Giuseppe Mazzella

Giuseppe Mazzella

Giornalista, già responsabile dell’ ufficio stampa della Provincia di Napoli e corrispondente dalle isole di Ischia e Procida dell’Ansa. Ha collaborato a il “ Roma”, “ Il Mattino”

Ischia, il valore
delle feste e della Memoria

di Giuseppe Mazzella

Per un popolo, per una territorio, per una Comunità la memoria è uno strumento essenziale  per capire e per rispondere alle sollecitazioni del presente.   Scriveva Johann Wolfgang Goethe: “dove vien meno l’interesse, vien meno anche la memoria…” Per Ischia, grande parte della Memoria dell’isola è rappresentata dalle feste.

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S’Angelo vista da Serrara Fontana

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Giuseppe Mazzella

Il ciclo delle feste nell’isola d’Ischia, prima colonia greca dell’Occidente risalente allo VIII secolo a.C., comincia il 17 gennaio di ogni anno con la festività di S. Antonio Abate, il santo protettore degli animali, che si festeggia con i “ fucarazzi” in molte parti dell’ isola soprattutto nella contrada a lui dedicata nel Comune di Ischia.

“ Nella tradizione popolare la “ festa di Sant’Antuono è l’ultima e la prima festa dell’ anno” che apre e contemporaneamente chiude un ciclo temporale”  afferma Ugo Vuoso, sociologo, antropologo, fondatore oltre trentanni fa del Centro Etnografico delle Isole Partenopee, in una dettagliata comunicazione al Centro Studi su l’isola d’Ischia  del 24 marzo 1983 dedicata soprattutto al “ ciclo di carnevale”. E’ una “ comunicazione” di quarantacinque pagine contenuta nel secondo volume degli Atti del Centro Studi su l’isola d’ Ischia che raccoglie le comunicazioni degli studiosi isolani dal 1970 al 1984. E’ un testo fondamentale al pari del primo volume che va dal 1944 al 1970. Credo che i due volumi rappresentino la stagione d’oro della partecipazione del mondo culturale “ endogeno” alle problematiche culturali e civili dell’isola d’ Ischia.

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Il Carnevale di Lacco Ameno

 

 

Ugo Vuoso per poter sintetizzare quella comunicazione raccolse 13 bobine e settecento diapositive a colori e milleduecento foto in bianco e nero. Partiva infatti Ugo da un approccio diverso rispetto agli storici “  del documento” o dell’ “ atto scritto”. Andava alla ricerca della “ storia orale”. Raccoglieva dai protagonisti del tempo presente – contadini, artigiani, maestri di festa – le loro dichiarazioni ed i loro ricordi perché da questi si poteva ricavare una tradizione secolare che veniva tramandata di padre in figlio senza nessun atto scritto.

 

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Le feste di San Vito (in alto ) e S’Antalessandro

Vuoso successivamente diede alle stampe anche un volumetto sul ciclo delle feste sottolineando come tutte fossero legate alla millenaria presenza del Cristianesimo. Per il cristiano le feste finiscono il 6 gennaio con l’Epifania ma immediatamente cominciano il 17 con Sant’Antonio Abate. In questo spazio temporale di circa un anno solare ci sono decine di feste. Poiché le Chiese dell’isola sono 75 si può stimare che ci sono almeno una settantina di feste patronali perché non c’è una contrada o un villaggio con la sua chiesa ed il suo santo protettore. Ed ogni villaggio vuole “ onorare” il suo Patrono secondo le disponibilità del tempo.

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Festa di San Giovan Giuseppe

Ci sono in questa tradizione anche delle “ feste laiche” come quella del Carnevale al quale Ugo Vuoso dedica lo studio dettagliato delle varie manifestazioni che si svolgono a Forio e Lacco Ameno. Al “ Carnevale di Lacco Ameno” che si tenne per circa vent’anni con la sfilata dei carri provenienti da tutta l’isola a “ tema libero” Ugo dedica particolare attenzione. E’ oggi una  tradizione scomparsa.

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Festa di Sant’Alessandro

Queste “ feste patronali” rappresentano l’autentico “ colore locale” della promozione turistica e l’autentica fedeltà ai valori dei Padri che le generazioni  presenti hanno ereditato per tradizione orale dai lori padri e nonni. A queste  feste che hanno una organizzazione laica o profana costituita da un comitato di cittadini credenti che aiuta il parroco o il rettore della chiesa nell’allestimento delle festa con i suoi fuochi d’ artificio, la banda musicale, le luminarie qualche volta si apportano delle innovazioni per migliorare sia lo spettacolo che la tradizione.

