Ottorino Gurgo

Ottorino Gurgo

Ottorino Gurgo, scrittore e giornalista italiano. E’ stato per molti anni notista politico de Il Giornale al fianco di Indro Montanelli. Poi capo della redazione romana de il Mattino, direttore del Roma, editorialista del Giorno e dell’Informazione. E’ stato conduttore della rubrica politica “Il Punto” per il Gr2. Autore di numerosi saggi tra i quali "Vietnam controrapporto", "Perché i Kennedy muoiono", "Sciascia" e "L’illuminista cristiano".

Se la crisi “dei” partiti
diventa crisi “nei” partiti

di Ottorino Gurgo

Quel che sta accadendo in Parlamento dove, a causa dei cosiddetti “franchi tiratori”, insensibili all’accorato appello del capo dello Stato, deputati e senatori non riescono ad eleggere due giudici della Corte costituzionale, è la prova provata della situazione di crisi in cui versa la politica italiana.

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O, meglio, dello stato di crisi in cui versano i partiti ai quali, almeno secondo quel che prevede la carta costituzionale, spetta, appunto, il compito di determinare la politica.

E’, quello in corso, a prescindere da una serie di episodi per così dire minori, il secondo clamoroso episodio di “dissidenza parlamentare” che si verifica nel corso di questa legislatura: fa il paio con quello che si verificò quando si dovette eleggere il successore di Giorgio Napolitano. In quell’occasione come in questa, infatti, deputati e senatori disattesero pervicacemente le direttive dei rispettivi partiti.

Intendiamoci: che i partiti siano profondamente in crisi non è una novità. Lo sono da quando il ciclone di Tangentopoli, associato a quella che i politologi definiscono “la morte delle ideologie”, travolse, con la Prima Repubblica i partiti che, nel bene e nel male, ne erano stati la struttura portante.

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Ora pensare ad una “politica senza partiti”, come teorizzato da alcuni, ci sembra mera utopia, a meno che non si voglia rinunciare al modello democratico. E poiché la crisi che aveva portato a Tangentopoli era stata determinata non solo da un gruppo di imbroglioni, ma dal fatto che i partiti si erano progressivamente trasformati da strumenti in fini, quel che si sarebbe dovuto fare era ricondurli alla loro funzione originaria.

In altre parole, tornare a farne lo strumento attraverso il quale ai cittadini fosse consentito di partecipare alla vita nazionale e non il mostro onnivoro che condizionava tutto e tutti al punto che, anche per ottenere un posto di usciere ministeriale, bisognava passare attraverso le “forche caudine” di questo o quel partito, secondo i canoni di una lottizzazione selvaggia e prevaricatrice.

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Berlusconi e Fitto, le due anime di Forza Italia

Purtroppo, questo non è avvenuto. La Seconda Repubblica, che avrebbe dovuto sanare tutti i guasti provocati dalla Prima, si aprì con la clamorosa vittoria del partito personale di Silvio Berlusconi che divorò in un sol boccone la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto.

Il problema di ricondurre i partiti al loro ruolo istituzionale dal quale avevano deviato, Berlusconi non se lo pose neppure. Quello ch’egli lanciò era un partito ad personam (come molte delle leggi che il suo governo varò), basato sulla figura del leader, sul suo carisma, sulla delega in bianco che chiedeva ai militanti e che costoro ben volentieri gli concedevano.

Il “modello Berlusconi” ha fatto scuola: si può dire che non vi sia forza politica che non vi si sia adeguata. Ed è proprio in virtù di questa trasformazione, per la quale il rapporto di fiducia non è più con un’idea, ma con una leadership, che alla crisi “dei” partiti si è aggiunta una crisi “nei” partiti.

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Renzi e Bersani, le due anime del Pd

Ciò spiega perché il fenomeno dei “franchi tiratori”, pur non nuovo negli usi e costumi della nostra politica, stia sempre più dilagando e le loro “imboscate” vengano praticate con tanta tenacia.

E’ una situazione destinata a provocare danni e confusione e ad avere, specialmente in un paese come il nostro, impegnato ad attuare riforme indispensabili, effetti paralizzanti.

Come uscirne ? La risposta a questo interrogativo non sta nel tornare indietro, agli schemi della Prima Repubblica. Sta piuttosto – il che è cosa diversa – nel tornare alle origini, allo spirito con il quale operarono i costituenti restituendo ai cittadini i diritti perduti con misure volte a garantire la trasparenza economica dei partiti, con l’adozione di un preciso codice etico, con una legge elettorale che consenta agli elettori di scegliere i propri rappresentanti sottraendo questa scelta alle imposizioni degli apparati e dei vari “cerchi magici” che circondano i leader.

 

 

 

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