Giuseppe Mazzella

Giuseppe Mazzella

Giornalista, già responsabile dell’ ufficio stampa della Provincia di Napoli e corrispondente dalle isole di Ischia e Procida dell’Ansa. Ha collaborato a il “ Roma”, “ Il Mattino”

I bambini
non vogliono la guerra

di Giuseppe Mazzella

 Nei libri di Curzio Malaparte ( 1898-1957) non sai mai dove finisce la realtà e comincia la fantasia. Di una bravura eccezionale viene considerato da molti come uno dei più grandi giornalisti e scrittori italiani del XX. Personaggio complesso e contraddittorio passato da fascista a comunista, eccentrico ed esibizionista tanto da far dire a Leo Longanesi “che era talmente egocentrico che ad un matrimonio vorrebbe essere la sposa ed ad un funerale il morto”.

aylan kurdi

Aylan Kurdi

Come giornalista aveva una rubrica pungente sul settimanale illustrato “ Tempo” che si intitolava “Battibecco” e di una straordinaria efficacia erano i suoi reportage sul “ Corriere della Sera”. I suoi libri più importanti sono stati “ Kaputt” e “ La pelle”. Il suo capolavoro – letto e studiato da migliaia di lettori negli anni ‘ 50 e ‘ 60 fra i quali chi scrive – è “ Kaputt” pubblicato a Napoli nel 1944, stampato in decine di edizioni e in tutte le lingue dove “ ogni lettore ha potuto vedere con gli occhi di Malaparte, ora audaci ora sprezzanti ora commossi, le crudeltà, le miserie e le follie della seconda guerra mondiale che soltanto venti anni dopo sembra incredibile”.

curzio

Curzio Malaparte

Lo stesso Malaparte nella prefazione  dice che è “ un libro crudele” ma si augura che “ i tempi  siano nuovi realmente e non siano avari di rispetto e di libertà”. Quando l’ho letto a meno di vent’anni nel 1967 rimasi sconcertato e terrorizzato dagli orrori della guerra e dalla crudeltà del popolo tedesco dimostrata nella più grande catastrofe umana della Storia ( eppure Malaparte era mezzo tedesco). Mi colpì il suo racconto del pranzo con il “ Reichminister” Frank  che si definì “ il Re tedesco di Polonia” ed il sorriso di Malaparte alla dichiarazione: “ Ho parlato con molti Re, ho pranzato nei loro palazzi e nei loro castelli ma nessuno di loro mi ha mai detto: io sono il Re”. Le sue descrizioni “ delle poltrone  rivestite con pelle umana” degli ebrei uccisi ed il ragazzo che riconosce l’occhio di vetro dell’ufficiale tedesco “perché dei due è l’unico che abbia qualcosa di umano”.

1934-Lipari-Curzio-Malaparte-davanti-alla-Chiesa-dellAnnunziata-con-la-scalinata-che-gli-ispirerà-la-villa-di-Capri

Lipari, l’ispirazione per casa Malaparte

Forse il successo mondiale di quel libro dal titolo di una sola parola “ Kaputt” che in tedesco significa “ rotto, finito, andato in pezzi” è  dovuto alla descrizione tra realtà e fantasia di un orrore senza precedenti  che impone alla coscienza del lettore il desiderio e la volontà di non ripeterlo mai più perché se succedesse ancora qualcosa di simile la barbarie avrebbe ancora cittadinanza nel mondo moderno.

Malaparte aveva solo 59 anni nel 1957 quando è morto di cancro. Pur malato intraprese un ultimo viaggio in Russia ed in Cina inviando i reportage al “ Corriere della Sera”. Voleva  farne l’ultimo suo libro. Ma non le ebbe il tempo. La raccolta dei reportage uscì postuma a cura dell’Editore Vallecchi e con una stupenda prefazione di Giancarlo Vigorelli e per titolo fu scelto: “ Io, in Russia e in Cina”.

Casa Malaparte

Casa Malaparte

C’è una pagina dedicata all’efficienza dell’assistenza ospedaliera nella Cina di Mao alla quale Mapalarte nel suo testamento lasciò la sua villa nell’isola di Capri chiamata “ Casa come me” e che fu oggetto di lite giudiziaria con gli eredi legittimi e questione diplomatica perché l’Italia non riconosceva la Repubblica Popolare Cinese. Scrive Malaparte: “… Il Professor Li, primario dell’Ospedale di Hankow, con il quale mi congratulo per la perfetta organizzazione del reparto pediatrico e per l’affettuosa sollecitudine che la Repubblica Popolare dedica all’infanzia, mi ha risposto: “ la forza dei popoli è la bontà”. La direttrice del reparto pediatrico, professoressa Tao, mi ha aggiunto: “ I bambini hanno una importanza decisiva nell’ avvenire del mondo, più grande di quello che molti non credono”. Questa frase della professoressa Tao mi faceva tornare in mente quello che mi aveva detto un contadino cinese, in una cooperativa agricola dello Scensi: “la guerra non si farà perché i bambini non la vogliono”.

