Franco Esposito

Franco Esposito

Giornalista e scrittore, inviato speciale de Il Mattino e del Corriere dello Sport. Presente a cinque edizioni dei campionati del mondo, 106 volte inviato al seguito della nazionale italiana di calcio e 34 viaggi negli Stati Uniti per i grandi appuntamenti di pugilato, Vincitore del Premio Coni 2011 e un record: tre finali consecutive al Premio Bancarella Sport

Quello scandalo
delle “notti magiche”

 di Franco Esposito

Ritardi, problemi, disagi, polemiche. Il samba lento del Brasile che si prepara ad accogliere la fase finale dei campionati del mondo di calcio.

Depositario dell’arte del futbol, il Paese pentacampeon conferma la mediocre vocazione all’organizzazione di grandi eventi come questo. Laddove noi italiano ci confermiamo artisti del pasticcio nel campo calcistico. Il nostro calcio è sempre più sboccato, sempre meno attendibile, scarsamente autorevole, non credibile. Infrequentabili gli stadi, abitati dalle voci del razzismo, buu a tutto andare e striscioni e cori infami, il linguaggio spesso da trivio, litigi, polemiche, e l’ombra sinistra delle scommesse. Un problema serio da quando sono state legalizzate. La puntata cosiddetta over come costante attentato alla regolarità dei campionati. I pasticci non si contano. Bisogna essere almeno prudenti: il settanta per cento delle partite in Italia è inquinato dalle scommesse. Onestà e regolarità sono diventate autentiche utopie. Non il massimo della vita in prossimità del Mondiale brasiliano.

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I campionati del mondo di calcio sono l’occasione per mettere in moto le macchine divora soldi. grandi sperperi. Infernali giganteschi congegni, apparati inventati per far gonfiare a dismisura operi inutili e stadi inadeguati. I morti, poi, si contano. Oggi in Brasile e in Italia nel ’90. Notizie incredibili rimbalzano dal Sudamerica, in cinque impianti le partite rischiano di saltare, e operai morti qua e là. Otto nei cantieri del Mondiale brasiliano; qualcuno in più nei cantieri italiani.

In ventiquattro anni non è cambiato nulla, come eravamo così siamo in questo sport della pallone che rimbalza agli ordini della Federazione mondiale gestita da Joseph Blatter, già colonnello svizzero della riserva, il presidente. Un miliardo di euro di entrate e un utile netto di 42 milioni, la Fifa è ricca e potente. Ma un po’ di quattrini deve sganciarli, magari pure a brutto muso, ma le tocca pagare: 60 milioni di reales, 18 milioni di euro, assolutamente necessari per completare i lavori allo stadio di San Paolo. Solo quello, in attesa di scoprire che occorreranno altri quattrini prima del fischio d’inizio della fase finale dei campionati del mondo di calcio 2014. I costi sono lievitati, un bilancio da capogiro, da 8 a 11 miliardi di euro. I Mondiali 2002 in Corea e Giappone costarono 4 miliardi; 2 miliardi e 600 milioni quelli in Sudafrica, quattro anni fa.

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Meno di una settimana alla partita inaugurale in programma il 12 giugno, Brasile ha marciato incontro all’evento con il passo della lumaca. Procede lentamente il cammino del Paese che vive di futbol e delira per il Carnevale. Problemi alle strutture per le telecomunicazioni; non tutte le opere previste nel Beira-Rio di Porto Alegre è stato completato. L’Arena de Baixada di Curitiba, tardona novantenne, necessita di un’ampia ristrutturazione. Finanziata dalla Banca nazionale dello sviluppo economico, l’opera di restauro procede a rilento. Molto a rilento.

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La polizia blocca la protesta degli indios

Sulle partite grava  l’ombra pesante degli indignados, che si propongono come rappresentanti della coscienza civile del Paese. In Brasile il calcio è festa di popolo, passione infinita del Paese, ma ai tifosi amanti infiniti del futbol è destinato solo il 45 per cento dei biglietti per assistere alle partite.

Otto operai sono morti nei cantieri del Mondiale, tre allo stadio Itaquerao di San Paolo. Una sorta di pozzo senza fondo: il Corinthians non paga, dovrà provvedere la Fifa. I vigili del fuoco hanno segnalato ventisei irregolarità e il ministero dei lavori ha minacciato la chiusura del cantiere. Gli operai sono oberati da turni massacranti, si lavora giorno e notte per consentire a San Paolo di non fallire l’appuntamento. Previsto inizialmente a costo zero per il governo brasiliano, richiederà alle casse federali uno sforzo da 14 miliardi di dollari. Sì, miliardi, non milioni. In ambito Fifa, serpeggia il pessimismo. Il Brasile è un immenso Paese, un continente, con stadi costruiti per accontentare i potentati politici e la geo-politica. Accadde anche a Italia ’90, ricorderete. Cambia la lingua, ma la musica è sempre la stessa.

