Adolfo Mollichelli

Adolfo Mollichelli

Giornalista. Ha lavorato con il Roma ed il Mattino. Ha seguito, tra l'altro, come inviato speciale cinque Mondiali, altrettanti Europei, nove finali di Campioni-Champions e l'Olimpiade di Sydney

Britos, il solito brutos

di Adolfo Mollichelli

 In gita a Bilbao che è una gran bella città. Tutta biancorossa. Di azzurro c’è soltanto il cielo. San Paolo, San Mames. L’avevano messa sull’agiografia. Scherza coi fanti e lascia stare i santi, sussurra il sacrestano a Cavaradossi quando canta recondita armonia (romanza della Tosca che adoro). Esistenti e persistenti disarmonie bruciano il Napoli degli scapoli e degli ammogliati.

Evidenti lacune spingono gli azzurri fuori dalla Champions consegnandoli al fastidio dell’Uefa. Aurelio Primo dice addio a trenta milioni belli freschi e chissà se ha fatto il mea culpa, disastrosa la campagna acquisti. L’Athletic torna dopo 16 anni nell’Europa dei grandi. Prima e dopo il gol dell’illusione di Hamsik, tre occasioni fallite e tre gol per i bilbaini. Baschi gente tosta. Il Napoli internazionale si ritrova squadra paesana. Passiamo in rassegna i componenti dell’allegra brigata.

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Rafael

RAFAEL (4,5): un’uscita dai pali per farfalle e Laporte neppure ci crede a tanta manna e mette fuori a porta sguarnita. Si ripete nel secondo tempo andando a spasso fuori area, incontro a tre compagni che scortano Aduriz che ringrazia e raddoppia. Una parata la fa, con la mano di richiamo. Il brasiliano è religioso e filosofo. Un po’ atleta di Cristo e un po’ seguace di Kant e finisce con l’indugiare troppo negli sguardi verso l’alto, il cielo
stellato sopra di lui. Guarda avanti oppure in terra, è preferibile. Reina è già un fantasma ingombrante.
MAGGIO (4,5): e pensi a ‘o mese de’ rose. Non sprinta più sulla fascia di competenza. Non chiude più perché nella linea a quattro non si ritrova. Potrebbe intervenire, dovrebbe, nell’azione che porta al tris bilbaino ma si ferma inspiegabilmente in attesa della chiamata di un fuorigioco improbabile. Non conosce la legge di Boskov: punizione c’è quando arbitro fischia. Nel blocco in area che porta al pareggio basco, lo assolvo. Avrebbe dovuto scalare Britos che invece si trasforma in Brutos.
ALBIOL (4,5): possibile che lui, spagnolo, abbia dimenticato che cosa
voglia dire giocare nella cattedrale basca? Possibile, purtroppo. Roba
da dilettanti quel che combina in occasione del raddoppio di Arduriz.
Serata nera. Completata da un pestone subito sull’avambraccio sinistro.
KOULIBALY (5): almeno ci mette lo zampone. In più di un’occasione.
Ma aspettavo una partita del genere per valutarlo meglio. E’ grezzo e non mi sembra che si tratti di un diamante. Non è stilisticamente bello a vedersi (e neppure tecnicamente) ma almeno s’impegna, cerca di contrastare, di chiudere in qualche modo le linee di passaggio nei pressi dell’area.
GHOULAM (5): un paio di volte cerca di dare fastidio sulla banda di competenza. In fase difensiva si ritrova nell’affollamento creato ad arte dai baschi. Quando lascia la tenzone lo fa da vincente, con la squadra in vantaggio. Potrà dire in famiglia: io a Bilbao ho vinto. Battuta, naturalmente.
GARGANO (5,5): tamponò, eccome, al San Paolo. Ha cercato di farlo anche al San Mames, in condizioni ambientali, tecniche e tattiche decisamente peggiori. Come dite? Ho un debole per i piccoletti? No, per carità. Guardo al cuore di un calciatore. Gargano ce l’ha. Che cosa pretendere di più da un probabile partente, peraltro?
JORGINHO (5): sembra un fuscello sbattuto dal vento. Due le cose: o è fuori forma o è stato sopravvalutato. A Verona, comunque, sembrava fatto di altra pasta. Né carattere né qualche giocata pulita. Ma anche terribilmente solo nel compito di regista.

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Callejon

CALLEJON (4,5): onore al nome che significa, vicolo, strettoia, corridoio. E s’è infilato in un vicolo cieco. Perfettamente inutile, sia in fase difensiva che in quella propositiva. Chissà che cosa gli sarà capitato, mal di pancia alla Ibrahimovic? All’andata si mangiò (verbo improprio, ma rende l’idea) un gol fatto. In Spagna s’è nascosto, quasi vergognandosi lui spagnolo di non avere
un nome da torero. Ma la pettinatura sì, almeno quella.
HAMSIK (5,5): il gol l’ha segnato ed è stato anche bello, un gol dei suoi, da cresta alta. Ha giostrato da seconda punta mobile finché ha tenuto, poi è crollato ed ha lasciato il campo in piena rimonta basca.
MERTENS (5): tentativi di sfondamento, timidi e affannosi. Sono un mertensiano convinto, da sempre. Il belga non si discute, ma deve pur esserci un motivo per cui anche nella sua Nazionale viene impiegato spesso da subentrante. Quando è fresco e gli altri calano diventa devastante. Comunque a Bilbao ha dovuto giostrare, per forza di cose, da esterno nella mediana sopraffatta dal pressing degli avversari.
HIGUAIN (5,5): a muoversi si muove. La voglia c’è, incute timore agli avversari ogni volta che va sul pallone, cerca il tiro a rete. Ma è nervoso oltre ogni limite. E questo è un brutto segno. L’argentino ci tiene eccome al palcoscenico europeo, a quello più famoso. La smetta però con quell’atteggiamento di superiorità. E si ricordi che se al mondiale avesse segnato quel gol là, la sua Argentina quasi certamente sarebbe diventata campione del mondo.

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Britos

BRITOS (4): entra lui (per Goulam) e il patrac è servito. Si sarebbe dovuto staccare da Maggio e chiudere su Aduriz su quel blocco
assassino di Gurpegi in seguito ad angolo. E invece resta avvinghiato
come una cozza allo scoglio a compagno e avversario.
INSIGNE (5,5): di stima. E che cosa avrebbe potuto fare di più nel momento più difficile della contesa? Non mi dite, ora, che il Napoli è fuori per colpa sua!
ZAPATA (5): un po’ di vitalità l’ha mostrata. Personalmente, lo terrei in rosa.

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