di Luisella Pescatori
Sulla home page del sito: www.maofusina.com trovate questa citazione “Alcuni cercano un mondo migliore altri lo creano” e immediatamente vi rendete conto che state entrando in una dimensione magicamente reale, dove la fantasia si libera, prende forma e si trasforma in materia di gioco.
Mao Fusina, di Galbiate, in provincia di Lecco è laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ed è il massimo esperto in Italia sul tema del riciclo e del riuso creativo. Si occupa da anni di sistemi educativi, ideando progettando e proponendo percorsi ludici attraverso l’uso e la re-interpretazione di materiali non convenzionali. Una manipolazione creativa di principi didattici.
Si avvicina un po’ per gioco all’ambito formativo, nei primi anni 90 e da allora non ha mai smesso seriamente di giocare. Ha partecipato alla realizzazione del MuBa il Museo del Bambino, ha collaborato con la Triennale di Milano, ed il suo progetto per il futuro è il Museo delle Nuvole ed io, che delle nuvole amo l’allentarsi delle forme in divenire, non ho resistito al richiamo della fantasia, della creatività e dell’immaginazione.
Su quale principio educativo si basano i suoi percorsi formativi? La mia didattica pone al centro del lavoro l’idea di scoperta e di esplorazione perché ogni persona, bambino o adulto che sia, è un esploratore del mondo in cerca di qualche cosa. Io posso accompagnarlo e avvicinarmi a lui per fare insieme un percorso di ricerca senza sapere aprioristicamente dove ci condurrà. Non ho una teoria di riferimento ma uso quella del coinvolgimento emotivo attraverso un percorso non pensato totalmente, che offra un itinerario aperto e possibilista.
Sul suo sito, una immaginifica rete di stazioni metropolitane indica le tappe del suo lavoro. Dove porta il suo continuo viaggio nella ricerca? Mi porta in luoghi inaspettati nel senso che credo di andare in una direzione e non è detto che arrivi lì, perché nell’esperienza del mio lavoro non c’è niente di prefigurato ed è tutto in divenire. Il rapporto con le persone con cui lavoro è un percorso aperto. Le tappe fisse del mio lavoro sono la partecipazione, le emozioni, la manipolazione, l’uso delle mani ed anche il lavoro tra differenti generazioni. L’obiettivo è avere un luogo o più luoghi dove queste esperienze avvengano normalmente e non solo in modo estemporaneo. Io lavoro tanto con le scuole e con alcuni comuni che però chiedono il mio impegno per percorsi educativi circoscritti nel tempo.
Cos’è esattamente il museo dei bambini? “Il piccolo museo dei bambini” http://bit.ly/1j4fhHg a Borgo San Lorenzo in Toscana, è un luogo permanente dove le idee rimangono e dove l’opportunità di fare esperienza didattica è a portata di tutti, è uno spazio progettato per essere abitato, uno spazio in divenire, in cui accadono delle cose solo se qualcuno le fa accadere, un posto in cui chiunque è protagonista, ricercatore, donatore di conoscenze e di saperi.
Quanta poesia c’è nel suo lavoro? C’è tantissima poesia che proviene dalla materia, io lavoro tanto con i materiali di scarto industriali e con i materiali informali che non hanno una funzione determinata o prestabilita e certe volte non si capisce neanche perché siano stati creati con quel tipo di forma. Il “tutto possibile” si snoda, grazie allo studio esplorativo della materia che diventa il pretesto per sondare percorsi, mai standardizzati, e per sollecitare la ricerca interiore che svela nuove cose di sé. Indipendentemente dal tipo di cultura o dall’età di riferimento è qualcosa che ci affascina perché attraverso colori, forme, materiali e oggetti inusuali, attraversiamo noi stessi.
“La città infinita” è uno dei suoi percorsi didattici ma è anche la città ideale che tutti vorremmo. Ce la racconta? È una performance partecipata, sia per bambini dai 4 anni in su che per adulti. Io metto a disposizione dai 600 ai 1000 kg di materiale di legno, di scarto nobile, e dai 60 ai 120 mq di moquette per iniziare l’esperienza. L’unica regola è che ognuno, per realizzare la propria costruzione individuale, può utilizzare al massimo sette pezzi. Il materiale poi è a disposizione di tutti per costruire qualsiasi cosa ma nel rispetto massimo delle altrui costruzioni. È una cosa straordinaria perché “la città infinita” vive con un sottofondo musicale e con proiezioni di movimenti e si lavora nella penombra perché la luce viene solo dal basso, grazie a 40 metri di serpentoni a led, posati a terra, che fanno luce in modo inusuale.
Cosa pensano i bambini della città infinita? “Qui sembra di entrare dentro un Natale” è la citazione di una bambina partecipante che spiega con molta semplicità il tipo di esperienza. È stata fatta una sperimentazione, con l’ordine degli architetti, e dopo mezz’ora di gioco, i professionisti si sono bloccati tutti perché hanno dovuto destrutturare alcune loro convinzioni, provenienti dalle accademie, che condizionandoli impedivano loro di misurarsi in un gioco molto più semplice e libero. Durante queste esperienze di gruppo, nascono molte dinamiche interessanti, quelle del rispetto delle altre persone, della presentazione partecipata, degli accorpamenti di gruppi completamente eterogenei che si mettono a lavorare in modo libero e senza necessariamente l’ausilio della parola. Diventa quindi importante la gestualità, l’interazione, l’accorgersi dell’altro e la scelta del materiale.
