di Mino Cucciniello
Una, dieci, cento Piazza Plebiscito. Metamorfosi di una piazza che è il cuore di Napoli. Superficialità, improvvisazione, precarietà…
Padre Damiano La Rosa, parroco della Real Basilica Pontificia di San Francesco di Paola, in collaborazione con la Delegazione Campana dell’Ordine Costantiniano, per dare inizio ai riti della settimana santa che si apre con la Domenica delle Palme, ha organizzato una solenne processione con partenza da palazzo reale ed arrivo nella dirimpettaia chiesa, dopo aver benedetto e distribuito i rami di ulivo nel cortile d’onore della reggia.
Alle 12 precise, mentre le campane suonavano a distesa dal cupolone della chiesa, l’imponente corteo è uscito dal portone centrale di Palazzo Reale, con in testa il parroco, che si è fatto portatore della Croce, seguito da tutta la famiglia sacerdotale della Chiesa di San Francesco di Paola, dai Cavalieri dell’Ordine Costantiniano, tra i quali Raimondo Zampaglione e Carlo Guardascione, tutti con il classico mantello azzurro e da decine di fedeli al seguito. La processione ha attraversato lentamente, sotto lo sguardo di tanti turisti, l’ampia e bella piazza per poi passare al centro delle due statue equestri di Carlo III e Ferdinando I e giungere alla Basilica, che nel frattempo si è riempita di fedeli.
Il suggestivo corteo, che domenica scorsa si è svolto nel luogo maggiormente conosciuto di Napoli, certamente non è stato il primo, perché nel corso della sua centenaria storia, la piazza è stata più volte palcoscenico di tante altre sfilate sia di genere ecclesiastico che reale. Fu proprio per le nozze del duca Amedeo d’Aosta con Anna d’Orleans avvenute il cinque novembre 1927 che per far si che il corteo reale non subisse deviazioni di sorte, fu deciso di togliere la fontana monumentale di Federico Travaglini messa al centro della piazza nel 1885 per festeggiare l’inaugurazione del nuovo acquedotto del Serino. La fontana venne smontata e conservata negli scantinati di Palazzo Reale.
Quando nel 1985 in occasione dei primi cento anni del Serino, si decise di rimontare la fontana, chi si recò nei depositi della reggia non trovò più nemmeno una pietra della vecchia vasca ed allora si decise di costruirne una nuova della stessa forma e grandezza della precedente, però la copia aveva un brutto muretto che fungeva da balaustra tutto intorno alla vasca di nessun pregio artistico.
Erano ancora gli anni che Piazza Plebiscito era un parcheggio per auto a ciel aperto e come le solite cose di Napoli la nuova fontana divenne subito un ricettacolo di lattine vuote, di buste e di ogni altra cosa che si potesse gettare via. Insomma era diventata una pattumiera, tanto che nel 1986, in occasione della prima visita ufficiale alla nostra città di Francesco Cossiga, che era diventato Presidente della Repubblica, dovendo percorrere la piazza per essere ricevuto dal Prefetto nel palazzo del Governo, la fontana venne rimossa in gran fretta per ridare decoro al luogo. L’immagine di cartolina patinata che fu vista dall’allora Presidente Cossiga, durò poco, perché una volta ripartito il Capo dello Stato, fu riaperto il parcheggio che per l’evento era stato sospeso e la piazza riprese la sua usuale caratteristica.
Solo nel 1989, quando il 22 settembre, Vittoria Ottolenghi organizzò un grande spettacolo in diretta su Rai uno con nomi prestigiosi del teatro della musica e del balletto, la piazza fu nuovamente negata alle auto. Ma questa volta il divieto si estese anche quando terminarono le riprese Rai, infatti le auto potettero parcheggiare unicamente nell’emiciclo innanzi al colonnato, lasciando tutto il resto libero. Nel frattempo in piazza del Plebiscito, guardando la basilica, sul lato destro erano iniziati i lavori di scavo per la nascente stazione dell’allora Ltr, oggi metropolitana, che sarebbe dovuta essere pronta per i mondiali di calcio di Italia novanta. Lo scavo, alquanto profondo, fu sfruttato anche per lo spettacolo della Ottolenghi, che nelle visceri della piazza, fece danzare Paco Decina in una coreografia futuristica.
Il cantiere della Ltr restò aperto anche quando nel novembre 1990 Papa Wojtyla venne a Napoli e la domenica mattina celebrò la Santa Messa, nella piazza gremita di fedeli, sull’altare costruito sul palco sistemato innanzi a Palazzo Reale. In quella memorabile occasione fu il Santo Padre, che percorse la piazza con la sua papamobile, per recarsi nella Basilica per indossare la casula di color verde, che viene conservata in una bacheca a vista nella cappella di destra della chiesa, come ricordo della visita del Papa.
Nel giugno del 1994 in occasione del G 7, che si sarebbe svolto ai primi di luglio, l’allora prefetto Umberto Improta, fece ripavimentare tutta la grande piazza, compreso il dismesso cantiere della Ltr, poiché questa volta a sfilare nella piazza sarebbero stati i capi di stato più potenti al mondo per recarsi a Palazzo Reale sede del vertice mondiale. Ovviamente per motivi di sicurezza, in quei giorni del G 7, la piazza venne chiusa sia ai pedoni che alle auto. Questa decisione di non far transitare i veicoli piacque molto alla giunta di Antonio Bassolino, sindaco di Napoli, che per dare un segnale di innovazione al suo operato decise di vietarla per sempre alle auto.
Nei primi anni di questa amministrazione comunale la piazza fu utilizzata soprattutto nel periodo natalizio per esporre delle grandi opere d’arte moderna. La chiusura del Plebiscito spaccò la città in due parti congestionandola ulteriormente. Secondo il mio modesto parere la piazza, certamente doveva essere liberata dal parcheggio delle auto, mentre poteva restare transitabile il tratto innanzi Palazzo Reale in modo tale via Santa Lucia non sarebbe stata isolata con conseguente chiusura di tanti negozi per mancanza di clientela. Ma questa è ormai storia vecchia di ieri, che tra un paio di mesi festeggerà i venti anni di chiusura della piazza, che come tutte le altre grandi agorà delle città di tutto il mondo di tanto in tanto venne sfruttata in occasione delle feste di capo d’anno o in altre sporadiche occasioni per ospitare concerti di grandi cantanti nazionali ed internazionali.
Invece oggi si discute sull’utilizzo o non della piazza quasi come fosse diventata un teatro all’aperto, quasi reclamando la mancanza di un cartellone artistico, dimenticando che a Napoli per tali spettacoli c’è l’Arena Flegrea, lo stadio San Paolo, il Collana ed altri spazi tutti inutilizzati.
Intanto la piazza continua ad essere abbandonata a se stessa, vivendo così, un quotidiano degrado che avviene sotto gli occhi di tutte le autorità. Ora si spera che quando saranno ultimati i lavori di restauro del colonnato, venga messa una vigilanza per evitare che nuovamente i portici diventino nuovamente regno dei barboni, di improbabili giocatori di calcio e di coppiette in cerca di intimità.















che modo divertente e leggero di sapere tante notizie sulla città!!
fate girare al comune (uffici del comune)questi articoli così che imparino qualcosa su Napoli e si rendano conto di quanto stanno sperperando per ignoranza e incuria.