di Gianpaolo Santoro
Disorienta. Confonde. Stupisce. Papa Francesco non predica a maggior gloria di Dio, ma a maggior gloria di Io. Un Papa Superstar. Incontenibile. Ma incontenibile è ormai anche il fronte della contestazione. Undici alti prelati (tra i quali l’ex cardinale vicario del pontefice per la diocesi di Roma e arciprete della basilica papale di San Giovanni in Laterano Camillo Ruini e l’arcivescovo metropolita di Bologna Carlo Caffara) hanno scritto un libro-documento Matrimonio e famiglia per affermare che l’ordinamento della Chiesa deve restare fedele al Vangelo. Apparentemente una banalità. Ma non è così. Una dura accusa, in vista del Sinodo.
Se Papa Giovanni Paolo II era popolare soprattutto dentro la Chiesa, Papa Francesco che dice che “non esiste un Dio cattolico”, che “non si deve fare della Croce un vessillo”, che “ i divorziati possono fare la Comunione” è popolare, soprattutto, fuori dalla Chiesa. Parla, parla molto Jorge Bergoglio eppure a volte, quando vorresti sentire la sua voce non dice niente. E questi suoi silenzi pesano come pietre. Prendiamo, ad esempio, il dramma di Asia Bibi, la pachistana cristiana, quarantaquattrenne, madre di cinque figli, condannata a morte per blasfemia.
Chiese al Papa una preghiera al mondo. Niente. Così come non una parola per le duecento ragazze nigeriane rapite da Boko Aram o per quella povera coppia di sposi cristiani bruciati in Pakistan in una fornace, tanto per citare due dei tanti drammatici casi. Ed il cooperante italiano Cesare Tavella giustiziato in Bangladesh dai guerriglieri dell’Isis “Perché un crociato”? Ci sono mondi, come quello mussulmano, con il quale Papa Francesco sembra non ami confrontarsi. Una situazione che ricorda il silenzi di Pio XII sugli ebrei. Grande cautela, prudenza, circospezione, rispetto. Per alcuni quasi “accondiscendenza”.
Al punto che sull’ultimo numero di Dabiq, il magazine propagandistico dell’Isis, vero e proprio pilastro del ’Jihad 2.0’, compare “crusader pope”, la fotografia di Papa Francesco in compagnia di esponenti religiosi islamici che vengono definiti “studiosi governativi apostati”. Secondo l’Intelligence: “un’operazione per cavalcare la popolarità del pontefice indicando per aggregare il più vasto numero di persone possibile”. Certo se si ricorda il discorso (che provocò molte reazioni, incidenti e morti) che Benedetto XVI tenne a Ratisbona all’università tedesca di Regensburg sul diritto delle singole coscienze di aderire o non aderire liberamente a una fede (“Maometto, dopo avere in gioventù ammesso la facoltà di scelta, una volta raggiunto il potere, impugnò la spada per convertire il prossimo…”) ci si rende conto della diversità degli ultimi due Papi nel rapporto col mondo islamico. Chi è davvero il Capo della Chiesa? Quale Chiesa, quale identità, quale fede Jorge Bergoglio ha portato prima a Cuba, poi alle nazioni Unite, poi al cospetto di Obama?
Antonio Socci, autore del Libro “Non è Francesco” (dove si mette in qualche modo in discussione la regolarità dell’elezione di Bergoglio) ha scritto che “l’unico risultato del viaggio a Cuba e negli Stai Uniti del Papa è stata la sua personale glorificazione mondana nei salotti radical-chic. Al contrario la Chiesa ne è uscita malridotta, umiliata e delegittimata. Sia la Chiesa dei perseguitati (a Cuba o nelle terre sottoposte all’islamismo), sia la battagliera Chiesa degli Stati Uniti. A Cuba Bergoglio ha preso in giro i dissidenti, ignorato il dramma dei diritti umani e ridicolizzato e screditato come settari i cattolici che resistono al regime. Addirittura omaggiando e legittimando il regime sanguinario di Castro“.