Perché solo sette pezzi? Il fatto che siano solo sette i pezzi utilizzabili per la propria realizzazione fa sì che il 99,9 per cento dei partecipanti non lavori su un’ipotesi di cinta, per la quale almeno se ne dovrebbero utilizzare tre (ipotizzando un recinto di forma triangolare) troppi su sette, e quindi tutto quello che viene costruito ha valenza sociale e comunitaria. Si costruiscono quindi parchi, scuole, biblioteche, uffici e le persone interagiscono per seminare creatività a favore della collettività.
Cos’è più forte, l’anima o la materia? Non sono disgiunte le due cose. La materia ha dentro una serie infinita di anime nascoste. Noi adulti abbiamo sempre un approccio razionale ma una delle cose che fanno i bambini è quella di andare completamente allo sbaraglio trovando nuove verità. Non sono verità solo quelle razionali o quelle che quelle che sono dimostrate. Sono verità anche quelle ipotizzate o sognate.
Che cosa le hanno insegnato i bambini? I bambini hanno molto da insegnarci. Una bambina di 4 anni ha chiesto alla sua insegnante “Quanti cavalli ha una zampa?” e forse perché lei è piccola, forse perché lei è bassa, è partita dalla zampa per cercare di capire quanti cavalli c’erano sopra. La risposta è 1 ovviamente, però qualunque adulto si trova spiazzato davanti ad una domanda di questo tipo, perché non abituato a ragionare in modo “irrazionale”, pur essendo razionale ciò che gli viene chiesto.
Sul suo sito c’è la raccolta delle buone notizie, dove le trova e qual è la buona notizia di oggi? Sono informazioni pubblicate su Fb, postate da persone che conosco, io le inserisco nei preferiti e poi ogni settimana scelgo l’ordine con cui pubblicarle. Per me Fb, che per molti è maledetto, è un luogo interessantissimo di scambi interculturali e umani dove incontro persone con cui interagire. Quindi proprio attraverso questo potente mezzo di comunicazione “rubo” le buone notizie. La notizia bella di oggi non l’ho ancora scelta, però te ne posso dare una non buona: oggi non c’era nemmeno una nuvola in cielo ma come sai non è un problema perché ne abbiamo tante nel nostro archivio su FB.
Come e dove sarà il Museo delle Nuvole? Il progetto è stato presentato sia alla Regione Toscana che alla Regione Lombardia. Sembrava che nel 2014 si potesse già svelarne la sede ma dobbiamo aspettare il 2015. Nel frattempo si sta organizzando una mostra con i dati raccolti. Il luogo in sé, non è poi così importante, perché ogni luogo è buono per accogliere un museo, io me lo sono sempre immaginato all’interno di container finestrati, con un’architettura derivante da scarti o da materiali che non si usano più, e reinseriti in un contesto ambientale completamente inedito. Per il momento su Fb c’è il gruppo “Il museo delle nuvole”, alla pagina http://on.fb.me/Tlz0vC, che è il luogo in cui tutti possono lasciare traccia dei propri “avvistamenti”.
Una sorta di museo virtuale… Esattamente. Il museo virtuale raccoglie immagini, poesie, musiche che hanno come tema le nuvole. Per le fotografie si chiede di mettere in risalto la poeticità e la meraviglia che le maestose masse d’acqua volanti sanno offrire, senza contaminarne l’inquadratura con oggetti di natura terrena. Tutto il percorso già fatto con i materiali, che sono forme informi e plasmabili dal punto di vista creativo e intellettivo, ed è lo stesso lavoro ispirato dalle nuvole, attraverso le quali ognuno può rielaborare immagini diverse, secondo il proprio sentire.
Altri progetti o sogni futuri? Mi piacerebbe creare una rete di piccoli musei dei bambini in Italia, partendo proprio dall’Italia per esaltare il ruolo dell’infanzia nella nostra società. Voglio creare una rete di luoghi permanenti dove si vivano esplorazioni, dove si realizzino i pensieri ed i progetti dei bambini, sia quelli estremamente semplici, che le utopie e le idee contro ogni legge fisica superabile solamente con la fantasia e l’immaginazione. Nei prossimi mesi sarò spesso a Borgo San Lorenzo, per presentare a gruppi e delegazioni i principi ispiratori e le scelte pedagogiche che hanno mosso il gruppo di progettazione e di allestimento del piccolo museo dei bambini, sottolineando la completata sostenibilità economica dell’operazione culturale. Ecco ciò che mi piace pensare, che in ogni città vi sia uno spazio di libertà e di esplorazione, un posto dove tornare, un posto per comprendere, conoscere e farlo anche insieme ad altri, dove gli adulti non diano risposte alle domande dei bambini ma li accompagnino nelle scoperte. Chiunque abbia mezza idea di realizzare progetti assolutamente sostenibili, stabili, e abbia interessi per la didattica e chi crede in questo tipo di progetto ludico educativo, mi contatti alla mail maofusina@gmail.com perché mi fa piacere condividere la mia continua voglia di ricerca.















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