di Adolfo Mollichelli
In quarantamila all’Olimpico, gli altri sei milioni di tifosi azzurri sparsi in tutto il mondo. La notte dei sogni di conquista sta per arrivare.
La prima coppa non si scorda mai. Come il primo amore. Fu vinta nel lontano 1962. Il Ciuccio era in serie B, Ronzon e Corelli stesero la Spal. Poi, ne sono state vinte altre tre. Nella magia (che si annuncia piovosa) della serata romana, il Napoli risorto dalle ceneri va
all’assalto del quinto trofeo. L’ultimo è recentissimo, conquistato a spese della Juve degli imbattibili. Quel trofeo lo sollevò Paolo Cannavaro ora al Sassuolo. Domani sera, potrebbe toccare ad Insigne. Due emblemi della Napoli del calcio.
Napoli e Fiorentina, una forte rivalità, due squadre brillanti, due presidenti – De Laurentiis e Della Valle – con l’idea fissa bartaliana nella testa: è tutto da rifare! Due allenatori amanti del gioco propositivo, lontani da ogni sorta di speculazioni.
Consapevoli, Benitez e Montella, che conquistare la cosiddetta coppetta (in Italia è molto scarsa la cultura sportiva) vorrebbe dire lustrare con le paillettes un’intera stagione. E avere la possibilità di giocarsi la supercoppa di casa nostra: altro lustro, nuovo trofeo, ancora un
bagno di folla, un pizzico in più di introiti. Pecunia non olet.
Benitez il patriarca avrà soltanto l’imbarazzo delle scelte. Montella, l’aeroplanino oramai nell’hangar, ha qualche problema in più. Nel quattro-due-tre-uno del tecnico spagnolo è fondamentale il trio di giocatori in appoggio ad Higuain. Uno, tra Callejon, Mertens, Hamsik ed Insigne dovrà sistemarsi in panchina, in partenza. Credo che alla fine sarà ballottaggio tra Mertens ed Insigne.
L’handicap, pesante, per Montella è costituito dall’assenza di Cuadrado per squalifica. Il colombiano è l’autentico uomo in più della squadra viola. Può e sa fare di tutto: esterno alto e basso, fantasista, ala. Montella dovrà scegliere se affidarsi ad un falso nueve oppure ad un attaccante classico: Matri, supportato da Joquin ed Ilicic. In caso di necessità, previsto uno scampolo di gara per Pepito Rossi per la gioiadel ct Prandelli.
Benitez s’affiderà in regia ad Inler, in costante crescita, il migliore contro l’Inter e quasi certamente confermerà la fiducia a Jorginho. Scontata la linea difensiva con Henrique, Fernandez, Albiol ne Ghoulam.
Nelle partite secche, da dentro o fuori, chi ha maggiore personalità nfinisce con l’imporsi. Cominciare il match con fiero cipiglio aiuta e deprime gli avversari, infondendogli deleterie incertezze. La Fiorentina ha in Pizarro, ma soprattutto in Borja Valero, gli uomini che sanno dettare il gioco. Ecco perché sarà importante per Benitez il rendimento dei cosiddetti trequartisti designati a dar man forte ad Higuain ma anche e soprattutto a sostenere, cucire e ricucire le trame a centrocampo.
Le due partite giocate in campionato hanno detto che Napoli e Fiorentina si equivalgono. Gli azzurri vinsero a Firenze (1-2) e persero al San Paolo (0-1). Bilancio in perfetta parità, numero di reti compreso. Si prevede una sfida equilibrata. Concedo i punti del mio cartellino agli azzurri perché più dei viola hanno dimostrato di saper imporre il
proprio gioco (anche se a volte ad intermittenza) agli avversari, sia nelle coppe che nell’arco del campionato.
E poi, Aurelio Primo ha fregato mister Tod’s nelle stanza vaticane. Ha consegnato al Pontefice la maglia azzurra con su scritto Francesco 1. E con un Papa tra i pali, a vegliare su Reina, che speranza potrà mai avere la Fiorentina? Caro Vincenzino Montella di Castello di Cisterna, ritenta un’altra volta.








