di Alessio Buccafusca
Phuket Ogni volta che arrivo al Phuket International Airport (Hkt) è come se stessi atterrando a Capodichino: mi sento a casa. Ed in effetti è così. Questa piccola grande isola è un pezzo importante della mia vita, e del mio cuore. La sento “mia”, parte di me. Per mille ragioni, una moglie e due figli compresi…
A Napoli c’è un grande aperto dibattito sul turismo ritrovato, il rilancio di antiche bellezze, la riscoperta della città che, dai lontani giorni del colera, è in continuo recupero, il disperato tentativo di ritornare quello che era una volta sotto il profilo turistico.
Ed ogni volta che sono qui nel cuore del mare delle Andemane mi rendo conto che cosa davvero manca ormai a Napoli per ritornare ad essere una delle mete più importi del circuito mondiale: è una città senza sorriso. Esattamente il contrario di quello che avviene a Phuket, dove in ogni stradina, mercatino, spiaggia, ti senti sempre stretto da un grande abbraccio, avvolto da un sorriso alla vita, alla speranza. Una speranza che qui vale molto di più..
Io ero qui nei giorni del terrore, ho vissuto il dramma spaventoso dello tsunami, la grande onda, il mare nero, la paura, lo sgomento. Una catastrofe di dimensioni bibliche, pochi secondi che spazzarono via la vecchia Thalang (il primo nome dell’isola), una devastazione totale a mare, case spazzate via, fango, morti, un lungo incubo. C’erano morti dovunque, bisognava dare a loro un nome, una identità. Ai parenti dei deceduti un corpo, ai parenti dei dispersi una speranza. Eppoi i bambini. I tanti bambini di quei giorni. Quegli occhi che chiedevano aiuto. Smarriti. Tutto venne travolto dalle acque, tutto tranne la speranza, la voglia di riscatto, il sorriso.
A distanza di poco più dieci anni, molti dei villaggi interessati dallo tsunami sono riusciti a riprendersi e a tornare alle loro attività, basate per lo più sulla pesca. La consapevolezza che molte persone si sarebbero potute salvare, se solo ci fossero stati sistemi per segnalare per tempo l’emergenza tsunami, ha portato alla costituzione dell’Indian Ocean Tsunami Warning System, uno strumento prezioso che serve per analizzare le possibili conseguenze dei terremoti e segnalare ai governi dei paesi interessati stime e tempi di arrivo di possibili onde anomale.
Tutti insieme, lavorando in silenzio senza clamore, è stato ricostruito un tessuto turistico importante, recuperato quello che il mare assassino aveva portato impietosamente via. delle bibbie del turismo la Condé Nast Traveler non a caso ha inserito Phuket nella lista delle prime dieci destinazioni turistiche del mondo nella classifica relativa a ospitalità e il rapporto “qualità-prezzo.” Se penso alle gestioni dei nostri terremoti, i campi dei prefabbricati ancora in vita del sisma dell’Irpinia di 35 anni fa, tutte le emergenze mai superate, mi viene un nodo alla gola per il nostro Paese.
Poco più di venti anni fa c’è stata la chiusura delle ultime miniere di stagno e la grande riconversione all’economia turistica. Là dove c’erano le minisere sono sono stati costruiti campi da golf e il famoso complesso alberghiero Laguna. Quest’anno sono stati 8 milioni le presenze turistiche nella settimana di Capodanno (poco meno del doppio in un anno). Non c’era un posto a pagarlo d’oro. Eppure secondo l’associazione albergatori nell’isola ci sono circa 70 mila alberghi in appena 543 chilometri quadrati con poco meno di trecentomila abitanti, il che vuol dire 130 piccoli e medio grandi hotel a chilometro quadrato…
Il problema? E’ proprio il boom del turismo, c’è troppa gente, l’isola sembra scoppiare. Le strutture alberghiere non riescono a gestire il flusso di turisti, e l’isola non può supportare altri hotel. Per questo l’associazione degli albergatori ha chiesto di limitare il turismo verso l’isola, prima che sia troppo tardi. Dello stesso avviso la fascinosa ministra thailandese dello sport e del turismo, Kobkarn Wattanavrangkul “Phuket è sovraccarica di turisti, molti dei quali arrivano in gruppi organizzati, un massiccio afflusso di presenze a cui non si riesce più a dare sempre una adeguata risposta, una situazione che ha causato la nascita di strutture illegali a basso prezzo, per ospitare i cosiddetti budget tourist che vogliono abbattere i costi. Bisogna correre ai ripari prima che sia troppo tardi.”
(1.continua)














Bravo Alessio ! Articolo molto interessante
Grazie mr. Alessio , i live in phuket you write with hard , i love my island ! Same you !
“…ti senti sempre stretto da un grande abbraccio, avvolto da un sorriso alla vita, alla speranza..”
Che bell’articolo Alessio, bravo!!!
Un articolo appassionato!
Ricordo ancora il giorno in cui accadde quell’immane tragedia, come se fosse oggi. Ero a Parigi per vacanza e appresi la notizia direttamente guardando delle scene da un maxi schermo, di quelli posti all’uscita dal metrò…rimasi attonita, una sensazione indescrivibile. Purtroppo, posso solo lontanamente immaginare ciò che è stato vissuto , in diretta, dalle persone del luogo…non ci sono parole! Hai ragione quando dici che Napoli è una città senza sorriso. Si ha l’impressione che la città viva una fase di apparente rilancio; che tutto sia un discorso mediatico ma che, in realtà, non ci sia una vera e propria capacità ad organizzarsi; di lavorare all’unisono per restituirle ciò che merita. A noi napoletani manca, forse, la capacità di “lavorare in silenzio e senza clamore”.