di Adolfo Mollichelli
Altro che Brexit. In semifinale, tra coppa con le orecchie e quella senza, ci vanno ben quattro squadre inglesi: Liverpool, Tottenham, Arsenal e Chelsea. Sul ponte degli ultimi incrociatori italici sventola la bandiera bianca. E negli equipaggi bianconeri e azzurri sono in tanti ad essere stati attaccati da mal di pancia. Una frana. Emery come Nelson (l’ammiraglio) ha schierato la sua flotta davanti al mare di Napoli ed è bastata la sola prova di forza per lasciare basìto Carletto Ancelotti e far sì che i suoi sanfedisti (fedeli mica tanto) si squagliassero.
Oddio, mister chewing gum era costernato. Perché ha avuto la riprova di essere stato abbandonato dal suo famoso lato-B. Pare che, masticando e masticando e con il sopracciglio alzato più del solito (segno di smarrimento e confusione) abbia confidato al figlio, accanto in panca – ‘e figli so’ piezz ‘e core -, di aver sognato di essere Brancaleone e che tanto l’aveva colpito quella frase: quando l’abilità contro lo cul combatte, vince lo cul. E niente, figlio mio, avrò capito male.
In verità, ha anche sussurrato che sarebbe stato meglio mettere dei fiori nei loro cannoni. Insomma, contrapporre ai gunners gli azzurri delle camelie. Come la signora verdiana, la traviata. Flop su tutto il fronte. E con Lorenzinho – che come le formiche – nel suo piccolo s’è incazzato, di brutto. E gli è tornato pure il mal di pancia che nel gergo dei desiderata pallonari significa: mo’ ‘o veramente faccio ‘a valigia e me ne vaco. Sostituito, fischiato e abbandonato. E pure sedotto da qualche sirena non necessariamente abitante delle acque davanti a Neapolis.
Napoli uscito dalla coppa minore nella quale avanza a spron battuto il Chelsea di mastro Sarri, sempre più rimpianto dai fedelissimi – immagino di sinistra estrema – riuniti nel soviet sarrista. Insomma, sarriani di tutto il mondo unitevi. E tutto ciò non può non fischiare nelle orecchi
e dell’uomo di Reggiolo che si gettò a cufaniello dallo yacht di Aurelio Primo in quel mare che non bagnava Napoli. Poteva mai avere torto la Ortese? Usciti dalla coppa minore con tanta infamia (calcistica) e poche lodi.
Nella serata in gran parte biancorossa (i colori dell’Arsenal e pure dell’Ajax) e così poco tinta d’azzurro, Aurelio Primo non s’è mostrato affranto più di tanto, pur avendo perduto milioncini in prospettiva semifinali e finale, eventuale, nella città di Baku – ci sono stato, un meraviglioso casino – gemellata con Napoli. Aurelio Primo avrebbe sussurrato: si g’na ma sci sciamanin. Quasi in trance. Chi gli era vicino – ma non proprio accanto, perché la nobiltà va sì rispettata -, gli ha chiesto ma cosa dice? E lui: m’è venuta così, in dialetto barese: se dobbiamo andarcene, ce ne andiamo. Un pizzico di epicureismo, di fatalità e di gioia.
E già, perché nel pomeriggio il Bari, stendendo il Troina, s’era guadagnato la promozione in serie C. Il Bari di Aurelio Primo affidato al figlio – so’ semp piezz ‘e core – che entra nel calcio che conta e che gioca nello stadio che ha un nome ch’è tutto un programma: Vittoria. Altro che cinepanettoni e gormiti.
Il giorno prima era calata la nebbia, fitta, sulla Torino bianconera stretta ai muscoli di Cristiano Ronaldo che ha confidato alla mamma: non posso fare tutto io.
Doveva infilarsi la casacca della Vecchia Signora – decisamente non sono giorni da Notres Dames – per abdicare al suo regno di coppa. E’ accaduto che la storia si ripete – Vico aveva previsto tutto – e così una grande bellezza s’aggira per l’Europa.
Fatta di teste bionde, per lo più, che guidano, danno impulsi a piedi meravigliosi. Insomma, i ragazzi spensierati della scugnizzerìa dell’Ajax di Amsterdam (Rep, Rep, Rep). Pellerosse senza mocassini, con scarpini bullonati e dunque gli scalpi del Bayern nel girone e quelli del Real senza più Ronaldo e quelli della Juve, con Ronaldo.
C’è fermento a Napoli, ma neppure a Torino dalle parti della Continassa si scherza. Che fare del conte Max esperto d’ippica – basta che il mio cavallo arrivi con mezzo muso davanti al più vicino inseguitore -, costretto a guidare un’equipe di calcio. Chi mettere accanto a CR7 per tentare ancora una volta l’assalto alla coppa con le orecchie che fa pernacchie alla Signora. In quale dei cassettoni della differenziata sversare la maglietta di Rugani. Chi contattare che sia in grado di iniettare nei muscoli di Chiellini l’elisir dell’eterna giovinezza.
Se Napoli, piange, Torino non ride. Buona Pasqua.