111224-gaza-anniversary

Stupenda osservazione. I bambini non vogliono la guerra. Sono così belli, dolci, teneri, indifesi e  danno talmente amore quando ti abbracciano e di danno un bacio, dieci baci, mille baci, che ti senti tu debole e fragile perché sei tu, uomo maturo o vecchio, che hai bisogno di quelle carezze perché la tua vita ha un senso solo se il tuo bambino può crescere sano, bello, felice. E gli dai tutto quello che sei riuscito a fare o conquistare nella tua vita in cambio di un sorriso che sia capace di arrestare una lacrima per il diniego di comprare un giocattolo.

Nilüfer Demir

Nilüfer Demir

Io ho pianto come milioni di esseri umani di fronte alla terribile immagine scattata dalla fotografa turca, Nilufer Demir, di 29 anni, sulla spiaggia di Bodrum in una mattinata di questo  amaro settembre 2015  del piccolo Aylan Kurdi di 3 anni che fuggiva dall’orrore della guerra  in Siria, dal piccolo, povero e martoriato villaggio curdo di Kobane dove non c’è più acqua e luce,  con il fratellino Galip di 5 anni, la madre Rehan di 35 anni ed il padre Abdullah Kurdi di 39 anni. Nel naufragio del gommone che doveva portare la famiglia Kurdi prima nell’isola greca di Kos e poi dopo un terribile e lungo viaggio fino in Canada dove Abdullah ha una sorella sono morti Aylan, Galip e Rehan. Solo il padre si è salvato.

Mehmet Ciplak e Nilufer Demir

Aylan giaceva sulla spiaggia senza vita. Era tutto vestito con le scarpine, i pantaloncini e la maglietta. Sembrava dormisse. Una immagine atroce. “ Sono venuta al mondo per scattare quella fotografia  del piccolo Aylan”  ha dichiarato Nilufer. “ Ho voluto che quella immagine gridasse senza più la voce di Aylan che non ho mai sentito che non ci sarà più” ha continuato la fotografa turca che sperava che Aylan fosse ancora vivo. Dal canto suo il soldato turco Mehemet Ciplak che pietosamente ha raccolto il corpicino di Aylan ha detto, essendo padre di un bambino di sei anni, che l’ha preso nelle mani  come un figlio ed ha trattenuto le lacrime aggiungendo che “ il problema dei rifugiati che fuggono dalla guerra è una vergogna dell’umanità”.

image

Cosa avrebbe scritto Malaparte se fosse stato vivo dopo 58 anni dalla sua morte e dal suo viaggio in Russia ed in Cina e dopo 71 anni dalla pubblicazione di “ Kaputt”? Ma quale è il percorso della Storia umana verso nuovi livelli di civiltà a 70 anni  dalla fine della seconda guerra mondiale? Aylan è il mio bambino. E’ il figlio di Mehemet. E’ il fratellino dei miei adorati nipotini ed è il bambino di tutto il mondo civile.

hollande_merkel2-535x300

Hollande e Merkel

Credo che oltre i trattati e gli accordi internazionali è stata la potenza di questa immagine, dove lo stesso Malaparte non avrebbe potuto e saputo descrivere l’orrore e la tragedia nella didascalia, a toccare il cuore dei potenti d’Europa come la Merkel ed Hollande sperando che intervenga l’Onu – l’Organizzazione delle Nazioni Unite – nella risoluzione del dramma dei rifugiati riscoprendo un ruolo determinante come quello svolto nell’immediata dopoguerra.  Perché dopo la” guerra fredda” viviamo in questo secolo XXI una “ guerra calda” portata nel mondo civile dal vento del deserto africano alimentato dai fanatismi della religione, del potere e del denaro e così continua il secolo XX che è stato quello del progresso e della barbarie diventando un “ secolo lunghissimo”.

Aylan è il mio bambino, è il bambino di tutti. E di nessuno, visto come è morto. Lo saluto con la sua religione, perché Dio “deve” esserci fosse solo per Lui, toccandomi la fronte, le  labbra ed il petto: Ti porto nella mente, sulle labbra e nel cuore. Lo farò per sempre.

 

 

CondividiShare on Facebook0Tweet about this on TwitterPin on Pinterest0Share on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri post dello stesso Autore