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L’Agenzia nazionale dell’energia elettrica ha lanciato l’allarme black-out. Un gran casotto, non imprevisto. Un mezzo scandalo, per ora. Laddove scandalo vero e grosso furono nel ’90 i campionati del mondo di calcio in Italia. Almeno per quanti, e non sono pochi, non amano cancellare dalla loro mente i numeri e la memoria. Insuccesso fu, tout court. Il Paese i conti li sta pagando tuttora. Eccoli, i numeri. Nel bilancio di previsione 2014 di Palazzo Chigi, ci sono ancora 61 milioni e 200mila euro per i mutui accesi nel 1987. Anche per impianti sportivi nel frattempo già demoliti.

Le “Notti magiche” italiane furono un’autentica idrovora, con appalti dai costi lievitati con percentuali a tre cifre. Il conto finale della spesa sarebbe prossimo a 7.230 miliardi delle vecchie lire. Con la rivalutazione Istat si arriverebbe a 7 miliardi e mezzo di euro. In Italia la fase di costruzione e di allestimento del Mondiale causò 12 vittime nei cantieri degli stadi e altre 12 in lavori esterni. Un’enormità rappresentativa di un disastro anche in tema di sicurezza. L’incidente più grave avvenne allo stadio palermitano della Favorita, oggi Barbera: cinque operai schiacciati dal crollo di una tettoia, oggi ricordati con una targa. Seminascosta.

Michel Platini Presidente Fifa, Franco Carraro e Giancarlo Abete

Franco Carraro con Michel Platini Presidente Fifa e Giancarlo Abete

Pazzesco il livello di crescita delle spese previste. Oggi demolito per far posto allo Juventus Stadium, lo stadio Delle Alpi, a Torino, diede un rialzo di spesa del 214 per cento. Non ci fu luogo o città, dove i conti non sballarono: del 181 per cento l’Olimpico di Roma, del 91 per cento a Bologna, più 81 per cento a Verona. La leadership dello spreco e della dilatazione della spesa fu prerogativa dello stadio Olimpico, costato 235 miliardi di lire, 121 milioni di oggi. Sotto Franco Carraro sindaco di Roma dal 1989 al 1993, poi presidente del Coni dal 1978 al 1987, tuttora membro del Cio, a 75 anni, senatore di Forza Italia, eccetera eccetera.

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Luca Cordero di Montezemolo

All’epoca Carraro dichiarò: “Il Mondiale sarà l’occasione più opportuna per dimostrare non solo le nostre capacità organizzative, ma anche l’alto livello raggiunto in tutti i settori della vita nazionale”. Luca Cordero di Montezemolo, 39 anni allora, diresse il Comitato organizzativo locale. “Realizzeremo un sogno” il suo slogan. Certo che sì, ma solo per quelli che riuscirono a lucrare sugli innumerevoli appalti d’oro di Italia ’90.

Qualche spreco, per gradire? Presentato come Air terminal ostiense, abbandonato dopo la fine dei Mondiali, costò 350 miliardi, 180 milioni di euro. L’ha recuperato dalla fatiscenza Oscar Farinetti per la sua catena Eataly e poi,  come stazione di partenza dei treni Italo, di cui è stato presidente lo stesso Montezemolo. Al Mondiale italiano solo un appalto su dieci non fu assegnato a trattativa privata. Di fatto, non ci furono controlli. In mezzo a situazioni e soluzioni tragicomiche: la stazione Farneto in zona Farnesina, il maxi albergo Ponte Lambro a Milano. Fiumi di denaro che hanno ingrassato chi sappiamo. E stadi piombati nel degrado, a Bari, Udine, il Sant’Elia a Cagliari. Impianti ridotti a poco più di ruderi.

Sperperi a lungo termine, alla luce anche del bilancio di previsione di Palazzo Chigi del 2014, e inchieste finite nel nulla. Archiviazioni e punto, in tanti si sono indebitamente arricchiti; nessuno è stato punito. Accadrà anche in Brasile. Potete scommettere, se volete. Facile la puntata, sicura la vincita. Molto più di una scommessa over.

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