In America ha ringraziato il laicista Obama per la sua iniziativa per la riduzione dell’inquinamento dell’aria, dedicando ben 12 righe del suo discorso eco-catastrofista (su 34 complessive) ai temi ecologici. E, soprattutto, non ha mai nominato Gesù Cristo. Abbandonata la linea dei principi non negoziabili, ai vescovi americani Papa Francesco ha detto di essere d’accordo sui contenuti delle loro battaglie per la difesa della vita e della famiglia ma di non condividere i toni duri e la contrapposizione sociale. Meglio il dialogo.
Ma poi ha fatto leggere la prima lettura della Santa Messa tenuta al Madison Square Garden di New York a Mo Rocca, attore, scrittore satirico e, soprattutto, icona del mondo omosessuale statunitense. Altroché dialogo, è sembrata una scelta di campo. Col risultato che il Senato americano si è sentito “legittimato” di affossare un disegno di legge che tendeva a impedire gli aborti dopo le 20 settimane di vita, una legge che secondo LifeNews.com avrebbe contribuito a salvare circa ventimila bambini ogni anno. Ma ha fatto molto più notizia l’appello contro la pena di morte. Molto più clamore.
Papa Francesco ha fatto di tutto per piacere a tutti. Secondo Rod Dreher, editorialista di The American Conservative, cattolico poi convertito all’ortodossia russa “gran parte dei suoi interventi sono stati improntati a più di una interpretazione. E così per i conservatori è apparso un difensore della dottrina, per i democratici un innovatore”. Ed il New York Times in un editoriale ha ampliato ancor più questa impressione. “La paura è che la maggior parte delle persone che sono state raggiunte dal suo messaggio hanno ascoltato soltanto le parti che confermavano quello che già volevano credere. Confusi pronunciamenti che hanno finito con il mettere a repentaglio la missione negli Stati Uniti…”
E poi c’è la narrazione del Papa rosso, il Papa Comunista, “el Pueblo primero”, la terza via argentina tra marxismo e liberalismo. “Avevo un’insegnante fervente comunista che mi leggeva e mi dava da leggere testi del Partito comunista. Così conobbi anche quella concezione molto materialistica” ha rivelato in un’intervista il Pontefice. “Sono Comunista? Sono solo un po’ sinistrino…” ha detto ai giornalisti.
Ma c’è chi la pensa diversamente. Rush Limbaugh, un popolare conduttore di destra che conduce uno show radiofonico con oltre venti milioni di ascoltatori si è scagliato violentemente contro Bergoglio. “Un Papa marxista a capo di una Chiesa cattolica ipocrita che critica il capitalismo che la finanzia.” Sotto i riflettori l’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” definita “un assalto alla nuova tirannia del capitalismo, un attacco alla idolatria del denaro. Capitalismo senza limiti? Non esiste da nessuna parte. Città del Vaticano non esisterebbe se non ci fosse una tonnellata di soldi.Il capitalismo senza limiti è una frase socialista per descrivere gli Stati Uniti.”
Ma non basta. Jonathon Moseley, esponente del Tea Party, ha scritto un editoriale di fuoco sul “World Net Daily”. “Gesù parlava all’individuo mai allo Stato o alla politica del governo. . Cristo rigettò la teoria della redistribuzione, quando gli avevano chiesto se era giusto che un fratello condividesse con gli altri famigliari un’eredità ricevuta. Era un capitalista, che predicava la responsabilità personale, non un socialista. Gesù sta piangendo in Paradiso per le parole del Papa…”














L’importante è che si parli di religione. E, per quanto mi riguarda, di religione cattolica, cristiana.
Tutto il resto sono solo chiacchiere.
E chissà quante chiacchiere, compromessi, o peggio, intorno alla religione cattolica – e non solo – dalla sua nascita. Oggi è aumentato questo presunto senso di giustizia. È aumentato l’affermare che le proposte del proprio ‘schieramento’ siano migliori.
Poi si finisce con l’andare dal proprio referente politico o amico sindacalista a chiedere aiuto. E così si capisce quanto valgano i valori di uguaglianza, fratellanza e libertà per certe persone che dimostrano di parlare bene ma razzolare male.