Lidio Aramu

Lidio Aramu

Si è occupato sostanzialmente di agricoltura e di marketing agronomico, ha collaborato con quotidiani e periodici. Ha scritto tre libri

Il cinguettio di Giggino

 di Lidio Aramu 

E’ ben nota la capacità che alcuni fenomeni naturali posseggono di riequilibrare lo stato psico-fisico dell’uomo. A volte, per rilassarsi, è sufficiente ascoltare le voci della Natura: il rumore della pioggia che cade o quello del temporale con i tuoni, la voce delle onde del mare, lo stormire delle foglie, il suono delle cascate, il canto degli uccellini.

Tra le tante quella maggiormente diffusa, grazie alla spiccata adattabilità dei piccoli gorgheggiatori agli ambienti più disparati, è senza alcun dubbio d’errore, il cinguettio. Il canto degli uccelli è una sequenza di note o suoni riprodotta secondo un certo schema e consente ai volatili di comunicare tra loro. Di solito è il maschio a cantare, in particolar modo nella stagione degli amori. E l’intensità del canto cresce laddove la foresta si fa più fitta e l’intrico della vegetazione riduce la visibilità. Le ragioni del concerto ornitologico sono le più disparate: la ricerca di una compagna, tenere il contatto con la propria famiglia, vigilare ed avvertire dell’eventuale presenza di predatori, ribadire il dominio territoriale…

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Uno squarcio nella memoria, un tuffo nel tempo in cui l’amore per il mondo animale e la Natura occupava gran parte della mia giornata?  No, non credo… La ragione di queste mie elucubrazioni è dovuta alla lettura di un cinguettio di Luigi de Magistris. L’ennesimo. Il suo, come per i pennuti, è un canto modulato, suadente per alcuni, ma che però non riesce ad infondere quel senso di relax. A volte accentua i toni melensi di un amore insincero per Napoli, altre quelli furbeschi dell’assediato, altre ancora quelli violenti di una lotta sociale dichiarata unilateralmente.

Confesso: non me ne perdo uno. Non tanto per l’anacronistico lessico sessantottesco o per i toni retorici da film Luce con i quali riesce a strapparmi un sorriso, quanto per la capacità che essi hanno di ricondurmi con il pensiero alle teorie etologiche di Konrad Lorenz.

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Con l’ultimo cinguettio il sindaco (o chi per lui) rilancia uno dei temi a lui particolarmente cari. Una sorta di mitologica chimera a metà tra un miraggio ed una intimidazione: “Più rafforziamo la rinascita di Napoli più vorranno fermarci, più forza daremo ai napoletani più sarà insidiosa la borghesia mafiosa”.

L’ennesima filippica contro la borghesia napoletana, definita – a seconda del momento – spregiativamente utilizzando aggettivi come: mafiosa, camorrista, abbiente, egoista …

Ma tanta aggressività intra–specifica, visto che de Magistris certo non discende genealogicamente da servi della gleba, che scopo ha? Perché scagliarsi contro una parte di quell’elettorato che scelse di rompere con gli schemi del passato dandogli il proprio consenso elettorale? “La lotta – ha scritto Lorenz – è un processo onnipresente nella natura, tanto i comportamenti come le armi d’offesa e di difesa di cui si serve sono così perfezionati e così chiaramente frutto d’una pressione selettiva imposta dalle funzioni conservative della specie”.

Traslando il concetto nella dimensione demagistrisiana, è evidente che la violenza verbale che traspare dai suoi cinguettii è la reazione istintuale di chi vede compromesso il suo spazio vitale. De Magistris punta alla conservazione del suo sindacato e della parte politica che rappresenta e difende con le unghie e con i denti il suo territorio che, a tre quarti del suo mandato, s’identifica ormai col solo tratto costiero che va da Largo Sermoneta a Via Nazario Sauro.

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Il sindaco nel mare “libberato”

Un territorio fortemente conteso, per ragioni vitali, dalle comunità di cittadini che abitano sul colle di Posillipo e nella parte occidentale della città, alle quali è negato il diritto alla libera mobilità. Il sindaco giustificò la limitazione delle libertà individuali con la necessità di utilizzare l’incantevole scenario del lungomare per rilanciare l’economia della città attraverso la realizzazione di grandi eventi. A questo punto però, visti i risultati economici e gli indecorosi spettacoli che si tengono quotidianamente sul lungomare “libberato” e che mettono a rischio l’equilibrio psico-fisico dei cittadini di Chiaja, sono rimasti in pochi a crederlo.

De Magistris lungi dal valorizzare quello che in realtà è già uno dei luoghi simbolo della città, puntava, più modestamente, ad incrementare il suo personale appeal politico col minimo sforzo ed a costi prossimi allo zero.

Del resto se avesse realmente voluto potenziare l’offerta turistica della città si sarebbe dedicato anima e corpo alla riqualificazione del Centro storico e alla valorizzazione dell’area di Bagnoli. Una parte di Napoli quest’ultima che dal punto di vista paesaggistico non ha nulla da invidiare alla Caracciolo “libberata” e che per di più attende da oltre due decenni di essere risanata e rifunzionalizzata nella logica di una sua non più procrastinabile integrazione nel tessuto urbano.

De Magistris bacia l'ampolla del sangue di San Gennaro

De Magistris bacia l’ampolla del sangue di San Gennaro

Il sindaco avverte la crescente disaffezione nei suoi confronti e reagisce blandendo da un lato il popolo delle tre “effe” e dall’altro attaccando con rabbia la borghesia posillipina, l’unica vera opposizione al suo destabilizzante progetto.

L’aggressività intra-specifica, nell’attuale contesto storico-economico e culturale rappresenta quindi un disastroso errore politico ed un grave pericolo giacche tende a spezzare gli antichi e labili equilibri sociali. Il fatto che de Magistris tenda ad emarginare, a tenere in non cale quelle che sono le esigenze di tanta parte di napoletani è un comportamento etologicamente innaturale oltre che democraticamente inconcepibile. In natura, tale aggressività non è mai finalizzata all’eliminazione degli appartenenti alla specie. “Rappresenta piuttosto uno strumento per organizzare gli esseri per la conservazione dei sistemi e della vita. Lo spazio vitale – ha scritto Lorenz – viene distribuito fra gli appartenenti alla specie in modo tale che ognuno possa trovare di che campare”.

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Il sindaco in bicicletta

In altri termini, la città con le sue piazze, strade, bellezze storiche e paesaggistiche devono essere liberamente accessibili a tutti i cittadini senza alcuna distinzione affinché possano godere dei benefici e delle opportunità che la città stessa offre al progresso individuale e collettivo. Una città che purtroppo diventa sempre meno fruibile per l’utilizzo barbaro di alcuni suoi incomparabili luoghi simbolo e per l’abbandono ad un inarrestabile degrado del suo enorme patrimonio storico, monumentale ed architettonico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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