di Adolfo Mollichelli
Non servirà a nulla la partita interreligiosa della pace. Nel senso che non contribuirà a portare la pace nel mondo. E tantomeno negli stadi. Ogni tanto si fanno di questi raduni. Un po’ per celia e un po’ per non morir (Butterfly) di benessere. E molto per pubblicità, neanche tanto occulta, a beneficio di vip e pseudovip.
Non so se alla fine si sia levato da qualche parte fumo e profumo di
asado, tanti gli argentini insieme nella notte romana. Personalmente, queste sfilate di fuoriclasse e campioni più qualche bidoncino mi mettono addosso una tristezza infinita. Ma ho avuto modo di rivedere, e insieme, il Pibe de oro ed il Divin Codino. E per questo ringrazio Zanetti che ha tirato le fila dell’evento.
Diego e Roby, il più grande di sempre e il più grande di casa nostra, dal dopoguerra in poi. Un lancio illuminante del “più umano degli dei” per dirla con Galeano. Un tocco, anzi due, di Baggino a sfruculiare Toldone. Ecco, mi è bastato. Il resto dell’evento l’ho seguito distrattamente. Quello che mi aspettavo, era già accaduto. E non mi andava più di vedere solo Diego in campo, dei due. Un Diego che arrancava. Che si trascinava. Che a fatica teneva uniti tronco e gambe. Un Diego che però non ci stava a perdere. Che incitava i suoi compagni. Un Diego che non poteva trascinarli. E allora mi sono sentito ammantato di tristezza. Perché puoi immaginarlo un Dios con la barba bianca, ma se poi lo vedi davanti a te, fai fatica a riconoscerlo. Ed ero certo che non si sarebbe rassegnato alla sconfitta. Che avrebbe trovato il nemico – e va bene che era partita di pace – contro cui scagliarsi.
L’hai fatto spesso, caro Diego. Un basco tagliagambe, un presidente argentino, uno napoletano (odio e amore), gli squadroni del Nord d’Italia, i giornalisti invadenti, Pelé. E così, hai tenuto fede a te stesso. A quel senso d’amicizia che fa parte della tua natura. Ed hai ricamato un dribbling dei tuoi. Con gol. Dedicato a Maxi Lopez. Questo matrimonio non s’ha da fare. Ma tu non sei vile come don Abbondio. Ed hai lasciato l’intervistatrice basita. “Icardi non doveva giocare, gli organizzatori me l’avevano promesso”.
Il Maurito goleador. Il ragazzo che s’è preso la donna dell’amico. Non sei mai stato uno stinco di santo nelle relazioni. E figli so’ piezz’e core. Ma non sopporti la tristezza di chi stimi. Ed hai sempre detto ciò che pensavi, sbagliando a volte. Gli amici, guai a chi te li tocca. Come i tuoi compagni in campo. Tutti bravi per te. E ne hai avuti di piedi di ferro, accanto. Gli amici. Ti ricordi quel giorno a Siviglia? Vedesti Carletto Iuliano che era con me nel viale antistante lo stadio andaluso. Gridasti, facesti bloccare l’auto, scendesti e corresti ad abbracciarlo. E venimmo travolti da centinaia di aficionados che manco credevano ai loro occhi e ci volle l’intervento della polizia. E che festa quella sera all’Andalusy Park, col tuo amico Mattheus. Eri definitivamente un “sivigliano”, Napoli lontana ma sempre nel tuo cuore.









