di Eduardo Palumbo
Il presidente scongelato per la grande occasione, il saluto di fine d’anno. Una volta si teneva a reti unificate, poi si sono passati un mano sulla coscienza. Scattano solenni le immagini del Quirinale ma l’uomo del Colle non c’è, lui parla dal salotto di casa sua a Palermo.
Niente scrivania, bandiere, bandierine, computer, pennacchi e orpelli della Repubblica: solo una poltrona al centro della scena. Una macchia rossa, i fiori di Natale, le bandiere in un angolo.
Rigore e sobrietà, gambe accavallate, un tono banalmente informale. Il tentativo è quello di riproporre l’immagine di Sandro Pertini, il Presidente degli italiani che parlava e fumava la sua pipa e sembrava stesse nel salotto di casa tua, perché parlava al cuore e lo sentivi uno di famiglia. E ti convinceva, ti coinvolgeva quando parlava del terrorismo, della necessità di avere Paese unito contro questi criminali.
Poi guardiamo Mattarella con suoi fogliettini bianchi, il viso bianco, i capelli bianchi e ci rendiamo conto che sarebbe stato meglio per Mattarella ripararsi dietro una scrivania, un computer, un paio di fotografie, almeno avrebbe evitato l’impietoso raffronto. Un tentativo fallito, non ce ne voglia Presidente.
Lavoro, immigrazione, evasione fiscale, Mezzogiorno, illegalità, donne, terrorismo. Sergio Mattarella ha snocciolato con l’ottimismo della fedeltà renziana, piccole e grandi emergenze. Bene, molto bene. Ma neanche una frase, un pensiero, un accenno alla incredibile vicenda dell’Enrica Lexie e dei due marò italiani una controversia internazionale tra Italia e India sorta in merito all’arresto, ormai da 4 anni, da parte della polizia indiana, di due militari italiani (Massimiliano Latorre e Salvatore Girone) che hanno sparato durante un’operazione antipirateria uccidendo due pescatori.
Ma possibile che proprio lei che solo qualche giorno fa ha pensato bene , in base a chissà quali logiche di concedere la grazia ad un agente della Cia e all’ex segretaria dell’ambasciata Usa condannati in relazione al caso di Abu Omar, l’imam sequestrato nel 2003 dagli 007 americani e, poi, trasferito attraverso la base di Aviano e la Germania in Egitto dove fu torturato. Proprio lei, dicevamo, signor presidente, possibile mai che non abbia sentito l’esigenza di riproporre all’attenzione delle coscienze la tragedia dei nostri due soldati? Ma ha provato ad immaginare che cosa avrebbe detto Sandro Pertini in una situazione del genere, come avrebbe mostrato al mondo i pugni dalla incontenibile rabbia, per i nostri due Marò abbandonati a se stessi, che cosa avrebbe fatto, gridato per riportare a casa due italiani? Forse no lo sa, forse non vuole saperlo. Ma, almeno, la prossima volta, non reciti il ruolo di italiano fra gli italiani…










caro Presidente , fatti non parole !