di Gianpaolo Santoro
E’ come se avessero messo una bomba sotto la poltrona di Junker, del presidente cioè della Commissione Europea. Bruxelles, la capitale d’Europa armata sino ai denti, in stadio d’assedio da due settimane, prima per l’arrivo dei ventotto capi di Stato, poi per la cattura di Salah Abdeslam, la primula nera del terrorismo islamico, ricercato in tutto il mondo e che poi stava dove è sempre stato a Molenbeek-Saint-Jean, a casa sua. Bruxellistan. Belgistan. E’ saltato il Patto, maledetto e scellerato. Buxellesangue
Sembra di vivere in un incubo grottesco, dopo giorni d’assedio, un intero quartiere con l’elmetto, tutti a sbandierare che nell’aria c’era qualcosa di pericoloso, che si temeva un nuovo attentato, che qualcosa sarebbe successo, allerta massima, “per una minaccia grave e imminente”. Ed ecco che come in un incubo grottesco ti svegli con cinque bombe, trentaquattro, per ora, morti, duecento feriti, il sangue, il dolore la paura, lo sgomento, l’incredulità. L’impotenza. Una nauseabonda percezione di impotenza.
Gli standard di sicurezza massimi, il lavoro Intelligence, spionaggio e controspionaggio, e neanche tanto segreto se si tiene conto che ormai quasi quindici anni fa Ambrose Evans-Pritchard, uno dei maggiori e più attenti analisti europei rivelava che una relazione della Commissione servizi segreti del Parlamento europeo aveva inquadrato l’esistenza di un vero e proprio stato religioso islamico all’interno del Belgio (attorno ai movimenti salafiti più radicali, finanziati dai sauditi) che ospitava una “Quinta Colonna” islamista fatta di immigrati di seconda e terza generazione che rifiutano i valori occidentali.
Tutto questo e non so cos’altro in più, eppure non è servito a nulla: ma come è possibile che dei kamikaze possano farsi esplodere e, non al mercato o in un bar di periferia, ma all’aeroporto internazionale di Zaventen, un luogo cioè già istituzionalmente con il massimo del controllo e per lo più nei pressi del banco dell’American Airlines e vicino al centrale bar della catena Starbucks? E come è possibile poi che quattro ordigni esplodano in fila nelle stazioni della metropolitana nel cuore della città, alla fermata di Maalbeek ed un quarto alla fermata Schumann, quella della Commissione Europea?
Interrogativi angoscianti, ancor più angoscianti se guardiamo negli occhi i nostri nemici, se pensiamo che a tenere le fila di questa guerra, perché di guerra si tratta, sono dei guerrieri sciocchi e da Playstation come Abdelhamid Abaaoud al Bajiki, quel coglione che si faceva selfie in continuazione, il “turista del terrorismo” o come Salah Abdeslam, il soldato che non ha avuto il coraggio di farsi saltare allo stade de France a Parigi, quello che ci raccontavano fosse ricercato dalle “guardie e dai ladri”, cioè dalle polizie di mezzo mondo e dagli stessi combattenti jihadisti che volevano punire con il sangue la sua ribellione al destino di kamikaze.
Ora sentiremo sciorinare le solite miserevoli “spiegazioni”, Bruxelles è una città vulnerabile, legata e condizionata dalla struttura federale e istituzionale del Paese, diviso tra la comunità fiamminga, vallona e germanofona. Ci racconteranno ancora una volta che anche la gestione dell’ordine pubblico vive conflitti e gravi difficoltà di coordinamento tra le differenti strutture di Intelligence e di polizia che, come capita ovunque, sono restie nello scambiarsi informazioni. Nella sola Bruxelles ci sono ben sei dipartimenti di polizia e diciannove comuni, una frammentazione tale che rende tutto più complicato, difficile, inutile nella stessa lotta al fondamentalismo ed al terrorismo.
Ora potete scommetterci saremo inondati da promesse ed auspici, si ritornerà a parlare di polizia federale europea, sulla falsariga del Secret Service degli Stati Uniti, per tutelare le sedi delle Istituzioni che rappresentano 500 milioni di cittadini, si rilancerà la proposta della costituzione di un esercito europeo, del quale si parlò per la prima volta “appena” 66 anni fa, tanto per capirci. Eppure non si è mai riusciti ad andare aldilà di un “patchwork di accordi bilaterali e multilaterali”.
L’Unione europea, è bene capirci, con i suoi 28 eserciti, per spese militari risulta essere seconda solo agli Stati Uniti. Eppure non è neanche lontanamente la seconda potenza militare. In questo quadro desolante la vecchia, sofferente Europa sempre più sporcata da sangue innocente ha avviato a riflettori spenti una riflessione dando mandato all’Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza, Federica Mogherini, di definire entro giugno 2016 “una nuova ed ampia strategia europea per la politica estera e la sicurezza”. Facciamoci il segno della croce. Ne abbiamo bisogno.









