Si va verso i quarti di finale, e di nobiltà, delle coppe europee con una sola squadra italiana – la Juventus – ancora in lizza.
L’inopinata caduta del Napoli rende ancor più problematico il recupero di punti utili nel ranking Uefa. Neppure l’eventuale successo in Europa League dei bianconeri – teatro della finale lo Juventus Stadium – potrebbe garantire all’Italia il mantenimento della quarta posizione, minacciata dal Portogallo. Si confidava nel passaggio ai quarti della coppa minore di almeno due rappresentanti (su tre) del nostro calcio.
Manca all’appello il Napoli che era accreditato di ottime chance , dopo aver dovuto dare l’addio alla Champions pur avendo messo insieme nel girone di qualificazione un punteggio stratosferico. Mai nessuna squadra, prima d’ora, era stata tagliata con dodici punti nel carniere. Una delusione cocente
che, forse, inconsciamente ha pesato nella mente degli azzurri:
avremmo dovuto proseguire il cammino in Champions, cosa volete che sia quest’Europa League. E così si sono corsi rischi enormi con lo Swansea e s’è affrontato il Porto, all’andata, senza le motivazioni giuste. Perché è stato il risultato del Dragao che ha indirizzato Benitez (trionfatore alla guida del Chelsea dell’ultima edizione della coppa minore) verso la porta
d’uscita. E con poche recriminazioni, perché se si falliscono gol in serie e si concede campo ai palleggiatori portoghesi, il pateracchio e’ inevitabilmente dietro l’angolo.
Le squadre qualificate per i quarti delle due competizioni internazionali confermano la supremazia degli “altri”, della Spagna su tutti con cinque squadre: Barcellona, Atletico, Real (Champions), Valencia e Siviglia – che ha eliminato il Betis, altra rappresentante spagnola – in Europa League. Seguono: la Germania con Bayern e Borussia Dortmund, l’Inghilterra con Chelsea e Manchester United, il Portogallo con Benfica e Porto, la Francia con Psg e Lione. Completano il G16 del calcio, con una rappresentante, l’Italia (Juve), l’Olanda (Az), la Svizzera (Basilea).
Una classifica impietosa che la dice lunga sullo stato del nostro calcio.
Imbarazzante, come ebbe a dire Prandelli dopo l’amichevole con la Spagna. Imbarazzante per la cifra tecnica, per le condizioni strutturali di quasi tutti gli stadi, per l’imbecillità (eufemismo) della maggioranza dei tifosi.
Il gap con il calcio altrui è stato scavato anche dalle risorse economiche. L’avvento di oligarchi, petrolieri e sceicchi ha stravolto la geografia del calcio che conta, con buona pace del fair play che Platini invoca da tempo ma che non riesce a far rispettare. Nasser Al Khelaifi, lo sceicco catariota padrone del Psg, ha promesso un milione di euro a testa come incentivo per la conquista della Champions. Poiché la rosa della squadra parigina conta 25 elementi, sarebbero 25 milioni extra (quasi 50 miliardi di una volta) da elargire come premio a vincere.
E qui mi viene alla mente don Antonio Sibilia patron del grande Avellino che accompagnò alla porta il capitano biancoverde, Di Somma, che a nome dei compagni aveva chiesto udienza per discutere del premio in caso di promozione in A si meravigliò
Sibilia – e che giochiamo per perdere!”. Altri tempi, direte, certamente non peggiori di questi che stiamo vivendo.
Ed ora, prepariamoci a vedere le stelle. Promette scintille il derby Borussia, c’è suspense per Manchester-Bayern.
Ma la sfida che più affascina è quella tra il Psg di Ibra ed il Chelsea di Mourinho. Una volta, il fuoriclasse svedese dichiarò: “Per Mou sarei pronto ad uccidere!”. Poi, Ibra andò al Barca che diede Eto’o a Mou e l’Inter conquistò la coppa dalle grandi orecchie.
Il trofeo che manca ad Ibra. Ma ora c’è un premio a vincere che vale più di unamore antico. O no?









