‘di Adolfo Mollichelli
Che botti nelle prime notti. E’ la Champions, bellezza. Il City di Guardiola, mesto nella tribuna della squalifica, che cade in casa al cospetto del Lione. La tripletta di Messi agli olandesi del Psv che non volano più. L’Inter che rimonta il Tottenham. Il Liverpool che piega il Psg. Pogba che da solo schiaccia i Boys svizzerotti, rendendo inutile la presenza di Mourinho il tenebroso in panchina. Il Real che ridicolizza la Roma senza CR7. La Juve che sbanca Valencia, anch’essa senza CR7. Il Napoli che non segna neppure lo straccio di un gol nel Marakàna serbo e immalinconisce gli ottimisti, sicuri dell’adagio modificato: Stella Rossa di sera, buon tempo si spera. Diversi gli arbitri tristemente (volutamente?) incapaci.
Le nostre quattro sorelle hanno messo insieme, due vittorie epiche (Inter e Juve), un pareggio esterno che sa di sconfitta (Napoli) e una sconfitta annunciata: quella della Rometta travolta a Madrid. Gli azzurri stanno cominciando ad imparare la lezione di Carletto. Ci vorrà il tempo necessario perché possano andare a conferire davanti alla cattedra. Tanti cambi di uomini. Tante interpretazioni di moduli, pur nel corso della stessa tenzone.
A Belgrado, il Napoli s’è fermato al palo di Insigne che ora è libero di stare dovunque, tranne che sull’adorata fascia sinistra. Due punti perduti contro una squadra malata di pipponite e che potrebbero pesare sul cammino della gloria che per Aurelio Primo è il malloppo champions.
La Roma floscia di Madrid è stata la stessa squadra raggiunta dal Chievo in campionato, allo spirare del match. Una Rometta che Di Francesco senior proprio non riesce a far crescere. E ringrazi Olsen che ha fatto l’Alisson. Altrimenti, il passivo avrebbe potuto essere di pura verguenza.
Le emozioni forti sono venute da Inter e Juve. La squadra nerazzurra è pazza davvero, come i suoi tifosi amano definirla. Tornava in Champions dopo sei anni e pareva sperduta al cospetto di un Tottenham che in premier sta facendo dannare Pochettino. Il solito Handanovic a salvare la Beneamata in più di un’occasione. Infine, i cambi azzeccati di Spalletti e il finale travolgente: primo gol in Champions di Icardi – e che gol! – e raddoppio di Vecino, l’uruguayano che di testa ci sa fare. Una vittoria insperata ma meritata. Perché l’Inter ha avuto il grande merito di crederci fino alla fine. Curiosità: Icardi e Vecino avevano segnato alla Lazio i gol per il passaporto europeo.
La Juve ha espugnato Valencia che neppure i mori riuscirono a prendere. Spaventati dalla fama e dalle imprese del Cid campeador. La Juve, il suo Cid l’aveva messo in campo: Cristiano Ronaldo. Ma i tedeschi, si sa, più dell’epica amano drammi e tragedie e quell’eroe in nero andava punito a prescindere.
Ci hanno pensato Brych, ai bianconeri tristemente noto, e l’amico Fritz addizionale di porta nell’Europa senza var. L’intermezzo dell’amico Fritz di Mascagni è stupendo, se non lo ricordate, andate ad ascoltarlo. L’intermezzo dell’amico Fritz del Mestalla s’è distinto per le note della comicità. Comunque, ha reso possibile una certezza: la Juve non è solo Ronaldo. E’ una squadra tosta, raramente bella, con un Ronaldo in più. Cioè: in meno. Per la prima volta fuera dal suo regno, la Champions.










