di Adolfo Mollichelli
O Roma o morte – scusatemi, m’è scappata – e insomma la squadra rivelazione don Rafael l’ha sistemata, seppur con qualche brivido di troppo.
Per dirla con Totti, gli azzurri hanno “purgato” di nuovo i giallorossi, vindici anche in campionato come in coppa. Da
qui alla fine sarà derby del sole in undici puntate, per la seconda
poltrona che vorrà dire ingresso in Champions dalla porta principale. Senza il fastidio e l’incognita dei preliminari.
Aurelio Primo (un nome da imperatore romano) ha salutato il gol di Callejon – che significa corridoio, strettoia, vicolo – alla napoletana, con una pernacchia appena accennata, trattenuta perché sempre in tribuna vip si era. E comunque non era certo il potente, prolungato pernacchio che il grande Eduardo nell’Oro di Napoli dedica al borioso duca Alfonso Maria di Sant’Agata dei Fornari. Breve precisazione sulla pernacchieide: la pernacchia è un suono quasi labile, mentre il pernacchio è il massimo dello sfregio perché coinvolge petto, mente e cuore.
Certamente, l’intenzione di Aurelio Primo è stata di dileggio irriverente verso i numerosi criticonzi che si esibiscono via etere. E quindi: pernacchio, breve. Lanciata la volata lunga con i giallorossi di (St)rootman (e faccio gli auguri di buona guarigione allo sfortunato capitano orange, dimenticando il suo volgare scaracchio), il Napoli si getta anima e corpo nell’avventura europea. La squadra che è uscita dalla Champions, dopo aver legnato vicecampioni d’Europa tedeschi, inglesi e francesi, ha l’obbligo di puntare alla conquista della Coppa numero due. Mi par di capire che Benitez punti alla finale di Torino, dopo aver raggiunto l’ultimo atto nell’italica coppa. Il tecnico spagnolo ha vinto l’ultima League col Chelsea (retrocesso dalla Champions) e in cuor suo aspira al bis ravvicinato.
Rafforzerebbe così l’immagine di tecnico di statura internazionale (alla guida del Liverpool fece letteralmente piangere il Milan di Sheva).
E allora, sotto con il Porto che è avversario difficile nonostante stia balbettando in campionato. La squadra portoghese ha tra le sue fila ottimi giocatori: da Varela a Fernando, da Quaresma (quello della trivela) a Martinez, a lungo inseguito da Aurelio Primo. Mi auguro che la notte porti consiglio a Benitez e che gli indichi quale debba essere la migliore formazione possibile. Perché andare in gol vorrebbe dire ipotecare il passaggio del turno, visto il rendimento esterno dei “dragoni”. A Porto (Oporto è nome inesatto perché comprensivo dell’articolo O e della parola Porto, Il Porto) con coraggio anche se sin prisa. E soprattutto: sin pausa.







