di Carlotta D’Amato
Ho amato Prince, tra gli autori delle cinque canzoni della mia vita c’era anche lui. Sono rimasta attonita. Ma è durata poco. Un pensiero mi ha rovinato questo momento. Un interrogativo è esploso: e adesso? Cosa si scatenerà su Facebook? Saremo invasi di messaggi, ricordi, rivelazioni. E già successo con Pino, David, Keith, Michael… Che palle! Ciao Prince, non riposerai in pace
Caro Prince, ci hai lasciati anche tu, in circostanze ancora da chiarire, nel tuo studio di registrazione, manco a dirlo a Minneapolis. Quando ho letto la notizia, una volta confermata la veridicità, non lo nego, sono rimasta attonita. Geniale, estroso, secondo per me, solo a David Bowie.
Poi quest’arteteca nel cambiare il nome di continuo, addirittura di scegliere un simbolo che la gente o doveva mimare con le mani o dire semplicemente “The Symbol” era davvero iconica.
E’ stato amore al primo ascolto. Con David a prima vista perché lo trovavo terribilmente ambiguo, ma con te è stato diverso. Tra gli autori delle cinque canzoni della mia vita c’eri anche tu. E siccome questa lista l’ho stilata almeno una decina di anni fa e non ho mai più sentito il desiderio di aggiornarla significa che un po’ facevi parte della mia vita e chissà quanti possono dire lo stesso.
Tempo fa, facendo ordine tra le scarpe, ho trovato un paio di orrendi stivaletti viola di Dolce e Gabbana che erano tanto alla moda quando li comprai. Li ho messi al piede e la prima cosa che ho pensato è stata che sembravo te, il folletto di Minneapolis. Ripenso a quel momento e mi viene da sorridere perché ovviamente due passi di danza con gli orrendi stivaletti ai piedi ho provato anche io ad improvvisarli.
Sono rimasta attonita, dicevo. Ma è durata poco. Un pensiero mi ha rovinato questo momento. E adesso? Cosa si scatenerà su Facebook? Quanto a lungo dureranno i messaggi di cordoglio di chi fondamentalmente non sapeva nemmeno chi tu fossi?
E non so, Prince, se ho provato più pena per te che sei scomparso a 57 anni o per noi che saremo spettatori impotenti dinanzi a questa esposizione mediatica alla quale non potrò mai fare l’abitudine.
Bacheche inondate di testi delle tue canzoni, foto, link. Fan dell’ultim’ora, ammiratori improvvisati. E non ci sarebbe nulla di male in questo se non che l’esercito degli ipocriti non perdona e finisce per banalizzare tutto. Pure la morte.Si attiva una gara, una corsa al ricordo accorato. Chi posta prima, chi di più, chi meglio degli altri. Valanghe di video che se solo sapessero che non hai fatto altro che combattere contro la violazione dei diritti di copyright. Forse lo scopriranno stasera quando si renderanno conto che gran parte dei video clip ufficiali non hanno il sonoro. Sono muti, insomma.
Come dovrebbero rimanere loro e tutti quelli che riescono a farci pensare dinanzi ad una notizia della dipartita di una persona: “Che palle!”
E questo è successo con Pino, David, Keith, Michael e con tutti quelli che ci hanno lasciati dopo il 2005 quando i social network hanno iniziato a dar voce anche agli imbecilli. Ciao Prince. Ci mancherà il tuo falsetto e la tua riservatezza. “Bisogna vivere una vita per capire la vita” dicevi. A me non ne basterebbero due per capire questi.










