di Daniela Iorio
Ci sono voluti ben due mesi, ed ecco il verdetto del Tribunale del Mare di Amburgo sulla intricata vicenda dei due Marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre ritenuti responsabili dalla giustizia indiana dell’uccisione di due pescatori al largo delle coste Kerala dello Stato indiano nel febbraio 2012. “L’Italia e l’India devono sospendere ogni iniziativa giudiziaria in essere e non intraprenderne di nuove che possano aggravare la disputa”. L’arbitrato internazionale era stato attivato su richiesta dell’Italia dopo il fallimento dei negoziati con l’India. Insomma fermi un giro, sembra il gioco dell’oca. E fermi anche i due militari in India.
La cosa sconcertante è che esiste poi davvero un gioco on line sui due soldati italiani del reggimento “San Marco”, di quelli che vanno a ruba per la playstation, la console di videogiochi a cui non resistono nemmeno i premier di Stato, almeno in Italia. Si chiama “Marò slug: prova a liberare i Marò”. Chissà, forse solo qualche bambino con le sue arti multimediali potrà trovare la soluzione di questa matassa sempre più ingarbugliata e risolvere la situazione disperata dei due Marò Girone e Latorre.
Già, perché la realtà è dura e ci dice che la libertà è ancora lontana: la sentenza del Tribunale del Mare di Amburgo, approvata con 15 giudici favorevoli e sei contrari, ha stabilito che fino alla fine del processo non saranno prese misure temporanee per consentire ai nostri militari di far ritorno in Italia. Anzi, i marine italiani dovranno rimanere a New Dehli, contrariamente a quanto sperava l’Italia.
In questi tre anni i Marò hanno vissuto molti giorni in reclusione, sono tornati in Italia in occasione delle vacanze natalizie, e per le votazioni nazionali. Latorre è riuscito a stare di più in Italia, ma solo per precarie condizioni di salute e per un intervento delicato al cuore. Ed ora uno resterà in India, come dall’inizio, sottoposto all’obbligo di firma, e l’altro dovrà immediatamente, scaduti i termini della proroga di sei mesi per motivi di salute, far ritorno nella repubblica asiatica. Un panorama positivo?
Per il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, beato lui, un grosso passo in avanti. “Abbiamo sottratto il caso alla giustizia indiana così come avevamo richiesto, la corte arbitrale internazionale straordinaria va nella direzione da noi indicata. Sarà stabilita la verità, che la Enrica Lexie si trovava in acque internazionali e che i Marò svolgevano regolare compito in rappresentanza dello Stato”. Punti di vista. Addirittura all’interno dello stesso governo. Ascoltate il ministro Graziano Delrio: “E’ una sentenza che non va nelle condizioni favorevoli che speravamo ed è a tutto danno dei marine italiani”. E’ dello stesso parere l’agente del governo italiano ad Amburgo, Francesco Azarello“la grande delusione è l’aver fallito il tentativo di riportare nel frattempo Latorre e Girone in Italia…”
Nessun ritorno in Patria dunque per i fucilieri, l’India certo non può giudicare i nostri soldati, ed è già una cosa, almeno questa deve restare ferma. Eppure considerando la casistica sui tempi degli ultimi contenziosi in arbitrato, dai 24 mesi ai sette anni, c’è poco da stare sereni su una immediata risoluzione di questa lunga vicenda.