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Santa Restituita di Barani di Ischia

Festa di Santa Restituta

La festa di Santa Restituta, la patrona dell’ isola d’Ischia, che si festeggia a Lacco Ameno dal 16 al 18 maggio da epoca immemorabile ha avuto –  per intuizione di Don Pietro Monti ( 1915-2008), il prete-archeologo, rettore della Basilica e scopritore delle antichissime radici cristiane dell’ isola – alcune innovazioni: dal 1956 la statua lignea della Santa che risale al XVIII secolo viene portata a Casamicciola via mare e dalla piazza Marina di Casamicciola il vescovo diffonde un messaggio alla sua Diocesi; dal 1969 c’è nella Baia di San Montano la rappresentazione dell’arrivo della santa miracolosamente giunta in quella rada dalle coste africane portava dal vento di scirocco e dalla mano di Dio.

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Festa di San Vito

Così anche San Vito di Forio il 15 giugno da alcuni anni effettua una processione in mare per benedire tutta la cittadinanza da Punto Caruso. Ed ancora San Michele Arcangelo a Sant’ Angelo alla fine di settembre in una suggestione irripetibile effettua la sua processione in mare fino a Punta Imperatore. Ed ancora l’altro santo patrono, Giovan Giuseppe, a settembre per la sua festa ad Ischia Ponte effettua il suo giro per mare.

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festa di Sant’Anna

Le più importanti sagre estive dell’isola d’ Ischia – da maggio a settembre –  sono tutte legate al mare ed ad una festività religiosa. Così Sant’Anna che si tiene il 26 luglio nello specchio d’acqua antistante il Castello Aragonese e che è diventata la più importante sagra estiva. Qui la fede religiosa c’entra ma poco. Fu inventata dal alcuni amici per passare una notte in mare con la barca, mangiare anguria e parmigiana con una sfilata di “ barche addobbate” realizzate da alcuni appassionati locali. Sono passati 83 anni dalla prima edizione. Sono state portate innovazioni alla festa  con lo spettacolo dei fuochi d’ artificio e dell’ incendio del Castello. Ogni anno c’è l’ attesa di chi la farà e quanto costerà.

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Festa di Sant’Anna

 

Ma rispetto alla fondazione della festa è venuto meno il motivo più spontaneo: la costruzione della barca. Queste barche venivano allestite a “ tema libero” da appassionati. Quando l’organizzazione fu assunta dall’ Ente Valorizzazione Isola d’ Ischia negli anni ‘ 60 c’era perfino un “ bando di concorso” per partecipare alla costruzione delle barche i cui “ bozzetti” venivano presentati presso la Galleria d’Arte di Mario Mazzella. Oggi non ci sono più questi appassionati. Le barche vengono “ commissionate” ad associazioni dal comitato organizzatore e nemmeno l’esperimento del “ palio” tra i sei Comuni e poi con Procida e Capri ed Anacapri ha risvegliato gli entusiasmi.

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Festa di Sant’Anna

La festa di Sant’Anna è certamente spettacolare per la data in cui si tiene e soprattutto il luogo unico al mondo dove si sposa la geografia con la storia in un rapporto indissolubile. Ma lo spontaneismo è scomparso come è scomparso quello per i “ carri” del Carnevale di Lacco Ameno.

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Quello che a mio parere bisogna consolidare è proprio questo ciclo delle  feste dell’ isola d’Ischia. Dalla più bella e sfarzosa alla meno conosciuta e più parca.

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E’ questa l’ autentica promozione turistica dell’isola d’ Ischia oltre a pacchianate di pseudo-cultura “ esogena” che servono poco o nulla sia al turismo sia alla popolazione locale oltre a costare una montagna di preziosi soldi pubblici. Bisogna anche risvegliare lo spontaneismo e l’orgoglio degli isolani raccogliendo il monito di Don Pietro Monti al quale nel centenario della nascita un comitato di cittadini ha dedicato due giorni di studi dal 27 al 28 giugno 2015 con la pubblicazione del prezioso volume di testimonianze : “Saliamo sulla barca di Pietro”. “ Ricordate, Giovani,  che di quest’ isola  va tutto salvato. Anche i “ cocci”, ultime reliquie di distrutti monumenti, e pur parlano come l’Epomeo nel sereno incanto della natura, al pari dell’ avvenimento storico e restano segni imperituri della civiltà a cui apparteniamo”.

 

 

 

 

 

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