Chiattilli vs Pariolini, ovvero Napoli vs Roma, l’epica sfida tra la Capitale d’Italia e la Capitale del Regno delle due Sicilie, si combatte anche a suon di macchine, luoghi comuni, stereotipi da quattro soldi e pochezza intellettuale.
Ebbene, che si abiti a Posillipo o si viva ai Parioli, la fauna della borghesia della Roma o della Napoli “bene” (termine che detesto, perché ci vedo poco “bene” e molto “squallore”) ha molti tratti comuni e, a mio modesto, che dico, modestissimo parere, e siccome “si parla di ciò che si conosce”, stavolta il coltello, anzi, il tagliacarte, che fa più chic, lo affondo proprio nel petto di tanti che credono che l’eleganza, la classe e la raffinatezza sia una questione di “status” sociale. Peccato che lo status sociale non passi dalle pellicce o dal Rolex, e che le persone migliori che abbia conosciuto in vita mia, avevano un paio di Hogan di meno, ma dieci libri in più, e quando dico libri, intendo libri letti, letture di un certo spessore, non per forza “ i Dolori del Giovane Werther”, ma nemmeno “Dieci modi per farlo capitolare”…perché allora, il Manuale della giovani Marmotte sarebbe stato meglio.
Ma rimaniamo sul tema dell’articolo: chiattili e pariolini. Stessi posti, stessa gente, stessa rigidità, abbigliamento simile, più curato a Napoli dove anche per andare a fare la spesa devi fare sfoggio degli ultimi acquisti perché la pettegola, spesso, te la ritrovi al mercato, più casual a Roma, dove fa tendenza il look finto trasandato, la maglietta un po’ sdrucita, il cachemire con i buchi ed il Bulgari al polso, regalo della laurea che è costata migliaia di euro, perché anche l’università fa chic…già…ma è la vita quella che poi seleziona, grazie a Dio, forse non subito, ma sulla distanza si. Senza dubbio alcuno.
Avrei voluto sparare a zero su queste razze di “subumani”, ma mi sforzo di essere almeno un pochino originale, e se avessi incluso anche i Sancarlini milanesi, avrei scritto il 156esimo articolo in materia. Come si vestono, come agiscono, cosa guidano lo sappiamo tutti…ma forse non tutti sanno come difendersi. Siete a cena e vi sdoganano i loro fantomatici viaggi con tanto di termini inglesi che non sanno nemmeno pronunciare e mille foto e selfie, e voi rimpiangete di non essere Helen Keller? A chi non è capitato…ebbene…annuite.
Faranno a gara a quanti vestiti hanno comprato, a quanti milioni hanno speso (certo, se a 33 anni vivi ancora con mammà e papà, mettere i soldi da parte, non è poi, così difficile, ndr), anche in questo caso voi guardateli e sorridete. Rimarcano che una persona fuori dalla loro “cerchia elettissima” non la sceglieranno mai? E voi, di nuovo, respirate e guardateli con tenerezza, con quella tenerezza mista a pietà. Perché che siate Pariolini o Chiattilli, che siate nati a Scampia o nelle peggiori borgate, nulla vi impedisce di uscire dalla massa e di trovare una identità che sia vostra e solo vostra, di avere un’ampiezza di vedute ed un’esperienza di vita che vi consente il lusso e dico proprio lusso di non sentirvi mai a disagio alla tavola di un Re o alla mensa della Caritas. E quando alla quarta volta che vi ripetono quanto siano fighi, proprio non ce la fate più, ricordate che l’autoreferenzialità è sinonimo solo di insicurezza, che le persone di classe (di quella classe che passa dall’anima e non dal conto in banca) non fanno di quello che hanno un vanto, ma al contrario, fanno di quello che non hanno un monito a migliorarsi, che l’eleganza non si indossa ma si possiede e soprattutto, ricordate loro che l’apertura mentale non è una frattura del cranio…già, ma forse non vi capiranno, perché le bende ed i cerotti firmati Louis Vuitton si portavano l’anno scorso e guai a voi… demodè!










just so!