di Carlo Paolo Visconti
Pompei da un crollo all’altro, da un ministro all’altro. Fiumi di parole e di dissesti. Finalmente si parla di interventi privati…
Ad Ostia scoprono un’altra Ostia antica, con un colpo di bacchetta magica, voilà i tombaroli cominciano ad avere nuovi adepti, solo che li chiamano ricercatori. Il Colosseo continua ad essere tirato da una parte e dell’altra, una storia infinita di carte e autorizzazioni, permessi e dispetti, dove i Della Valle si riscoprono nuovi gladiatori, come e peggio della battaglia per la scalata al glorioso Corsera, sempre più un ricordo. C’è un’Italia sotto l’Italia, e vale un tesoro. Ma tutto sembra essere governato dall’improvvisazione, manca un quadro d’assieme, si procede a tentoni. Anche agli Indiana Jones dei giorni nostri le cose non vanno certo bene, solo di qualche giorno la lettera-denuncia di dodici membri dell’Accademia dei Lincei “Anche i concorsi sono i fasulli…”
A Pompei, dopo la Merkel (nell’occhio del ciclone della stampa tedesca per pensare più alle Terme di Ischia che al disastro dell’Ucraina) è arrivato Franceschini, il neo ministro della cultura, travolto da un insolito buonsenso. Il Franceschini capogruppo del Pd che quattro anni fa chiedeva spudoratamente le dimissioni dell’allora ministro della cultura Sandro Bondi per uno dei tanti sbriciolamenti di Pompei e perché “piove e tutto crolla, governo ladro …”, oggi vede le cose in modo diametralmente diverso. “Dobbiamo essere tutti uniti, abbiamo i riflettori del mondo puntati addosso. Non possiamo e non dobbiamo sbagliare. Quando dico tutti intendo anche i giornalisti ed i sindacati, ci vuole impegno e collaborazione totale per salvare e rilanciare Pompei …”
Brucia Pompei ancora una volta. La situazione è drammatica, l’immobilismo è la regola numero uno. Eppure tutti lo sanno che bisogna al più presto fare qualcosa. La ricetta di Franceschini, in piena sintonia col sistema Renzi, è votata al movimentismo. “Bisogna subito fare qualcosa, senza perdere tempo. È evidente che il contributo dei privati non si sostituisce al pubblico, che è determinante, ma può essere di grande aiuto e vorrei si superassero assurdi dibattiti ideologici. Il Paese ha un grande patrimonio storico e culturale e attraversa una crisi finanziaria e siamo a vigilia di una manovra di spending review. Io auspico che si costruiscano le condizioni per l’intervento di privati, anzitutto con una convenzione tipo che tolga tutte le discussioni.”
Gli uffici del Ministero pare stiano lavorando prendendo spunto da quanto è accaduto in questi anni a Ercolano, soprattutto attraverso incentivi fiscali più importanti per i privati che fanno un atto di liberalità per aiutare il recupero del patrimonio del paese. Meglio tardi che mai.
Noi de “il napoletano” abbiamo riportato in un altro articolo su Pompei la tesi di Edward Luttwak, economista e saggista americano tra i più famosi, uno che conosce bene l’Italia. Ed è uno anche che non ha peli sulla lingua. “L’Italia deve fare delle cose semplicissime anche se possono apparire dolorose. Deve disfarsi dei gioielli di famiglia e ripartire da capo. Vendere, ad esempio, Pompei a Disneyland e finalmente incominciare a incassare e trasformare una passività in un tesoro.”
La strada è questa. Inutile storcere la bocca. Del resto basta fare poco meno di venti chilometri e vedere che cosa è successo ad Ercolano, sempre Campania, sempre Italia del Sud. In meno quindici anni dalla notte al giorno.
Era il 2001 quando David W. Packard, proprietario del colosso informatico HP, decide d’interessarsi a Ercolano attraverso la sua fondazione e sfruttando l’autonomia della Soprintendenza di Napoli, decisa nel 1997, partì la partnership tra pubblico e privato. In dodici anni la fondazione senza scopo di lucro Packard humanities institute ha investito oltre 20 milioni di euro nell’area archeologica campana in un progetto a lungo termine, che portasse i maggiori benefici nel giro di decenni.
L’architetto gallese Jane Thompson, project manager dell’Herculaneum Conservation Project, partnership tra pubblico e privato ha portato, così, il sito archeologico di Ercolano a essere uno dei più apprezzati internazionalmente, con riconoscimenti ufficiali da parte dell’Unesco. Oggi oltre il 65 per cento dell’area è visitabile, sono stati sostituiti o riparati buona parte dei tetti degli edifici e il sito ospita un percorso multisensoriale aperto anche ai disabili. E si sta cercando di integrare la città vecchia con quella nuova, coinvolgendo la comunità locale. Replichiamo per Pompei e facciamo presto.












