Napule è mille culure, Napule è mille paure. Napoli è mille dulure. Pino Daniele non c’è più. Il cuore ferito a morte, non ha più retto. Proprio come accadde per Massimo Troisi. Continua a battere forte per Pino il cuore di Napoli. E non solo. E proprio per questo per ricordare Daniele ci siamo voluti affidare a due non napoletani: Franz Krauspenhaar e Luisella Pescatori.
L’amore esagerato per la propria carne
di Franz Krauspenhaar
Pino Daniele aveva la faccia appesa e il fisico dell’omone del quartiere Stella. Ci lascia un patrimonio. In America i grandi non lo discutono nemmeno per scherzo. Negli anni Ottanta qui al nord qualcuno non gradiva, il mondo d’altronde non è bello perché è vario. Con Pino se ne va la nostra giovinezza musicale più struggente. Quanno chiove è il disegno di un momento semplice e al contempo magico e irripetibile.
Lo scoprii tanti anni fa sulla vecchia rivista musicale Ciao 2001, si parlava del suo primo album, Terra mia. Non mi sembrò interessante per quel giovane rockettaro un po’ integralista che ero. Certo la musica più che letta va ascoltata. Andò meglio anni dopo, con Nero a metà, la rivelazione e il vero successo, e nel frattempo l’allargamento avvenuto dei miei orizzonti. Quella musica dall’andamento sinuoso e insinuante, il napoletano che diventava definitivamente lingua della musica mondiale, quelle commistioni stilistiche al contempo brucianti e morbidissime. A Pino riusciva tutto con una disinvoltura che era infine prodigio, tra euforia e romanticismo sempre “secco”, mai strappacuore.
Non era un mago degli assoli ma ha suonato con i grandi del suo strumento, come “Slowhand”. E con mille altri musicisti, italiani, americani, latini; maestri del jazz come Chick Corea o Pat Metheny, per citarne solo un paio. Il blues nella sua musica incontrava spesso il bossa nova, il rock, la canzone napoletana della grande tradizione. Era la fusion di casa nostra – targata Napoli- che in America si esplicava spesso in vituosismi elettrici e metallici fini a se stessi. Pino amava invece la forma canzone, la musica sposata con le parole, in napoletano e in italiano, non di rado con qualche inserto in inglese. Fusion anche nei testi.

La sua voce era unica, un falsetto che riprendeva il suo timbro di voce che si aggirava nel roco di riferimento. La voce di un ragazzo nato in un basso che aveva cominciato a fumare presto. Napoli e il Napoli Calcio, della città che amava ma che non viveva più da tempo. L’amore esagerato per la propria carne e il proprio sangue che fa scappare altrove.
Tanti anni a lottare contro la debolezza del suo cuore, che stanotte, alla fine, gli ha sbarrato il futuro.
Giovane e non giovanissimo, negli ultimi vent’anni era diventato spesso troppo “commerciale”, per mantenere un successo che il mercato poteva non riconoscergli più. Nonostante tutto, la zampata dello scugnizzo in ogni disco la trovavi, si capiva che il mestiere comunque non copriva del tutto l’ispirazione. Ci ha fatto commuovere.
Così cantava, per me
di Luisella Pescatori
Ma basta ‘na jurnata ‘e sole/ e quaccheduno ca te vene a piglia’/ ma basta ‘na jurnata e sole/ pe’ pote’ canta’…/ e come fai a non svegliarti in pace col mondo?
La sveglia mattutina è una questione delicata. È quella musica che spezza il sonno e all’improvviso accende la giornata. Capita quindi di potersela scegliere tra i mille brani presenti sul cellulare. Capita poi che uno scelga da anni la dolcezza delle tue note, e le parole di una delle tue tante Poesie. Ma oggi tu sei andato a sorridere di nuovo col tuo amico, Massimo Troisi.
Caro Pino, io scatenatissima fan ai tuoi concerti, io sono innamorata delle tue canzoni, da quando ho avuto abbastanza orecchio per capire che tu eri la differenza nella musica italiana, per la tua poesia integrata ad una ricerca musicale che mai ha tradito o disilluso le attese dei tuoi fans. Non voglio nemmeno lontanamente far credere di essere una che se ne intende di musica o di quel tuo soul che penetra sotto pelle, non so nemmeno molto della tua vita privata e non ho un calendario per scandire le tappe della tua vita, così come tu non seguivi le classifiche, io non seguo le riviste patinate.
Ma la mia anima ti ringrazia per la tua voce che ha riempito vuoti, e si è amalgamata alle bolle d’ossigeno, a volte amare, addolcendole. Ho un cassetto pieno di Cd dove puoi trovare di tutto e di più da Johnny Cash agli Spandau Ballet. Ma i tuoi, tutti i tuoi Cd sono fuori in bella vista come fossero complementi d’arredo. Un pezzo della mia vita. Se dovessi immaginare dove si è posata tutta la tua musica negli anni beh ti posso dire che è divenuta la pellicola avvolgente e protettiva della mia anima. Quando sono triste, ascolto le tue canzoni, quando sono felice pure, quando ho bisogno di musica anche e quando ho bisogno di Poesia, ci sei, anche tu.
E la tua “Putesse essere allero” la suoneria del mio cellulare per avere un pretesto in più per ascoltarti e alleggerire i toni delle chiamate entranti, le più pesanti e profondere allegria su quelle più serene. Sei e resti il numero uno del mio cuore musicale. Sei e resti il numero uno. Bellissimo il tuo recente duetto televisivo con Ranieri, la tua educata e composta, come si conviene ai grandi, ultima apparizione televisiva a capodanno. Un composto saluto a chi come me ti ama e sempre ti amerà.













