di Franco Meda
Si chiamano cristoteche. Sono le discoteche con la benedizione del Vaticano. Le esperienze del God’s party di Portici e della “Casa della gioia” ai Camaldoli
Si balla mentre su un maxischermo, scorrono le parole del vangelo, e immagini che fanno riferimento al Dio dei cattolici e alla Madonna. Lo scopo è quello di attirare i ragazzi e proiettarli alla fede cattolica. …
Dopo la copertina dedicata a Papa Francesco sull’ultimo numero di DJ Mag Italia, mensile specializzato in clubbing e djing, sono riesplose le cristoteche, luoghi che si differenziano dalle discoteche solo perché su un maxischermo scorrono raffigurazioni in stile new age di Gesù e madonne tra cime innevate e perenni e prati fioriti. Per il resto c’è quasi tutto quel che ci si aspetta da da un locale per giovani: ragazzi e ragazze che si scatenano mentre saltano e ballano, luci stroboscopiche e raggi laser, effetti speciali e decibel a tutta forza.
I brani più gettonati appartengono al genere Christian trance, o Gospel remix. Anche il salmo 23, quello di Davide che inizia “Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposar”, è stato messo in versione techno e uno dei gruppi più in voga, i Ziggybeats che ne hanno fatto un clip di successo. Sicuramente nulla a che vedere con una nenia da chiesa.
Siamo al Vangelo 2.0, e se per diffondere il verbo ci si aiuta con la musica house, hip hop, techno, e gospel remixato che problema c’è? Il Vaticano da tempo si interrogava sul come sostituire o surrogare le canzoncine da oratorio ormai datate e poco attraenti, l’altro Papa, Benedetto XVI, si riproponeva di migliorare la qualità musicale ricorrendo però a qualcosa di più ricercato, come la musica gregoriana, o comunque restando sempre nei canoni della musica sacra e non pensava certamente alla disco. Ma si sa, con Papa Francesco tutto è più veloce, dinamico, moderno. La nuova tendenza arriva dal Brasile, Paese che ha la fede e la musica nel cuore, lo slogan è entrare “in contatto con i suoni di Dio”.
Profeta Dj è padre José Antonio Coelho da Silva della diocesi di Santo Amaro, conosciuto ai più sotto il nome di Dj Zeton creatore del genere musicale che ha preso il nome di Gospel Dance. (http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=6Fm1_oEdyWU )
Serate senza alcol, droghe e sigarette. “Molti pensano- ripete spesso Dj Zeton – che ballare sia solo un modo per arrivare a fare sesso, ma io credo che se i messaggi nei testi delle canzoni e l’ambiente fanno capire ai ragazzi che quello è solo un momento per divertirsi, ballare può diventare soltanto un modo per entrare in armonia col proprio corpo. Non bisogna per forza vedere sessualità ovunque”.
In Italia il fenomeno ha preso il nome di God’s party – divertimento allo stato puro “perché Dio fa festa per 1 solo peccatore convertito, più che per 99 giusti!” o “Rave for Christ”, i primi esperimenti si sono tenuti in Sicilia (Taranto e Marsala) Piemonte (l’impegno di Padre Baldo Alagna) e Campania. A Portici presso il Lido Arturo (http://www.youtube.com/watch?v=soN9YZ7nGe0#t=32 ) la scorsa estate è stato padre Miche Madonna a lanciare il connubio fra fede e musica. Madonna, (la forza evocativa del nome è evidente) è un prete molto attivo su queste iniziative, suo il Concerto per Cristo svoltosi il sei gennaio, ad esempio, alla Parrocchia Santa Maria di Montesanto in Pignasecca. Una cristoteca dovrebbe nascere al Parco Virgiliano, qualcosa del genere c’è già ai Camaldoli con la consolidata esperienza di “Casa della Gioia” .
Il punto, insomma, è sempre quello: attirare i giovani alla parola di Dio. E se lo si può fare con la musica dance, tanto di guadagnato. Ma non è certo una strada nuova come molti fanno intuire. Nel maggio del 1965 sulla rivista Rocca, quindicinale della Pro Civitate Christiana Assisi, il padre gesuita Pedro Arrupe scriveva: “Nei giovani c’è molto dinamismo e soprattutto molta sincerità. Ci appaiono talvolta ostili alla religione ma sono soltanto insofferenti dei formalismi e delle esteriorizzazioni della fede””. Questa considerazione comparirà l’anno successivo come slogan in copertina all’album discografico della messa beat, messa che traeva ispirazione dalle innovazioni impresse alla Chiesa cattolica dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Con la successiva Riforma liturgica, si è volle puntare ad ottenere un maggior coinvolgimento del popolo nelle celebrazioni liturgiche. Venne introdotto un nuovo rito della messa, con varie modifiche, compreso l’uso della lingua nazionale (generalmente invalso) accanto al latino e il sacerdote rivolto verso l’assemblea e non più verso l’altare.
Sempre verso la metà degli anni ’60, il maestro Marcello Giombini, autore di colonne sonore di western all’italiana, scrisse in collaborazione con il paroliere Giuseppe Scoponi, canzoni a sfondo religioso, con sonorità beat, volte soprattutto a fare presa sui giovani. Sempre in quei giorni il complesso “Gli Amici” pubblicava, su etichetta Edizioni Paoline, l’Ep (Extended play) “Chinati ai tuoi piedi”, “Osanna nell’alto dei cieli” e “Ave Maria no morro” (cantata anche da Zucchero ed Andrea Bocelli) Insieme composero la Messa dei Giovani, divenuta la “messa beat” per antonomasia. Consulente religioso e sostenitore dell’iniziativa fu il padre Gabriele Sinaldi, un domenicano vicino al mondo della cultura.
La Messa dei Giovani fu eseguita per la prima volta a Roma presso l’Aula Borrominiana dell’Oratorio di San Filippo Neri alla Vallicella (che ha sempre continuato con i concerti spirituali, giovedì prossimo si terrà “Gli sregolati moti dell’anima”) il 27 aprile del 1966, alla presenza di un foltissimo pubblico e della Rai e con 2000 persone all’esterno che non riuscirono ad entrare e fu necessario allestire degli altoparlanti per l’esterno.












