Carlotta D'Amato

Carlotta D'Amato

Consulente legale in aziende italiane ed internazionali, ha scritto numerosi articoli in materia di diritto. Le sue passioni sono politica, cultura, moda.

Leo, il Redivivo

di Carlotta D’Amato

Alla sesta volta, finalmente dopo ben cinque nomination, ce l’ha fatta! And the Oscar goes to…Leonardo di Caprio. Il Redivivo. Ed è come rinato come attore, una volte per tutte consacrato fra i grandi e nella storia hollywoodiana

Chissà quante volte Leonardo, l’attore più pagato e più talentuoso della nuova generazione made in Hollywood avrà sognato di salire sul palco, impugnare la statuetta tra il tripudio della platea. Eppure sembrava una maledizione. Accumulava nomination e delusione.

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Alla fine c’è riuscito con il film “The Revenant”, il Redivivo, forse non il migliore della sua carriera, che gli è  costato una perdita di peso cospicua, che l’ha obbligato ad una barba incolta (infestata dalle pulci, dicono) per mesi e che l’ha costretto a girare al freddo ed al gelo tra le nevi del Canada in mezzo al nulla. Alla fine è riuscito nella notte degli Oscar ad essere la star e a salire sul palco come “miglior attore protagonista”.

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Un sortilegio, una serie di “fallimenti” e di conseguenti canzonature. Dai tempi di Titanic e della sua prima nomination nel 1994 ne è passato di tempo e soprattutto ne sono passati di sfottò, risatine, battute e “cattiverie”. Le prese in giro si sono moltiplicate in modo direttamente proporzionale alle volte in cui la statuetta Di Caprio l’aveva solo sfiorata. Ogni volta era la grande occasione mancata. Sembrava una Mission Impossible.

Video, gag, addirittura videogiochi che lo vedevano rincorrere l’Oscar in una corsa ad ostacoli che non si concludeva mai hanno fatto il giro del web nei mesi scorsi. Ormai un classico.

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Per non parlare delle parodie, ce n’è per tutti i gusti. Da quella che lo vedeva “fintamente affranto” per non averlo vinto l’anno scorso con “The Wolf of Wall Street” mentre le spassava con supermodelle gnocchissime sul suo yacht in mezzo all’Oceano lenendo così il suo dolore per il tanto agognato premio mai arrivato a quelle che vedevano unico trionfatore incontrastato l’orso (anzi l’orsa) bruno – che nel film di Inarritu quasi lo sodomizza nel tentativo di darlo in pasto ai suoi cuccioli (scena che più di tutte per il realismo e la crudeltà lo ha spinto sul palco dell’Accademy) – divorarlo e strappargli dalle mani l’omino d’oro.

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Comunque fatto sta che in quanto ad autoironia, Leonardo l’Oscar lo aveva già vinto. E come se non bastasse, dopo aver vinto il premio dei premi hanno fatto il giro del mondo le sue immagini mentre aspetta impaziente che applicassero la targhetta con  il suo nome alla statuetta che stringeva bramosamente tra le mani mentre chiede consigli su come conservarla e se debba farle della manutenzione. Leo non ha mai mollato, è evidente.

Sarà merito delle sue lontane origini casertane se questo ragazzo, con la sua faccia da eterno bambino che dimostra 18 anni anche quando ormai ne ha quaranta, riesce ad essere simpatico anche se ha interpretato personaggi che non spiccavano proprio per bontà d’animo (vedi Mr Candy in Django di Tarantino, dove era un perfido schiavista del sud degli Stati Uniti); sarà che il premio l’ha conquistato con caparbietà e bravura mettendosi sempre in gioco e non relegandosi ad un ruolo tipico ad un cliché predefinito.

A Leonardo di Caprio non resta che costruirsi l Oscar con i LEGO

E non sarà certo un caso se Scorsese l’ha scelto come attore iconico diventando il mentore del “non più tanto giovane Leonardo”, al quale, in fin dei conti, sembrava quasi non importare di rimanere sempre a bocca asciutta ad un passo dal gradino più altro del podio. Verità? Bravura nel dissimulare? Non è dato sapere, però, una volta sul palco dopo aver ritirato il premio ha impugnato la busta – ricordo in cui era custodito il suo nome ponendo il dito medio parecchio in evidenza e rivolto verso la platea dove lo acclamavano attori e membri dell’Accademy Award. Coincidenza? Alcuni pensano di no. Perché se Leo non si è mai pronunciato sui suoi precedenti “fallimenti”, alla sesta nomination quella decisiva a quelli che lo prendevano in giro li ha mandati a quel paese con un sorriso beffardo di chi è sicuro delle proprie capacità, coadiuvato anche da un conto in banca che ora crescerà a ritmi vertiginosi.

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Nulla ha detto al momento del discorso di rito, se non il solito sermone ambientalista; e chi si aspettava ringraziamenti accorati dalla mamma alla prozia indietro fino alla sesta generazione è rimasto deluso. Niente di tutto ciò. Un breve “grazie”, un “pippone” sulle risorse del Pianeta Terra che stanno per esaurirsi e via a festeggiare tutta la notte. E’ sempre lui, il caro vecchio Leo. La caparbietà di Leonardo ci sia di insegnamento e monito. L’eterno secondo che non si arrende. Chi la dura la vince? Sempre. E se non dovesse essere così, il “dito medio” è una poco elegante ma liberatoria panacea. Leo lo sa benissimo. Prendiamo spunto da lui.

 

 

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