di Gerardo Mazziotti
Quelli della mia generazione contestarono negli anni ’60 la decisione della Soprintendenza ai Monumenti di Venezia ( allora si chiamava così) di bocciare il progetto del “Memorial Masiero” sul Canal Grande di Frank Lloyd Wright e il progetto dell’Ospedale generale alla Giudecca di LeCorbusier. Con questa stupefacente motivazione “ le linee troppo moderne di questi manufatti edilizi mal si inseriscono nel contesto storico e artistico della città e ne costituiscono un grave turbamento”.
La conseguenza di questa demenziale decisione di quattro burosauri ministeriali (“manufatti edilizi” come se si trattasse di progetti di geometri, absit iniuria verbis, e non di meravigliose opere architettoniche ) fu che Venezia e l’Italia furono private delle opere di due Maestri del Movimento Moderno. Venne impedito al più architetto americano di tutti tempi di realizzare in Europa un’opera di sublime bellezza, che avrebbe richiamato nella città lagunare un turismo colto e raffinato. Bruno Zevi li definì “ due crimini contro la cultura architettonica mondiale”. Rimasti impuniti.
Si resta perciò basiti di fronte all’osceno cubo bianco sul Canal Grande, che, con il parere favorevole della Soprintendenza ai Beni architettonici, è stato realizzato come ampliamento del settecentesco palazzo dell’Hotel Santa Chiara.
Quelli che si ergono a loro difensori dimenticano che queste sovrastrutture di burocrati ( non fanno i piani paesistici di cui alla legge Bottai perché, come denunciò a suo tempo il grande storico dell’architettura Roberto Pane, preferiscono esercitare il potere discrezionale del “addò verene e addò cecano”, senza doverne rendere conto a nessuno, men che meno ai cittadini ) non hanno fatto nulla per impedire l’inverecondo degrado dei Siti Borbonici tra i quali la Reggia di Carditello.
Questi burosauri hanno autorizzato, per fare alcuni esempi, il sacco di Napoli ( gli ecomostri di Ottieri sono sorti col parere favorevole della Soprintendenza ai Monumenti ), i due escrementi edilizi scaricati sulla facciata del castello Aselmayer di Lamont Young al corso Vittorio Emanuele di Napoli, il mostro di Fuenti sulla costiera amalfitana patrimonio dell’umanità, il mostro di Alimuri a Vico Equense, il mostro di Pozzano a Castellammare di Stabia, gli ecomostri di Punta Perrotti di Bari, le stazioni del metrò collinare di Napoli che hanno violentato le più importanti piazze cittadine, i due “baffi provvisori” alla scogliera della Rotonda Diaz in violazione del vincolo monumentale di via Caracciolo ( dopo tre anni, la Soprintendenza non è capace di farli rimuovere). E potrei ricordare i Soprintendenti e i funzionari finiti in galera per corruzione.
E’ il caso di chiarire che queste strutture esistono solo in Italia perché negli altri paesi la tutela del patrimonio storico e artistico e delle bellezze naturali è affidata a Commissioni di tutela, costituite da critici e storici dell’ architettura e da architetti, pittori e scultori di fama internazionale.
Il dottor Vittorio Sgarbi oggi si indigna e reclama il licenziamento di tutta la Soprintendenza ma dimentica che avrebbe potuto, e dovuto,liquidarle tutte e istituire le Commissioni di tutela quand’era sottosegretario ai Beni Culturali del 2° governo Berlusconi. Ha preferito impiegare il tempo per polemizzare col ministro Giuliano Urbani e per esibirsi in spot pubblicitari.











