di Giuseppe Crimaldi
Sei puttane, tre ebonisti, diciannove coltivatori di piantagioni di canna da zucchero e di cocco, otto indios autoctoni, una nutrice e diciannove schiavi. Bello e onorevole l’albero genealogico di Neymar.
Avviso ai naviganti. A tutti coloro che giocano, scommettono e sognano con la bolletta in mano. Estote parati: o vi giocate Neymar, e vincete, o perderete. Note scritte da un dichiarato incompetente di calcio, un semplice osservatore. E tuttavia fidatevi dell’istinto del cronista: mai come in questo Mondiale assisterete – assisteremo tutti – al film dal finale già scritto, lo stesso che incoronerà un ragazzino dai lineamenti che teatralmente quanto clamorosamente tradiscono una splendida quanto nascosta origine nazionalpopolare carioca: lui, il bimbo salvato dall’atroce destino riservato a chi ha la sventura di nascere in una favela; lui, l’adolescente immune dalle vergogne della fame; lo stesso al quale i genitori consegnarono al destino di Eupalla; il ninho baciato dalla fortuna, il paradigma del successo nato sotto le pagliarelle.
Uno su mille ce la fa: ma la proporzione è tarata sui canoni inversi del Vecchio Continente; per il Sudamerica se ce la fa uno su un milione è anche una previsione ottimista…
E in questo mediocre Mondiale che ci incolla al televisore, ai siti, noi incoroneremo il Profeta. Anzi: lo incoroniamo già. Non gol ma opere di bene. Negli anni 70 il grande Brasile giocava e divertiva. Nelle finali alle quali partecipò negli anni 80 e 90 incantava, arrivava anche in finale ma non (con)vinceva. Eppure c’è una parola che deve zittire tutti, a cominciare da chi scrive.
Pentacampeon: parola che possono pronunciare solo gli dèi di Eupalla: gli dèi, non i profeti. Ma va bene così. E siccome solo le lumache e gli invertebrati dell’Arca di Noè non hanno ancora accettato l’idea che quelle cinque stelle tra meno di un mese diventeranno sei astri brillanti sulla maglia verdeoro, allora puntate tutto sul rosso. O sul nero.
Purché sia la giocata su questo ragazzo dalla mutanda smollata e fortunatissima griffata “Ordem e Progreso”. Puntate su Neymar e sul Brasile dei contrasti, dei figli, dei figli dei figli, dei nipoti e pronipoti dei nativi di questo immenso, grande, straordinario, incompetente, inconcludente e irriverente continente.











La fame fa uscire non soltanto i lupi da i boschi ma anche qualche Re della giungla, un leone.