di Adolfo Mollichelli
E una sera, all’improvviso, si riscoprì la legge (dura lex) dello Stadium dove il Napoli non ha mai vinto. Sconfitta amara. Allo spirare di un match comandato per lunghi tratti. Vince la Juve con un gol di Zaza il pazzo (leggera deviazione di Ghoulam) e si prende la vetta della classifica. Quindicesimo successo consecutivo per Allegri. A Sarri che non è Beethoven non riesce la nona
Napoli bello a vedersi ma senza la giusta determinazione. Tanto cuore ma poco cervello. Il tiki taka in versione sbiadita non porta minacce concrete ad una difesa bianconera che già orfana di Chiellini ha perduto strada facendo anche Bonucci che era stato decisivo nel togliere dalla testa di Higuain la palla gol che avrebbe cambiato il destino azzurro. Si ferma il Pipita y todo se acabo’. Insigne
mette paura una volta sola a Buffon. Un bel tiro di Hamsik mette i
brividi allo Stadium, alto di poco. Come la conclusione di Dybala servito da una magia di Pogba.
Allegri batte Sarri con la sua panchina incerottata. Sono risultati decisivi i cambi nel finale. Alex Sandro conquisterà il pallone impossibile – tra due azzurri belle statuine – che poi finirà sul sinistro vincente di Zaza.
Non incideranno invece i subentrati Mertens e Gabbiadini. Anche perché era ormai troppo tardi.
Gettata al vento un’occasione d’oro.
Perché mai come stavolta era la Juve a temere il Napoli. I bianconeri hanno giocato per il pari ed hanno finito col vincere. Gli azzurri si sono adeguati ed hanno finito col perdere. Insigne è stato evanescente. Hysaj ha goduto di spazi enormi ma ha gettato alle ortiche cross su cross. Fuori centro il suo piede destro, quello migliore.
Sconfitta che brucia, la terza. La prima con una grande davanti. Si ricomincia da secondi in classifica. Smaltire la delusione e ripartire. Napoli e Juve sono di gran lunga le migliori squadre del campionato. La corsa continua.
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