Il bluff del Senato

di Eduardo Palumbo

A Renzi, si sa, servono 160 voti per far passare la sua riforma del Senato. Centossessanta voti che un giorno sembrano a portata di mano, un altro una chimera. E’ la politica italiana, perché meravigliarsi?

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Bersani e Renzi

Renzi continua a mostrare i muscoli, è sempre ultimatum.” La legislatura passa per la riforma, questo deve essere chiaro a tutti” è il mantra renziano. Ma pallottoliere alla mano, tutto è in bilico.

Non c’è certezza, perché i numeri hanno un valore relativo. Sono 234, ma il numero potrebbe essere per difetto vista la velocità del trasformismo, i parlamentari che negli ultimi due anni hanno cambiato partito, si salta da qua e da là, i parlamentari grilli (non grillini…).

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Dorina Bianchi

Prendete l’aspirante ministro del Mezzogiorno Dorina Bianchi, esile donna che deve avere una vita interiore tempestosa: eletto nel 2008 col Pd è poi transitata nel Pdl, con cui è stata ricandidata e rieletta nel 2013, per poi passare nei mesi successivi nel Nuovo centrodestra, insomma è donna di governo. Verrebbe da dire che sta sempre con chi governa, destra o sinistra, cambia poco: le poltrone sono tutte uguali. Già ma fossero solo i cambi di casacca, la vera battaglia è all’interno dei partiti della stessa maggioranza, Pd e Nuovo centro destra.

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Vannino Chiti, minoranza dem

Il braccio di ferro RenziBersani va avanti ormai da tempo. Le dimissioni di Cuperlo da presidente del partito, di Speranza da capogruppo alla Camera, le sostituzioni dei componenti della minoranza dem dalle commissioni perché non sempre in perfetta sintonia con le tesi del governo, gli abbandoni di Civati, Fassina, Cofferati, la guerriglia è infinita. Renzi avrebbe 183 senatori, ma stando così la riforma la minoranza dem non ci sta ed allora ci sono 28 voti da sottrarre. Il pomo della discordia è l’articolo 2 che prevede che i componenti di Palazzo Madama non siano eletti direttamente dai cittadini.

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D’Attorre, Civati e Fassina

Già ma ci sono anche i ribelli del Ncd, 15 senatori sono pronti a non votare la riforma, è ammutinamento ad un Alfano ormai troppo appiattito sul Pd, pronto, a detta di molti, al grande passo nel centrosinistra. E così in una piccola aula del Senato si è riunita la componente “carbonara” del Nuovo centro destra, c’è al gran completo la pattuglia calabro-lucana di Ncd, quella di Viceconte e Tonino Gentile, ma anche l’ex socialista Colucci, D’Ascolta e Giuseppe Esposito, giusto per fare qualche nome. C’è grande fermento.

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I verdiniani

E così può non bastare l’operazione di Denis Verdini,  l’ex coordinatore di Forza Italia – e trait d’union tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi ai tempi del patto del Nazareno – che ha formato il suo gruppo “Alleanza liberal popolare per le autonomie”  che sembra nato proprio per fungere da “pronto soccorso” al Senato per la riforma. “Molti di noi – ha detto Verdini-  hanno collaborato alla formazione del ddl e si sentono partecipi di queste riforme . La strada è tracciata, indietro non si torna“.

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Renzi e Bersani, a tavola non si risolvono i problemi…

La narrazione di questi giorni dice che si media, che si cercano soluzioni. Ma realmente non è così. I renziani per sottolineare la loro “disponibilità” ricordano che ci sono state 134 modifiche alla decreto legge e, parlando al loro interno, che hanno fatto 24 riunioni di direzione in 18 mesi… Renzi tuona. “L’articolo 2 non è trattabile. Voglio vedere chi voterà no al ddl Boschi che cosa andrà poi a dire agli elettori, come lo spiegherà nei territori”.  Bersani  da parte sua è stato lapidario “Non si può chiedere disciplina di partito davanti alla Costituzione”.

La riunione del gruppo dei senatori del Pd non ha spostato di una virgola la situazione. Poco più di una passerella, di quelle per far vedere che ci sono partiti che discutono. “Io – ha detto Renzi– andrò avanti con la mediazione, però a un certo punto bisognerà decidere e chiudere. Adesso la palla è a loro, vediamo se vogliono sfasciare tutto o no. Io i numeri ce li ho comunque”. L’interrogativo è uno solo: i senatori avranno la forza, correndo il rischio di andare a casa, di andare a vedere se Renzi sta bluffando o meno?

 

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