Giuseppe Merlino

Giuseppe Merlino

Ingegnere Chimico ha insegnato per 35 anni nelle scuole superiori. Ha un blog di successo (Progetto Scienza e Conoscenza)

Mercurio riscatta Caruso

4

Quello che non ha saputo dargli la sua città, gli ha dato l’International Astronomical Union. E’ la grande rivincita di Caruso dimenticato da Napoli. Una iniziativa che farà molto piacere ai tanti estimatori  del tenore dei tenori. Ad Enrico Caruso, su proposta dell’astrofisico italiano Mario D’Amore, che collabora con la Nasa  alla missione attualmente operante su Mercurio, è stato intitolato un grande e caratteristico cratere. A Napoli, la sua città natale, a Caruso è stata dedicata solo una piccola targa nella casa dove è nato a piazza Ottocalli. Caruso è stato il più grande tenore del mondo. Per lui centocinque teatri di tutto il mondo andarono in delirio, dalla fine dell’Ottocento fino agli anni Venti del Novecento, in delirio il Covent Garden di Londra, il Metropolitan di New York, l’Opéra di Parigi, in delirio i teatri di Pietroburgo, Buenos Aires, Vienna, Berlino, Montecarlo, Mosca, Baltimora, Boston, Filadelfia, Città del Messico, Rio de Janeiro, Toronto che, ad enumerarli tutti, non ci sarebbe più spazio per proseguire.

car4Come sovente accade è difficile essere profeti in patria. E Napoli ed il San Carlo sono sempre stati una spina, un problema. Caruso cominciò a cantare al Teatro Nuovo, al Mercadante, al Bellini, e a Caserta, Salerno, Trapani, Milano, Roma, Genova, Bologna, e quando arrivò la sera del debutto al San Carlo, il 30 dicembre del 1901, successe l’incredibile. Il Teatro napoletano bocciò clamorosamente Caruso.  Una bocciatura non priva di misteri. Il gossip racconta che a quel tempo a Napoli dominavano, più che altrove, le claque, gente agguerrita che decideva il trionfo o il fiasco di un’opera, di un cantante, di un’orchestra. Ce n’erano due che “dettavano legge” al San Carlo, la claque del principe di Castagneto e quella del cavaliere Alfredo Monaco. Poiché Caruso, o chi per lui, non andò a rendergli omaggio e a farseli amici, successe quel che successe. Al primo applauso per Caruso, le due claque si sovrapposero con fischi e zittii. Quella era proprio gente da non sottovalutare che aveva persino da ridire sul tenore di casa Fernando De Lucia, su Masini e Stagno, tenori alla moda, su Tamagno addirittura, e non perdonarono a Caruso il mancato abboccamento per una serata favorevole. Quando ci fu la contestazione dopo che ebbe cantato “Quanto è bella, quanto è cara”, Caruso diventò nervoso e non fu più lui.  E dopo quella tormetata sera a casa sua, nella sua città, fra la sua gente Caruso fece a se stesso una solenne promessa, giurò che non avrebbe più cantato a Napoli. Promessa rigorosamente mantenuta, e andò incontro ai suoi strepitosi successi negli Stati Uniti e nell’America del sud. E divenne una leggenda.

cr511

Caruso e la moglie Dorothy Benjamin Park

 

CondividiShare on Facebook0Tweet about this on TwitterPin on Pinterest0Share on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri post dello stesso Autore