino Gaeta ucciso il 25 settembre 1988 assieme al figlio Stefano. Il giudice ragazzino Rosario Livatino, massacrato da killer mafiosi nella sua auto il 21 settembre 1990. Antonio Scopelliti freddato dalla ‘ndrangheta il 9 agosto 1991.
Non vanno dimenticati i magistrati vittime del terrorismo nero e rosso. Antonio Occorsio ucciso da un commando neofascista il 10 luglio 1976, Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione uccisi dalle Br il 14 febbraio e il 10 ottobre 1978. Fedele Calvosa, freddato dal terrorismo nero l’8 novembre 1978, Emilio Alessandrini, freddato nel suo ufficio con quattro colpi di pistola il 24 gennaio 1979. Nicola Giacumbi, Girolamo Minervini e Guido Galli uccisi barbaramente dai brigatisti rossi di “Prima Linea” il 16, il 18 e il19 marzo 1980 secondo un preciso disegno terroristico.È auspicabile che il presidente Mattarella, il Csm, l’Anm e il Parlamento promuovano la istituzione della “giornata della memoria” per ricordare questi magistrati. Meritevoli di essere considerati “eroi”. Esattamente come Falcone e Borsellino.
PS/ Giovanni Brusca, il mafioso pluriomicida che premette il pulsante che provocò la strage di Capaci, si è pentito ed è diventato collaborante di Giustizia, con tutti i benefici previsti dalla legge sul pentitismo.










