Adolfo Mollichelli

Adolfo Mollichelli

Giornalista. Ha lavorato con il Roma ed il Mattino. Ha seguito, tra l'altro, come inviato speciale cinque Mondiali, altrettanti Europei, nove finali di Campioni-Champions e l'Olimpiade di Sydney

C’era una volta il campionato più bello del mondo.

di Adolfo Mollichelli

C’era una volta il campionato più bello del mondo. O meglio: il più combattuto. Comunque, ricco di fuoriclasse. Pensate che Massimo Mauro, eccellente lentone di fascia, ora opinionista televisivo, può vantarsi di aver giocato con Zico (Udinese), Platini (Juve) e Maradona (Napoli).

Erano i favolosi anni ottanta. Che segnano lo spartiacque tra il calcio dell’eterna bellezza – e di una piacevole emozione per l’incertezza che regnava sull’assegnazione dello scudetto – e quello del lento ma inesorabile declino. Seppure attraversato da stelle di prima grandezza. Penso – è cito a caso – a Baggio, Zola, Maldini, Del Piero, Van Basten, Gullit, Zidane, Ibrahimovic, Nedved, Eto’o, Schneider.

Negli anni Duemila, gli ultimi successi internazionali: Milan e Inter in Champions, l’Italia di Lippi campione del mondo sotto il cielo di Berlino. Ma non è sulla bontà o meno del livello tecnico che voglio soffermarmi. Piuttosto sul declino (neanche troppo lento) del nostro movimento calcistico a livello strutturale ed organizzativo.

zico

Zico

Che finisce col riflettersi sui risultati. L’Uefa ci ricorda che in Europa perfino il Portogallo ci ha superati. Siamo sprofondati al quinto posto. Inavvicinabili le prime tre nazioni calcistiche: Spagna, Inghilterra e Germania. Certo, la crisi è la crisi. Ma allora la Spagna prima ed il Portogallo quarto sono un caso fortuito? Certamente no. Quando ci sintonizziamo sui canali che trasmettono le partite del calcio inglese, tedesco e spagnolo, ci rendiamo conto che non stiamo guardando il calcio estero, ma un altro calcio: a cominciare dagli stadi, strutture moderne, alcune avveniristiche come la Bayern Arena; comunque accoglienti. Ma anche i portoghesi non scherzano. Il Da Luz, casa del Benfica, e l’Alvalade, casa dello Sporting, sono autentici gioielli. Nell’altro calcio, ogni squadra ha il proprio stadio. In Italia soltanto la Juve ha lo stadio di proprietà, da una manciata di anni.

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Platini

Il San Paolo fu “apparecchiato” per il mondiale del ’90. Apparve bellissimo, dentro e fuori, con parcheggi sotterranei che stupirono i visitatori. Sulle macerie dell’abbandono, lo stadio che fu teatro delle gesta di Maradona è da tempo un gigante d’argilla ed ha bisogno, di volta in volta, dell’okay degli organi competenti quando è teatro di partite internazionali. La peregrinazione continua del Cagliari è stato qualcosa di vergognosamente unico. Tralascio altri sconci.  Le società hanno pensato di poter andare avanti riscuotendo le elargizioni dei diritti televisivi. Senza programmare nulla. Soldi usati per ripianare debiti pregressi, per acquistare qualche pseudocampione. E così, tra cotanto squallore, è cominciato l’esodo di allenatori e giocatori. Attratti dai ricchi ingaggi di oligarchi russi e sceicchi. Gli effendi di cui cantava Rino Gaetano. Le continue violenze, le folli contrapposizioni tra tifoserie, gli scandali continui legati alle scommesse hanno fatto il resto. Triste, solitario y final. E’ la storia di quello che fu definito, certamente con enfasi, il campionato più bello del mondo.

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Maradona

 

 

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