di Angelo Vaccariello
Quindici accordi, tra Regioni e città del Mezzogiorno nell’ambito del patto per il Sud. “Un accordo che vale quasi 10 miliardi. Non solo lo Stato che controlla le Regioni e viceversa ma direttamente i cittadini potranno controllare. Si monitora capitolo per capitolo, sono finiti i tempi in cui si sprecavano i fondi” Renzi a Napoli per firmare il Patto per la Campania
“Se vuoi avere successo a questo mondo, prometti tutto e non mantenere nulla. ” (Napoleone Bonaparte)
Il primo annuncio roboante, dopo anni di assenza, fu quello di Romano Prodi. A gennaio del 2007, pochi lo ricordano, “Mortadella” tenne un Consiglio dei ministri addirittura nella Reggia di Caserta. Arrivarono tutti i titolari dei dicasteri e la conferenza stampa fu profetica: “Stanzieremo 100 miliardi di euro per il Sud”.
All’epoca furono pochi che si accorsero del bluff: quei famosi 100 miliardi altro non erano che i diversi fondi stanziati dall’Unione Europea, dai Governi precedenti e dalle Regioni per lo sviluppo. Risultato: il Sud non ha visto nemmeno un euro.
Fu poi la volta dell’ennesimo Governo di Silvio Berlusconi. Il quale, per amore di verità, annunciava sempre il proposito di rilanciare il Sud ma l’unico risultato notevole fu quello di scippare il Meridione dei Fondi Fas (Fondo per le aree sottoutilizzate). Dove andarono queste risorse? A coprire le varie emergenze del Nord (alluvioni, terremoti, quote latte).
Capita la mala parata, il Cavaliere chiamò Tremonti ed in una conferenza stampa storica annunciò (sigh!) il varo di un piano da 100 miliardi per il Sud. Tremonti, il quale i conti li sapeva fare sul serio, tra le righe fece capire che i soldi c’erano ma si trattava di fondi europei e che quindi al massimo se ne potevano spendere 30. Risultato: nemmeno un euro speso.
Ci fu poi il periodo del Governo Monti: i professoroni della Bocconi. Ministro per il Sud era Fabrizio Barca che si faceva vedere in giro solo in occasione di convegni e dibattiti. La ricetta del professor Monti? “Senza infrastrutture non c’è sviluppo”. Almeno lui non annunciava l’arrivo di soldi. Risultato? Zero euro al Sud.
Fu poi la volta di Enrico Letta il quale nominò ministro per il Sud un certo Trigilia. Per amore di verità, il nipote Letta non affrontò mai la questione Mezzogiorno. Ora tocca al primo ministro Renzi (sempre governo a guida Pd come quello di Letta…) Dopo i dati Svimez convoca una direzione del Pd per affrontare il tema Mezzogiorno.
Sul Mezzogiorno, ora tocca a Renzi il quale, per amore di verità, è recidivo. Lo scorso agosto convocò una direzione del Partito per discutere di Sud e lanciò un fantomatico masterplan.
Ricordiamo che cosa disse il Premer camicia bianca, maniche arrotolate, cravatta blu, senza giacca, in quella direzione strappata alle ferie, perché la situazione era d’emergenza, grande emergenza. “Entro il 15-16 settembre usciremo con un masterplan per il Sud del Pd. E ci tengo a sottolineare una cosa: se il sud è in difficoltà non è colpa di chi lo avrebbe abbandonato. L’Italia è ripartita, il mezzogiorno no. Il vero problema del Mezzogiorno è la mancanza della politica, non dei soldi; l’investimento sul capitale umano, in particolare sull’infanzia negata e sulla cultura”. L’avete visto il masterplan per il Sud? Naturalmente no. Sono passati sette mesi da quella direzione strappata alla spiaggia, eppure…
Cambiano i Premier ma è sempre la stessa pizza. Sceneggiate a cui il Mezzogiorno è abituato da tempo. Basta avere memoria. Ma torniamo al patto, un patto fatto di chiacchiere che non mette un solo euro in più per il Sud. A dispetto degli annunci, infatti, sono i numeri a contare.
Nella manovra finanziaria, escludendo il bonus per le assunzioni, per il Meridione non è previsto un solo euro. Allora il buon Matteo che fa? Annuncia che “non si sprecheranno più i fondi europei per il Mezzogiorno?” Quelli sempre quelli. Ah, ecco: quindi niente euro per il Sud da parte del Governo. E ci perdoni se l’annunci della lotta agli sprechi ci fa un po’ ridere. Basta che il presidente del Consiglio venga a Montesarchio (in provincia di Benevento) per notare un fantascientifico ascensore scavato nella roccia per 50 metri che dovrebbe collegare il centro storico del paese con l’antica rocca. Risultato? Un milione buttato e progetto al palo. Povero Sud, quante chiacchiere
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