Marco Catizone

Marco Catizone

Avvocato, scrittore satirico e giornalista pubblicista. Scrive di politica, teatro e cultura su blog, siti e riviste on line.

I tangentari

di Marco Catizone

S’assiepano caciaroni e sfatti, l’ultima pettola saltata, lardo e colonnata a debordare, smargiassi come maschere atellane; eccoli gli utimi mohicani della consorteria tangentista e sprecona, avvinti e attovagliati tra lenzuola disfatte, giacche impataccate, calici flute e mignottoni un tanto al chilo, lutulenti cafonazzi del potere, intabarrati in pose da plastica & umido.

Paccottiglia rabberciata ed invitta, tra ministeri ed intrallazzi, come avanzi di balera arenati sulla battigia del cattivo gusto, per un after hour che non passa, come sbornia

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Scajola nella sua casa al Colosseo

colossale, di più, con veduta Colosseo: lifestyle tendenza “Sciaboletta”, alias Scajola amminchioluto, tra le curve della blonde Matacena il suo bolide deragliò, colpo di frusta sadomaso per l’ex negus degli Interni; lustro a sfrigolare, come ai bei tempi del Fiorito, il pingue Batman de Anagni, forchettone barricadero che sui rimborsi illeciti e gonfiati costruì carriera ed oliate canoscenze, surfando in suv X5 tra le gore immote della politicaglia laziale; oppure che s’aprano le genti al passaggio di bentley e limousine del fido Spaziante, come fossero le acque a rigagnolo del Mose, sgommando della (g)rossa, tra led fluorescenti e

Roma, approvazione della manovra finanziaria alla Camera

Marco Milanese

carburatori espansi delle Ferrari alla Milanese, alias Marco ex sodale e braccio destro del falchetto di Sondrio, l’esarca Tremonti; s’è fermato il tempo, son pellicole in chiaroscuro quelle alla televisione, dozzinali repliche delle vanziniane “Vacanze”, ettolitri di champagne, push-up e reggicalze, principesse siliconate e col pisello, buste e bustarelle, ricchi premi e cotillons, ballon d’essay in avanscoperta, perché il guado è lontano, ci si  balocca nel guano, immoti e ridanciani, in attesa del canto di sirena, triste solitario y final, nonché blu e col lampeggiante al seguito.

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Luigi Lusi

Si ruba, e quanto, signora mia! Man bassa e fagotto, arraffoni a grandezza innaturale, dispersi nella quarta dimensione caricaturale dei vitelloni alla Fellini, un ombrello altaniano perennemente in loco, issato come cavallo di frigia a lambire i flutti, spartiacque ferroso tra i superni e  noi, pezzenti mortali: campione assoluto fu Lusi, cassiere col mantesino sudicio da biscazziere incallito, pasteggiava a caviale e cemento, con palazzoni di lusso tra Italia e Canadà, alle spalle della Margherite sfiorite e dei Rutelli in amore; poi l’immarcescibile Formigoni, plurindagato, pluririnviato a giudizio, vessillo di Comunione & Fatturazione, deus ex machina di sé stesso, con chiapponi firmati ancora assisi in quel di Montecitorio e Palazzo Madama, in attesa, si spera, della madama in gazzella a far da scorta; e poi, gamberoni vivi ed aragoste suicidate, tartufi di mare

Diego Anemone

Diego Anemone

 

gelati, ostriche e spumante, nel girogirotondo del buon Anemone Diego si affrontava la crisi a muso duro, nel deliquio del ristoro, mentre il tempo raggrumava, scandito da orologi rolex, audemars piguet e chopard; bella vita e bella vista, per Belsito in Tanzanìa, diamonds are best friends è risaputo, viepiù in compagnia di lingotti e titoloni all’abbisogna, piccole spese per grandi appetiti, pantagruelici ventri per flatulenze nebulose, un viscoso club privè di magnaccioni che più che ai posteri badavano al posteriore: il proprio.

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Giancarlo Galan

Perfetto meccansimo, di leve e contrappesi, per un sistema che intreccia norme politica ed affari come gnommero gaddiano: oltre trentamila stazioni appaltanti nel nostro Belpaese, dal comune di Frittole (“quasi 1500”) fino al titanismo ministeriale, passando per Università, defunte (?) province, consorzi d’area e di bacino, comunità montane, marine, lacustri e di pianura; un labirintico dedalo legislativo, non ultimo completato dal cavilloso Codice degli Appalti Pubblici del 2006, mota perfetta e di coltura per bacilli tangentisti dalle mani pulite, colletti bianchi inamidati che applicano con scientifica virulenza il prossenentismo più spinto, per ammaliare il Principe di turno, il sottopancia di partito, la segretaria muy particular, il lazaro politicante sepolto dalle urne ripescato dalle consorterie: un calderone di impunità e malaffare più incestuoso che mai, mistura gelatinosa di impunità dilagante, condito da una giustizia terrena da tempi biblici e legislazione insufficiente; sui cinquantamila e passa carcerati italici, solo 10 risultano condannati per reati di corruzione, 26 per concussione e 45 per peculato.  That’s Italy, baby!

Orsoni

Giorgio Orsoni

Ad elencare scandali e scandaletti, nozze morganatiche tra politica, imprenditoria e colletti da spettral leucore, non basterebbe il codice telefonico d’Atlantide, basta sfogliare un quotidiano a caso ed il risiko delle manette è bell’e fatto: Expo, Mose, Agenzia Spaziale, Protezione Civile, Bertoldo Bertolaso, Mondiali di nuoto in quel di Roma, cricche e cricchette per terremoti (in primis l’Abruzzo) e sciagure varie et assortite, le metastasi sono incancrenite e ramificate, il Sistema tiene e regge le redini del malgoverno italico. Regole farraginose, incomprensibili, norme da codice d’Ammurabi, iter legislativi serpenteschi, l’amalgama è granitica, inscalfibile, per non collassare gli appalti pubblici sono sovente assegnati in deroga alla procedura, secondo normativa speciale e regolamentazione straordinaria: facile imbattersi nel sottobosco di volpi e faine a guardia del pollaio, per lupercalia di tangenti e spintarelle, deroghe ed arbitrii al limite ed oltre  il codice penale.

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E tra un Galan, un Matteoli, un Orsoni e via scialando, Renzi Uber Alles, il selfie-made-man democristiano attaccato mani e piedi alla ruota della sua personale fortuna, è chiamato a fulminarsi sulla via di Damasco, passando per Venezia e soggiornando a Milano, calando l’asso di coppe nel gran torneo della corruzione s.p.a., con la quintana del cantiere selvaggio che sarà sottoposta al vaglio del panopticon a controllo, l’ennesima authority alla Cantone(se) s’occuperà come meccanismo svizzero, di rullo e grancassa, d’imbrigliare nelle maglie della legalità gli artigli dei margravi di Stato, dei ricottari degli appalti, dei politici polipeschi, delle grandi ed inutili opere: pieni poteri contra potentes!  Il fumettone renziano contro le caricature nostrane, lo scontro ai vertici di Stato è aperto, sperando che dove le maglie non abbastino, arrivino sempre puntuali, le manette.

 

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